L'accusa dei peccati... di padre Serafino Tognetti

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L’accusa dei peccati... di padre Serafino Tognetti




Quando ci si va a confessare occorre accusare i singoli peccati. Senza questa condizione la Confessione non è valida, perché non ci si deve limitare a denunciare solo uno stato generale di lontananza da Dio: «Sono peccatore... ho vissuto male...» o espressioni simili; l'azione della grazia agisce, infatti, sul singolo peccato accusato. Non sembri un linguaggio troppo tecnico, che tolga qualcosa al mistero della misericordia di Dio, o trasformi la Confessione in un mero atto giuridico (l'elenco dei peccati...): di fatto è invece l'espressione più bella e vera del nostro pentimento.


Nella società civile, se io vengo colto in fallo per aver rubato una bicicletta, verrò chiamato in giudizio e sarò processato non per abuso edilizio o per essere “un ladro” in generale: verrò giudicato su quel furto, sul valore di quella bicicletta, sulle circo stanze specifiche e il giudice valuterà se vi siano più o meno attenuanti: vi sono stato costretto? L'ho fatto per fare un dispetto? Per vendetta? È giusto che vi sia una valutazione di questo genere.



Quando vado dal medico, non gli dirò: «Sto male», oppure: «Ho dolore da qualche parte»; gli dovrò dire quale parte precisa del corpo mi fa male (il fegato, l'orecchio, il polpaccio...), quando è comparso il dolore, che sintomi ed effetti sono venuti di conseguenza.


Anzi, più domande il medico mi farà e maggiore sensazione di serietà e professionalità mi darà.


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