La Devozione che sconfigge tutti i mali moderni

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La Devozione che sconfigge tutti i mali moderni


UN DOLCE OMAGGIO AL SACRO CUORE NEL MESE AD ESSO DEDICATO


Nella nostra epoca assistiamo all’apice di un graduale e insidioso processo di scristianizzazione della società, che mira a distruggere ogni influenza del Vangelo nella vita dei popoli, sostituendo a poco a poco la vecchia Cristianità con un ateo «regno dell’Uomo», emancipato completamente dalla Legge divina. Questo processo viene sviluppandosi fin dal XV secolo, cioè da quando prese piede un umanesimo antropocentrico e neopagano.

Col tempo esso si è esteso dall’àmbito artistico-culturale a quello religioso, politico e socio-economico, per finire con l’imporsi nella vita pubblica con i totalitarismi del XX secolo e, più recentemente, con la propaganda socioculturale anarchica dell’attuale periodo «postmoderno», in cui si pretende di negare e svellere ogni radice cristiana del mondo europeo e dell’intero Occidente (1).
Come rievoca Giovanni Paolo II, «purtroppo, alla metà dello scorso millennio, ha avuto inizio, e dal Settecento in poi si è particolarmente sviluppato, un processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il Cristianesimo da tutte le espressioni della vita umana. Il punto d’arrivo di tale processo è stato spesso il laicismo e il secolarismo agnostico e ateo, cioè l’esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana» (2).

Pio XII ha così descritto l’avanzare di questo processo, che possiamo denominare la Rivoluzione, con la «r» maiuscola: «Questo nemico (...) si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli, ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale e sociale dell’unità nell’ organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia, la ragione senza la fede, la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà». La Rivoluzione ha dapprima proclamato «Cristo sì, Chiesa no»; poi «Dio sì, Cristo no»; infine ha negato ogni legame dell’uomo col suo Creatore, proclamando: «Dio è morto, anzi Dio non è mai stato». Concludeva il Papa: «Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sull’umanità: una economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio» (3).

La più recente fase del processo rivoluzionario è quella esplosa nel mondo dal 1968, nel tentativo di compiere la dissoluzione della famiglia, della moralità pubblica e della civiltà, per imporre sulle loro rovine il dominio sociale delle passioni disordinate, specialmente della sensualità. Questa fase, giustamente definita come «rivoluzione culturale», agisce pacificamente mediante la moda, la pubblicità e i mass-media, producendo sempre più caos e persino morte spirituale, quando non anche fisica.

Ammonisce Giovanni Paolo II: «Oggi il cuore, creato per essere il focolare dell’amore, è diventato il focolare centrale del rifiuto di Dio, del peccato dell’uomo che si distoglie da Dio per attaccarsi ad ogni genere d’idoli» (4). D’altronde, il grave problema dell’uomo contemporaneo non sta tanto nel fatto di commettere abitualmente peccati, quanto nel fatto di aver perso il senso stesso del peccato, la coscienza del peccare. Convinto di essere ormai diventato adulto e autosufficiente, egli ignora o rifiuta la Rivelazione e la promessa della Redenzione, per rinchiudersi nei paradisi artificiali che lo anestetizzano da ogni sentimento di colpevolezza e gl’impediscono di pentirsi.

Così egli si mette al riparo dalla divina Misericordia, nella illusione che la giustizia non arriverà mai; ma in questo modo egli si preclude quel soprassalto di pentimento che, solo, potrebbe evitargli il duro risveglio della inevitabile punizione divina. Il dramma del nostro tempo ha dunque origine morale e religiosa; pertanto esso va risolto usando soprattutto mezzi spirituali, senza trascurare certo quelli materiali. Se ben praticata, la devozione al Sacro Cuore è forse l’arma per eccellenza contro questo processo sociale e spirituale che avversa la salvezza delle anime.

Spiega un gesuita contemporaneo: «Prima della Rivoluzione Francese, il fedele aveva l’appoggio esterno della società cristiana; ma oggi che la società non è più tale, l’uomo deve trovare dentro di sé la forza per vivere da discepolo di Cristo, dev’essere rafforzato nella fede e nell’ amore. La devozione al Sacro Cuore non è altro che questo rafforzamento dell’ uomo interiore. E dato che la laicizzazione si manifesta oggi in tutta la sua estensione e gravità, solo ora questa devozione corrisponde ai tempi» (5).

L’efficacia del culto al Sacro Cuore ci viene confermata dalla grande avversione che i rivoluzionari provano verso di esso: quando non possono proprio ignorarlo, lo ridicolizzano o lo combattono in ogni modo. Il venerabile catalano José Torras i Bages (1846-1916), vescovo di Vich (Spagna), constatava: «La Rivoluzione è nemica dichiarata della devozione al Sacro Cuore di Gesù, perché un potente istinto le fa capire che è la devozione destinata a distruggerla» (6).
Questa devozione costituisce l’estremo rimedio della divina misericordia, al quale dobbiamo ricorrere se vogliamo salvarci sia dalla rovina eterna che da quella temporale. Il padre Jules Chevalier scrisse già nel 1891: «La devozione al Sacro Cuore di Gesù venne rivelata dal Signore stesso e raccomandata dalla Chiesa come un efficace rimedio ai mali del mondo moderno» (7).

Leone XIII ha paragonato il simbolo del Sacro Cuore al segno celeste – certamente la Croce – apparso nel lontano 313 all’ Imperatore romano Costantino come pegno di vittoria: «In hoc signo vinces», «con questo segno vincerai» (8). Secondo il Papa, il Sacro Cuore è oggi il nuovo segno celeste che dev’ essere inciso dovunque, a cominciare dai nostri cuori; il suo messaggio è quello che dev’ essere accolto da tutti i fedeli, per affrontare le grandi sfide della nostra epoca contro la Fede. La Chiesa vincerà perché ha la promessa fattale dal Redentore nel Giovedì Santo: «Abbiate fiducia: io ho vinto il mondo!» (Gv.,16,33).

Eppure, appena il giorno dopo avveniva la tragedia della Passione e la sconfitta di Gesù sembrava irrimediabile. Egli era stato tradito, condannato a morte, ucciso. Era stato perfino abbandonato dai suoi discepoli e rinnegato da Pietro. Tutto sembrava finito. Ma, agli occhi di Dio, era l’opposto: tutto ricominciava preparando il trionfo della Risurrezione. E’ in questa prospettiva, è con questo spirito che devono vivere i fedeli del Sacro Cuore, immersi nel caos del mondo moderno. Anche sotto l’apparenza della indifferenza più sconfortante o della sconfitta più avvilente, essi devono aver fiducia e sperare senza timori né esitazioni, vedendo le cose nell’ ottica della Divina Provvidenza e ricordando sempre la promessa del Redentore stesso: Egli regnerà, nonostante i suoi nemici.

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