GIÙ AL NORDIO

Stefano Zurlo per 'il Giornale' Da www.ilfattoquotidiano.it dagospia.com

GIÙ AL NORDIO -


È UNA NEMESI DEL TROJAN!: "È BENE CHE I MAGISTRATI ASSAGGINO SULLA LORO PELLE QUESTE TECNICHE INVESTIGATIVE MOLTO, MOLTO INVASIVE, UTILIZZATE IN TUTTI QUESTI ANNI CON UNA CERTA DISINVOLTURA'' - L'EX PM SUL CASO PALAMARA. ''CERTO CHE LE NOMINE SONO PILOTATE. SE NON HAI LA SPONSORIZZAZIONE DI QUESTA O QUELLA CORRENTE NON PUOI ASPIRARE A GUIDARE UFFICI IMPORTANTI'' - ALTRO CHE DIMISSIONI: MAGISTRATURA INDIPENDENTE CHIEDE ALL'UNANIMITÀ DI RITIRARE L'AUTOSOPENSIONE AI MEMBRI DEL CSM COINVOLTI


1. «I GIUDICI PROVANO SULLA LORO PELLE PROCESSI MEDIATICI E INTERCETTAZIONI»

Stefano Zurlo per “il Giornale


È a un dibattito a Pordenone, ma Carlo Nordio non si sottrae al tema del giorno: «Siamo alla nemesi storica».


Si aspettava questo sconquasso dentro le solenni stanze del Csm?

«È vent' anni che scrivo queste cose e lo dico senza alcun compiacimento».


Politica e giustizia vanno a braccetto?

«Adesso tutti si scandalizzano per le riunioni carbonare fra i consiglieri e i politici, ma da sempre la politica la fa da padrona a Palazzo dei Marescialli e nell' Associazione nazionale magistrati. Basta riflettere sulle correnti che sono costruite a imitazione dei partiti, con una destra, un centro e una sinistra».


Sì, ma la legge prevede che un po' di politica ci possa e ci debba essere attraverso i consiglieri laici.

«Certo, ma i laici, che sono una minoranza, quando arrivano a Palazzo dei Marescialli dovrebbero interrompere ogni rapporto con i partiti. Solo che non va così».


Le nomine sono davvero pilotate?

«Certo. Se non hai la sponsorizzazione di questa o quella corrente non puoi aspirare a guidare uffici importanti. Le correnti fanno e disfano accordi, le correnti barattano i posti».


A danno del talento e delle capacita' delle singole toghe?

«Non è detto. A volte vengono scelti personaggi di primo piano, ma il criterio è quasi sempre quello della lottizzazione. E la riprova di questa consuetudine è la valanga di ricorsi che intasano Tar e Consiglio di Stato. E che spesso si concludono con la vittoria dei ricorrenti».


L' inchiesta di Perugia che cosa aggiunge a questo quadro?

«I fatti ipotizzati, se confermati, sarebbero gravissimi. Per questo sarebbe stato bene chiudere le indagini prima di divulgare episodi di cui non siamo ancora certi, ma il mondo va cosi. Per i comuni mortali e ora anche per le toghe. Conosciamo il contenuto delle indagini a pezzi e bocconi direttamente dai giornali, con il rischio di errori ed errate valutazioni».


Siamo alla nemesi storica.

«Appunto. La politica ha sempre strumentalizzato la giustizia: bastava un avviso di garanzia per essere messi fuorigioco. Ora lo stesso meccanismo dilaga dentro la magistratura e il Csm: la giustizia strumentalizza la giustizia».


Fra l' altro si procede sulla base di intercettazioni che sono scivolose per definizione.

«Certo. Quelle di cui parliamo in questi giorni sono parziali, incomplete, non sono state trascritte con i sacri crismi, ma a questo punto è bene che i magistrati assaggino sulla loro pelle queste tecniche investigative molto, molto invasive, utilizzate in tutti questi anni con una certa disinvoltura».


In questo caso si è andati oltre con il trojan inserito nel telefonino di Luca Palamara.

«Con il trojan ascolti tutto quello che viene detto al telefono e vicino al telefono, abolendo la vecchia distinzione fra intercettazioni telefoniche e ambientali. Questo strumento mi lascia perplesso ma il decreto Spazzacorrotti ha esteso la sua applicabilità anche ai reati di corruzione e non solo di mafia. Solo che la nuova disciplina entra in vigore il 1 luglio. Per questo io temo che tutti questi atti siano nulli».


Lei ha sempre attaccato la contiguità fra politica e giustizia. Non è cambiato niente dai tempi di Mani pulite?

«Pensi che una ventina d' anni fa fui convocato dai probiviri dell' Anm allora guidata da Elena Paciotti proprio per aver detto questa banale verità. Mi dissero che li avevo offesi con le mie parole, io mandai a quel paese l' Anm e di quella storia non si è saputo più nulla. Ma la patologia rimane: pensi a quante toghe sono entrate in Parlamento a metà o a fine carriera. Insomma, non siamo ingenui: le candidature non si costruiscono in 24 ore, evidentemente ci sono rapporti consolidati nel tempo».


Come si esce da questa situazione?

«Io la mia proposta l' ho formulata da tempo, almeno per il Csm: questo stato di cose si supera con il sorteggio».


Con i dadi?

«Con la sorte, come si fa per il Tribunale dei ministri e per i giudici popolari che danno anche l' ergastolo. Si prepara una lista di personalità specchiate e di prestigio: giudici di Cassazione, avvocati di lunga esperienza, professori universitari e da quel cesto si pescano i consiglieri. È l' unico modo, a mio parere, per spezzare il legame fra eletti e elettori. Una vicinanza che stride. Ancora di più nella formazione della Sezione disciplinare del Csm, insomma il tribunale della magistratura».


Che cosa non va nella Disciplinare?

«Il paradosso, chiamiamolo così, è clamoroso: i giudici vengono scelti dentro il Csm dai magistrati. Fatte le debite proporzioni è come se l' inquisito eleggesse la corte che dovrà decidere se assolverlo o condannarlo».


Intanto lo scandalo dell' inchiesta di Perugia si allarga. Il Csm assomiglia a una Asl o a una municipalizzata fra incursioni dei politici, nomine, veleni e gossip. Esagerazioni?

«Capisco che il popolo guardi con sconcerto ad una realtà che pareva immacolata ed è invece il crocevia di scorribande e scontri fra opposte fazioni. Questo mi addolora ma purtroppo non mi sorprende».


2. CSM, MAGISTRATURA INDIPENDENTE VA ALL’ATTACCO: “CONSIGLIERI TORNINO AL LORO POSTO. CALUNNIA IL PARALLELISMO CON LA P2”

Da www.ilfattoquotidiano.it


“Porre immediatamente termine alla propria autosospensione e a riprendere senza indugio le attività consiliari”. È l’invito che la sezione di Magistratura Indipendente della Cassazione rivolge ai consiglieri della corrente Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, ai quali esprime ” piena fiducia” e “totale solidarietà” per la “faziosa campagna di stampa che continua a vederli associati, impropriamente, a vicende penali ipotizzate esclusivamente a carico di altri soggetti”.


Devono tornare al Csm – afferma un documento approvato all’unanimità, in vista dell’assemblea convocata per sabato prossimo dell’associazione considerata da sempre la corrente di destra delle toghe  – per “eliminare il gravissimo vulnus alla rappresentatività dell’organo di governo autonomo della magistratura, derivante dall’operatività dello stesso a ranghi ridotti e, soprattutto, in composizione non rispondente agli orientamenti espressi dagli appartenenti all’ordine giudiziario nelle elezioni del luglio 2018“.


Le autosospensioni nel giorno del Plenum

Il 4 giugno scorso l’assemblea di Palazzo dei marescialli si era aperta con le autosospesioni di quattro consiglieri togati: Lepre e Cartoni, non indagati, ma che avrebbero partecipato con Luca Palamara a incontri con l’ex sottosegretario Luca Lotti e Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa, già leader di Mi e oggi deputato del Pd) in cui si discuteva della nomina del procuratore di Roma. Morlini e Criscuoli avevano invece fatto un passo indietro poco prima dell’inizio della riunione. Criscuoli non era citato nelle carte dell’inchiesta di Perugia in cui è indagato l’ex presidente dell’Anm ed ex consigliere del Csm Palamara e i magistrati Stefano Fava e Luigi Spina.


“Calunnia il parallelismo con la loggia P2”

La Sezione di Mi invita inoltre la dirigenza nazionale del gruppo ad “assumere ogni opportuna iniziativa” per sostenere i Consiglieri e tutelare “l’ onorabilità di Magistratura Indipendente, e di tutti i suoi appartenenti, e, in particolare, per respingere, con sdegno, ogni tentativo – in qualunque sede assunta – di stabilire una correlazione, anche indiretta, con la loggia massonica P2” . Una difesa a tutto campo in cui si denuncia ” la calunniosità del parallelismo tra le attività di una libera aggregazione di magistrati e quella di un’associazione segreta, impegnata in un piano criminale di eversione dell’ordine democratico”. Tra gli elementi emersi nell’indagine della procura di Perugia. – in cui sono indagati Palamara, Fava e Spina – le manovre per la nomina del nuovo procuratore capo di Roma e il tentativo di screditare l’aggiunto Paolo Ielo.


La critica al presidente dell’Anm Pasquale Grasso

Ma non solo la sezione di Magistratura Indipendente della suprema corte critica il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Pasquale Grasso (che fa parte della loro stessa corrente) e i propri rappresentanti al Comitato Direttivo Centrale, che mercoledì scorso hanno invitato a sospendersi i consiglieri del Csm coinvolti nella vicenda degli incontri sulla procura di Roma. In un documento approvato all’unanimità li invitano a proporre “rinnovati, e più ponderati, deliberati associativi, in luogo di quelli sinora adottati”, insomma ad una marcia indietro, “anche alla luce della orgogliosa rivendicazione della legittimità della propria condotta” da parte dei consiglieri di Mi al Csm Cartoni, Criscuoli e Lepre. 


Ermini e le dimissioni dei consiglieri: “Responsabilità”

Sulla richiesta di dimissioni avanzata dall’Anm nei confronti dei togati autosospesi, il vicepresidente del Csm, David Ermini, in una intervista osserva al Corriere della Sera: “Questo è un punto che va chiarito e definito in tempi brevissimi, con senso di responsabilità da parte di tutti oltre che nel rispetto delle garanzie per le persone coinvolte”. Alla domanda se la sua nomina fu frutto di un patto? “Mi sono dimesso dal Pd ancor prima della nomina a vicepresidente – risponde -, il giorno stesso in cui sono entrato in questo palazzo. Da allora ho tenuto lo stesso atteggiamento nei confronti di tutti, senza guardare a chi mi ha votato e chi no. E sono grato a quei consiglieri che, pur non avendomi votato, hanno riconosciuto la mia correttezza, nel plenum dell’altro giorno” e “se qualcuno pensava di poter influenzare la mia azione da vicepresidente s’è sbagliato. L’unica guida che riconosco è quella del capo dello Stato, nell’interesse dell’istituzione, senza alcun tipo di condizionamento”.


Il presidente del Consiglio di Stato: “Un giudice non può frequentare chiunque”

“Un giudice all’altezza dei tempi deve saper accettare, proprio in ossequio a un’etica pubblica collegata alla funzione, alcune limitazioni anche alla propria sfera di libertà“. È anche il richiamo del presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, all’apertura del primo Congresso Nazionale della Giustizia Amministrativa Italiana.


 Il giudice “non può avere un proprio pensiero che non sia in linea con i valori fondamentali posti alla base della Costituzione su cui ha giurato”, ha elencato il presidente del Consiglio di Stato, “non può liberamente manifestare il proprio pensiero, se questo pensiero sia riferibile alla propria attività giudiziaria o se possa essere letto, o anche strumentalizzato, in modo che ne risulti appannata la sua terzietà”; “non può frequentare abitualmente chiunque, tutte le volte in cui queste frequentazioni possano ripercuotersi negativamente sulla sua attività giudiziaria o possano dare oggettivamente la sensazione che un appannamento della terzietà possa verificarsi”.


“Occorre, in altri termini – aggiunge – resistere alla tentazione di fare delle uscite pubbliche istituzionali dei magistrati l’occasione per esprimere visioni del mondo, opinabili soggettive e di carattere politico, che trasmodino dall’analisi puntuale dei problemi dell’organizzazione giudiziaria e del processo” o “che si discostino dai valori giuridici positivi di riferimento propri doverosamente di ciascun giudice”.


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