Caccia all'uomo

MARCELLO VENEZIANI

Caccia all’uomo


Lui parlava nell’occhio di bue e intorno era buio. Parlava, sentiva gli applausi, qualche invettiva. Tutte le attenzioni erano su di lui, si avvertiva dal silenzio e poi dal brusio che talvolta lo interrompeva. Lui parlava, twittava, selfava. Parlava e si faceva il vuoto intorno, era in fuga solitaria, nessuno gli stava al passo, nessuno gli contendeva il primato. Lui era solo e poi giù il deserto.


Poi si videro ad un certo punto delle ombre avvicinarsi prima sotto il palco, poi stringersi intorno a lui. Dal cono di luce che era proiettato su di lui parlante, si intravedevano le sagome: alcuni svolazzavano come pipistrelli, avevano mantelli che potevano essere toghe, altri erano in tonaca, non mancavano gruppi di migranti aizzati, maestre con alunni ammaestrati, e poi tante sagome note di anchor-man, di giornalisti, di cantanti, di comici e di cineasti, orecchie d’asino d’intellettuali e professorini col registro incorporato; si vedevano profili di labbroni siliconati e barbette caprine, profili irregolari con la scucchia, sagome calve di capi politici, profili di tacchine che gloglottavano, e poi sentivi biascicare pisapie o vociare con la zeppa e poi parole minacciose in francese e in tedesco…


Il gruppo cresceva pian piano che si avvicinava al Parlante. E poi dal vociare venne lo strillare, e dallo strillare il minacciare, fino a che si arrivò alle mani, anzi alle mazze. Mazzate, mazzate, fino a che lui fu a terra, rannicchiato, sotto i colpi. Tutti intorno e lui in mezzo, solo, a prendere mazzate: è lui il negazionista, rinneghiamolo, è lui l’odiatore, odiamolo, è lui il violento, violentiamolo, è lui lo sterminatore, sterminiamolo e via maledicendo.


Questa è la riduzione teatrale di quel che sta succedendo oggi in Italia, a una settimana dal voto europeo. Non è una rielaborazione surreale, semmai è iper-reale, è la caricatura, e dunque l’esagerazione, di quel che sta accadendo veramente. Un accanimento persecutorio, una concentrazione di attacchi, di odio, di mazzate, di colpi bassi e di ingiurie da far impallidire quel che accadeva dieci anni fa a Berlusconi. Magari sono gli stessi…


La storia ci ha abituati a vedere la rabbia popolare, la ferocia delle plebi, accanirsi contro i potenti appena danno un segno di debolezza, di logoramento, o quando sono già immobilizzati, a terra. Ma in questo caso, è la rabbia di alcune minoranze, la ferocia delle oligarchie e dei potentati. Capisco il popolino, la plebe, ha l’alibi dell’ignoranza, della rozzezza, della miseria. Ma loro, che detengono poteri, tribunali, programmi, testate, cattedre, conti in banca, Palazzi…


Non dirò nulla a favore di Salvini ma dirò lo schifo che avverto davanti a questo spettacolo no stop che va di piazza in piazza, di video in video, di Palazzo in Palazzo, di programma in programma, senza soluzione di continuità. E questo incarognirsi in massa, vigliaccamente in gruppo, sempre a massacrare tutti contro uno: ieri Almirante, poi Craxi, poi Berlusconi, per non andare indietro nei secoli, oggi Salvini. Lo stesso vizio infame, la stessa canagliesca partigianeria, la stessa bava d’odio alla bocca, salvo denunciare il bersaglio come odiatore


E fa senso e nausea al tempo stesso, vedere il furbino alleato, che gongola per il massacro, capisce che la preda dei nemici ora è il suo alleato-competitore.


E lui attacca il ciuccio dove vuole padrone, fa il moderato, l’europeista, l’anti-spread. Sparisce dai media lo sciagurato dilettantismo del suo movimento, la pericolosa ignoranza dei suoi ministri, i disastri dei loro sindaci, le loro leggi assistenziali che porterebbero al collasso l’Italia, a costituire rischio per il nostro Paese e per la tenuta dei conti.


No, ora lo spread è colpa della Bestia Nera, Salvini. Il nemico della modernità, dei mercati e del progresso non è chi si oppone a ogni opera pubblica, a ogni impresa libera, a ogni tentativo di alleggerire il fisco per le aziende; ma è sempre lui, il Salvini, mentre l’alleato esulta, risale dai sondaggi. Il potere fa la ola, i grillini non valgono niente ma intanto ci teniamo loro, sono più manipolabili, non hanno idee né principi, e ora servono per distruggere il Nemico Principale. Siamo allo spettacolo della peggior Italia, i peggiori plebei e le peggiori oligarchie riunite in un asse sinistro-grillino con la benedizione dei potentati e dei togati da campagna elettorale, per massacrare la Bestia Nazi.


E per rendere amena la festa, leggi pro gay, cotillon per i drogati e porti aperti ai migranti, sentenze di fuoco a chi si oppone; il 2 giugno ridotta a festa dell’inclusione e le forze armate e dell’ordine che devono fare corsi non d’addestramento militare ma di istruzione omosessuale… A una settimana dal voto, la dimaionese è impazzita e condisce un fritto misto di poteri e interessi, sinistre, centri sociali ed estremisti rossi sguinzagliati contro Salvini, migranti, magistrati e bergogliani.


Riusciremo a uscire da questa delirante campagna elettorale che sembra una campagna di caccia, coi cani sguinzagliati, i fucili che sparano all’impazzata appena sentono muoversi una foglia salviniana? Il nazismo è tornato alla grande, dopo l’antipasto di fascismo delle settimane scorse. Siamo in piena guerra mondiale, lo aveva predetto l’Oracolo Monti…


MV, La Verità 19 maggio 2019


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