RATZINGER: LA SODOMIA CLERICALE VIENE DAL '68

Maurizio Blondet

RATZINGER: LA SODOMIA CLERICALE VIENE DAL ’68


Siccome più di un lettore mi ha chiesto di commentare il  lungo testo dell’emerito Ratzinger  sulla Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali , voglio premettere anzitutto che non mi riconosco alcuna particolare competenza di esegeta ratzingeriano; che  questo sito non è “di Chiesa”, ma si occupa di politica estera, economia e cultura  e morale interpretate da uno che crede e  aspetta la  redenzione;  che esistono altri siti ed autori  dedicati al tema della Chiesa e della sua crisi,  a cui  io vado   per imparare: da  Stylum Curiae a  Corrispondenza Romana, da Aldo Maria Valli a Socci, da Radiospada a Isola di Patmos (e ne dimentico altri stimabili); ebbene, premesso tutto questo, mi sembra abbia qualche ragione  il cattolico Daily Caller:


Che mentre “Francesco” attribuisce   la marea  verminosa di abusi omosessuali dentro le  gerarchie  – che con i loro scandali macchiano anche itanti preti eroicamente buoni , cosa che aggraverà il  Giudizio –    ad un non meglio identificato (né spiegato) “clericalismo”,  Benedetto addita –  e documenta –   la rivoluzione sessuale del ’68,  col clima e  lo stato d’animo collettivo che diffuse ad ogni livello,  come la radice dell’abbandono della teologia morale cattolica.


“La Rivoluzione del 1968 voleva conquistare  la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma. La propensione alla violenza che caratterizzò quegli anni è strettamente legata a questo collasso spirituale”,   molto giustamente connettendo sensualità liberata con la violenza.  “della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente…Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato clericale furono una conseguenza di tutti questi processi”.


Noi che abbiamo vissuto quel periodo possiamo testimoniare che, anche quelli di noi che vi si opposero,  ne furono tuttavia infettati  moralmente. Noi siamo reduci feriti  da quella liberazione sessuale,  mancanti di virtù, mutilati di fronte alla salita verso la  salvezza.


Per cui non si può essere del tutto d’accordo quando Benedetto  dice che “indipendentemente da questo sviluppo, nello stesso periodo si è verificato un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa”:  in dipendenza da quel contagio collettivo e  “rivoluzione”   di fumo e di fuoco, sovversione della gerarchia interna che sottoponeva la volontà (e le voglie) alla ragione nella persona, così nella teologia post-Concilio , fu rovesciata la gerarchia:  prima “l’Amore” e poi “la ragione”, o  meglio separato dalla ragione:   “si esigette una teologia morale  completamente fondata sulla Bibbia”, mentre la morale cattolica basata sul diritto naturale  veniva abbandonata.


Si noti: voler fondare tutto solo sulla Bibbia è:  Fondamentalismo,   come voler fondare una  Sharia cristiana; è  eterno ritorno del Sola Scriptura luteranoide;  è Irrazionalismo, carattere fortemente sessantottesco (“Vietato vietare”, “Dopo Marx,  aprile”, “vogliamo tutto”).  Queste “rivoluzione”  ispirata dalla superbia dei teologica, fin  per dar  luogo alla “tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio “il fine giustifica i mezzi” non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tuttavia […] . Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio”.


Questa “dissoluzione del concetto cristiano di moralità”, esacerbata dal “radicalismo degli anni ’60”, secondo Benedetto XVI, ha portato a continue crisi morali all’interno della chiesa e, in definitiva, a una rottura della tradizionale  preparazione al  sacerdozio, che  sdoganato la crisi degli abusi  pederastici e peggio. Anche la tossicodipendenza cita  Ratzinger.  Ricorda anche la manica larga  (“garantismo”) invalsa nel diritto canonico;  la violenza dell’opposizione dei “teologi” alla Veritatis Splendor,  perché “conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone”.


Interessanti ammissioni:  “Dopo il  concilio Vaticano II”…  “Come criterio per la nomina di nuovi vescovi valeva ora soprattutto la loro “conciliarità”, potendo intendersi naturalmente con questo termine le cose più diverse. In molte parti della Chiesa”…”un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere”.


Una denuncia della società  echeggia le recenti affermazioni del cardinal Sarah  sulla crisi terminale dell’Occidente ch, senza Dio, si estingue e suicida: “Una società nella quale Dio è assente  è una società che perde il suo criterio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della “morte di Dio”. Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento”.


Una  garbata critica ai neo-vescovi politicizzati: “…. “La Chiesa muore nelle anime”. In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici”.


Alla fine, la pars  costruens è un invito a   recuperare la centralità dell’Eucarestia e a imparare a vedere “ ovunque, fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro sofferenza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c’è  il creare spazi di vita per la fede, e soprattutto il trovarli e il riconoscerli”.


Non posso  dare  giudizio, io che ancora – dopo 60 anni –   quando entro in una chiesa dove il Tabernacolo è stato spostato  a lato o addirittura in una cappella, lo sento come un atto di odio al Crocifisso   – un odio espresso, voluto ed imposto a noi fedeli  dallo “spirito del Concilio”  clericale.  Che ha tolto quella centralità davanti alla quale inginocchiati,  in colloquio ed esame di sé di fronte a Lui insanguinato,  si formavano  le santità, i mistici,  gli eroici testimoni e i martiri.



https://www.tempi.it/libia-21-cristiani-martiri-sgozzati-isis-musulmano-convertito/

Quelli di cui avremmo bisogno – e che forse ci sono a nostra insaputa, fra le centinaia di migliaia di perseguitati.   Ma  sì, il testo sarà interpretato come una  lezione a Frencesco. Soprattutto da Francesco,  temo.


QUI il testo  di Ratzinger:

https://www.acistampa.com/story/la-chiesa-e-lo-scandalo-degli-abusi-sessuali-testo-integrale-11148


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