SE DICI LA VERITA', GLI INTOCCABILI TI ROVINANO.

Maurizio Blondet

SE DICI LA VERITA’, GLI INTOCCABILI TI ROVINANO.


Lei può sputare su di noi; noi, non abbiamo il permeso di criticare lei . E’ una Ricca di Stato.
“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”, disse Voltaire.


Ora  che un giudice (che non ci è permesso criticare)  ha condannato  il senatore Pillon per aver  detto che “le iniziative di informazione  contro l’omofobia dell’associazione con gli studenti degli istituti superiori fossero in realtà degli inviti ad avere rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso”.  Ora sappiamo che  non solo ci comandano i giudici, ci comandano le associazioni LGBT.


Abbiamo visto al Convegno di Verona   che si possono insultare  e diffamare e  calunniare liberamente i sostenitori della famiglia naturale.  Persino Di Maio ha potuto chiamarli “estrema  destra di sfigati”: sensibile com’è al potere, ha capito  – e ci ha fatto capire  – che quelli non comandano affatto. 


Nella nuova “Libertà” totalitaria  non solo si può criticare chi “Non comanda”: lo si può  disprezzare, sputacchiare.  Si può dire  e scrivere: “Salvini al muro, a piazzale Loreto”: questo fa capire che non comanda. Per essere equanimi: potete chiamare Matteo Renzi “kazzaro”  impunemente: vuol  dire che non comanda nemmeno lui.



Provate a scriverlo di quello del Colle (non faccio nome)  o di un giudice, o di un LGBT: e  imparerete sulla vostra pelle chi comanda nella vostra società.


Sono gruppi che sarà bene nemmeno nominare. Chissà che la  semplice  parola “sodomiti”, pederasti, li faccia sentire offesi:   ti denunciano e  la magistratura  gli dà ragione  e ti impone di pagare loro dei danni. Bocche cucite.


Non dico di più perché, come giornalista e blogger, posso essere condannato a pagare danni che mi rovineranno economicamente. Perché il metodo di stroncare  l’informazione libera  –  che non può essere se non critica del potere reale – e  senza appoggi potenti  (come quella di noi poveracci su internet)  non è che rischi la galera, che può  essere anche una gloria; no, ti chiedono soldi. Soldi che non hai. E così ti fanno tacere.


La nuova PSICOPOLIZIA (ritiro quel che ho scritto)
Nei giorni scorsi abbiamo saputo che Oscar Giannino ha subito il pignoramento di praticamente tutti i suoi beni, 144.342 milioni, a dirigenti RAI che aveva indicato come “lottizzati”  in un articolo  di 11 anni fa  (vedi sotto).


Ora, di Giannino, che s’inventò una superlaurea alla Chicago School, è permesso avere il giudizio più negativo, ed anche del suo modo settario di fare il giornalista economico. Ma attenzione: egli è stato condannato a  pagare 144 mila euro, con pignoramento forzoso, per aver citato dei dirigenti Rai come lottizzati. Dirigenti Rai lo hanno denunciato  perché a sentirsi indicare come lottizzati si sono sentiti diffamati, offesi e  – soprattutto, attenzione-   danneggiati. Per questo il giudice che ha dato loro ragione ha disposto il risarcimento del danno che  hanno subito.


Ma  quale “danno”, scusate? Chiedo rispettosamente agli esimi e non-criticabili magistrati.  Forse che dopo l’articolo di Giannino  quelli hanno perso il posto?  No. Sono sempre lì a dirigere la Rai. Sono stati in qualche modo ostacolati nella carriera o nella società che frequentano?  Sono influenti  come prima.  Hanno avuto una diminuzione degli stipendi?  Sempre lì a guadagnare sui 240 mila euro l’anno,  come ha recentemente ricordato la Gabanelli.


Porto la vostra attenzione sulle cifre relative. 240 mila euro l’anno si prendono questi, che non è permesso criticare;  e  i 144 mila euro per Oscar Giannino  sono la rovina economica. Come spiega lui:


“ Ho appreso in mezz’ora, per effetto della decisione del giudice civile, sentenza passata in giudicato ed esecuzione, di esser stato pignorato per la cifra di 144.342 euro al Sole. E non essendo dipendente ma collaboratore a contratto non ho la tutela del quinto dei compensi come massimo pignorabile – e in banca, che necessariamente congela conto e ogni carta credito e bancomat.  Ergo, a conti e retribuzione bloccata, e non potendo vivere in tali condizioni né pagare affitto né pensare ai miei figli né potendo vendere proprietà che non ho, l’unica è indebitarsi e passare ora un certo periodo della vita a ripagare il prestito. E tutto questo per aver scritto che la RAI è lottizzata?”.


Già. Si è tentati di osservare che Giannino ha pagato caro per una volta che ha detto la verità –  ma è una battuta   da cui mi affretto a dissociarmi: non perché tema che Giannino mi quereli, ma perché temo che mi querelino i dirigenti da 240 mila l’anno e poltrona calda e sicura, sapendo che i giudici daranno ragione a loro – e non a me. Io non ho che la mia pensione, sei volte inferiore  ai loro emolumenti, e il trilocale a Corsico.  Ho avuto  già una spesa giudiziaria di questo genere, che mi è costata  qualche migliaio di troppo.  Ho un’altra vertenza in corso, che comunque mi costerà. La sola consolazione e  speranza mi viene dall’efficienza della Giustizia Italiana: essa  ha spogliato Oscar Giannino  per un articolo di 11 anni fa. Posso sperare che quando  si avventerà su di me, io non ci sarò più.


Comunque sia,  la vicenda di Giannino  è una lezione ed un avvertimento per tutti noi che cerchiamo di fare informazione:  nessun danno subisci se dici menzogne, ma se dici la verità rischi anche le mutande. Cari lettori,  non vi stupite  se non parlerò più di quelli che non è permesso criticare.



Adesso capite chi comanda.  Oltre ai Ricchi di Stato,  anche gli LGBT comandano. E vi  rovinano se non li lodate e li adulate e favorite le loro “informazioni  di sensibilizzazione”  nelle scuole.  Il messaggio è:  “Taci. Comportati bene. Resta in riga,  obbedisci all’ideologia”, come ha detto Tulsi Gabbard a proposito dell’arresto di Julian Assange.   E’ l’Occidente delle “Libertà” –  per i gay.   Per i Ricchi di Stato. Per….


Oscar Giannino

LEGGETE E DITE: CHE SENSO HA? SONO IO DA CONDANNARE? DIFFAMO CHI IN RAI LAVORA SE DICO CHE E' LOTTIZZATA? MA STIAMO SCHERZANDO? NO, E' L'AMARA REALTA'. CHE PER ME OGGI HA UN IMPATTO GRAVE, MOLTO GRAVE


Avevo promesso in radio alla fine della prima settimana di marzo di spiegare le ragioni del mio interrogarmi su residua agibilità mia personale come giornalista. Ed ecco qui, in maniera che ciascuno possa liberamente giudicare e dire la sua.

In allegato la fotoriproduzione di un mio editoriale del 7 febbraio 2008.


Allora ero direttore di Libero Mercato, testata separata da Libero ma che usciva in abbinata. Mettemmo mano su un organigramma RAI di 900 nomi di dirigenti tra società e controllate, oltre 900 ciascuno rosso o blu a seconda del padrinaggio politico, e solo meno di 1 su 3 era verde cioè non politicizzato. Era un documento di provenienza interna dal settimo piano RAI di allora - si avvicinavano elezioni e i componenti del cda si preparavano alla battaglia, ciascuno per la propria parte stilando elenchi. Non un solo nome riusultava sbagliato, di oltre 900 citati in testate, reti e società controllate: un documento tale non era certo collazionato da appassionati della RAI esterni all'azienda. Era una delle tante prove di come dall'interno della RAI ci si disputi il campo guardando ai partiti e alla politica. Solo che quella volta il documento c'era, e i nomi c'erano. Nessuno era mai riuscito ad averne uno tanto dettagliato, feci le telefonate del caso per accertarne fondatezza e lo pubblicammo su Libero integralmente. Io scrissi l'allegato e qui riprodotto editoriale.


Come potete vedere, non cito uno solo degli oltre 900 impilati in quei fogli che, squadernati, occupavano mezza scrivania. Il mio problema di deontologia giornalistica NON era confermare o meno la presunta ascrizione, simpatia o sostegno di ciascuno di quei signori dirigenti funzionari e giornalisti a questo o quel partito. La valutazione di rendere rendere noto il documento derivava dalla sua caratteristica di oggettiva ed esistente veste documentale, aveva una innegabile portata tale da configurare il diritto-dovere di cronaca e la collegata libertà di opinione.


La mia valutazione fu questa: l'ampiezza e dettaglio di questo documento comprova i criteri usati per confrontarsi ai piani alti RAI e per interloquire con la politica, il punto non è che si tratti di un documento "ufficiale", che ne so della segreteria del CDA o della direzione generale, il punto è che esso rappresenta un'attendibile prova di come in RAI ciascuno dei diversi partiti interni ed esterni valuta e decide. Nell'editoriale lo scrivo anche, che la questione non è la natura "ufficiale" del documento.


Successivamente subìì per tutt'altra vicenda un infondato e pretestuoso licenziamento disciplinare dall'azienda che editava il mio LiberoMercato. E ne ottenni ristoro.


In tribunale stavano per perdere ovviamente e decisero di pagarmi il dovuto.


Veniamo all'oggi. Il 4 marzo scorso ho appreso in mezz'ora, per effetto della decisione del giudice civile favorevole alla richiesta di ristoro avanzata da numerosi dirigenti RAI citati, sentenza passata in giudicato ed esecuzione, di esser stato pignorato per la cifra di 144.342 euro al Sole (centoquarantaquattromila, non è un errore)- non essendo dipendente ma collaboratore a contratto non ho la tutela del quinto dei compensi come massimo pignorabile - e in banca, che necessariamente congela conto e ogni carta credito e bancomat.


Come cittadino, devo ottemperare alle sentenze. Ergo, a conti e retribuzione bloccata, e non potendo vivere in tali condizioni né pagare affitto né pensare ai miei figli né potendo vendere proprietà che non ho, l'unica è indebitarsi e passare ora un certo periodo della vita a ripagare il prestito.

E tutto questo per aver scritto che la RAI è lottizzata? Rispetto le sentenze, non polemizzo col giudice né con i dirigenti RAI che incassano perché il giudice ha dato loro ragione. Ma come giornalista, m'interrogo ogni giorno da allora su che cosa ho sbagliato.


Io ho commesso errori gravi nella mia vita, il più grave quello del 2013 alle elezioni con Fare sul titolo di studio. Ma quando li ho commessi li ho ammessi ed è sacrosanto pagare, mettendo in conto che fino all'ultimo giorno della tua vita chiunque te li potrà giustamente rimproverare, e sbeffeggiare la tua presunta accuratezza, che dovrà essere per questo maggiore ma senza alcuna possibilità di dire ""non avete diritto di sbeffeggiarmi".


Ma ora, su questa sberla economica incredibile comminatami per aver scritto di fronte a un documento con 900 nomi che la RAI è lottizzata e che per questo va privatizzata, sia nella sua componente commerciale che in quella di servizio pubblico, che può essere benissimo messo a gara anch'esso con standard fortemente vigilati da una preposta autorità, io non solo l'errore proprio non lo vedo, ma lo rifarei con assoluta certezza cento e mille volte: perché ne sono convinto da una vita, e sfido chiunque a provarmi fattualmente che la RAI non è lottizzata e in mano ai partiti.


Hanno trasformato il canone RAI in tassa su detenzione dei device ricettivi per eludere la volontà espressa dal popolo nel referendum del 1995, hanno messo il canone-non-canone in bolletta elettrica, continuano a ogni stagione politica con infornate di nomine decise da segretari e tirapiedi dei segretari dei partiti, e il colpevole da condannare a metter mano al portafoglio sono io? Sono io che danneggio la credibilità professionale e personale dei dirigenti RAI?


Oggi a riscrivere quell'editoriale cambierei certo una cosa: i colori politici rispetto ai partiti di allora. Allora dominavano i rossi della sinistra in lotta contro i blu del centrodestra, Oggi l'infornata grillo-leghista prevarrebbe, con molti residui storici dei due precedenti fronti della seconda repubblica. Ma userei lo stesso tono duro: non sui dirigenti RAI visto che non ne CITAVO NEPPURE UNO, ma sui partiti che attaccano la RAI dei partiti solo quando sono all'opposizione, e poi al governo fanno come tutti e peggio di tutti. Senza eccezioni: Renzi aveva promesso alle Leopolde la privatizzazione di reti RAI,e ha fatto invece approvare una riforma che la consegna rigorosamentre al governo in carica protempore. Con grande soddisfazione, oggi, di leghisti e cinquestelle.


Dite la vostra, liberamente.


Vi ricordo solo che per un'ingiusta detenzione lo Stato riconosce a Sallusti, direttore oggi del Giornale, 12 mila euro. E Alessandro è dovuto arrivare fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, per vedersi riconosciuto il suo diritto.


Lo Stato dà 12 mila euro a un direttore se lo arresta ingiustamente.


Io devo sborsare una cifra multipla di enne volte a persone che no ho mai citato e di cui non ho messo in dubbio ciò che neanche mi interessava, perché a interessarmi e a farmi sdegnare ieri e sempre è la natura partitica dei processi che in RAI presiedono a nomine e decisioni aziendali.

Ha senso tenere la tessera di giornalista? Ma per fare che? Burocrazia, contributi, certo. Ma per dover d'ora in poi ricordarmi che se attacco questa o quella parte di economia pubblica e lottizzata in Italia, rischio di pagare per anni ristori a chi neanche cito?


Non è solo amarezza, è disgusto quel che provo.


Innanzitutto di me stesso. Forse infatti l'unica cosa è ammetterlo: non sono fatto abbastanza bene per capire che l'informazione in ITA deve stare "accuorta" come si dice a Napoli, attenta e accomodata, perché se vuoi fare il free lance senza editore padrone, che ti copre anche in tribunale, allora poi non ti puoi lamentare se al cane sciolto di lingua troppo lunga arrivano mazzate.


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