Dubito Ergo Sum: come le interazioni creano il tempo.

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Dubito Ergo Sum: come le interazioni creano il tempo.



Non ho mai conosciuto una persona affascinante che fosse priva della capacità di ascoltare. Si può dire che la prima qualità dell’intelligenza sia la disponibilità a valutare continuamente nuove possibilità. Senza questa capacità, ci saremmo già estinti e anzi non ci saremmo mai evoluti. Le uniche decisioni giuste sono quelle che si prendono dopo avere soppesato ogni altra alternativa. Il pregiudizio uccide. L’abitudine è assenza di cambiamento, e l’assenza di cambiamento equivale alla morte.


Lo dicono perfino gli ultimi studi sulla natura del tempo, che non è altro che il nostro modo di confrontare i cambiamenti di stato nell’entropia del nostro ristretto universo. Se nulla mutasse, il tempo non verrebbe neanche percepito e la vita stessa perderebbe di significato. Basiamo le nostre convinzioni sulla memoria, ma il cervello non ha memoria. Quello che chiamiamo memoria è solo la sua capacità di rivivere una esperienza come se accadesse nel qui e nell’ora. Il cervello riproduce un cambiamento avvenuto, nello stesso modo in cui lo ha percepito, e neppure questa percezione è reale: si tratta di una rappresentazione. Il mondo è qualcosa che immaginiamo: esiste quando lo pensiamo. Passato e futuro cosa sono?


Lo aveva già compreso bene Sant’Agostino. Ma perfino il presente ha senso solo nel ristretto spaziotempo di cui siamo protagonisti. Il nostro “adesso” ha legami molto vaghi con l’adesso di qualcuno che vive molto lontano da noi, e perde qualunque significato quando parliamo di distanze molto grandi.


Di cosa parliamo allora quando parliamo delle nostre convinzioni? Ha senso farne roccaforti inespugnabili? Ha senso trasformarle in bandiere per le quali combattere crociate e scatenare sante inquisizioni? Se difendiamo un’idea statica stiamo celebrando il trionfo della morte. La vita è fluire, è il costante disorganizzarsi rispetto a strutture precedenti percepite come ordinate. Esistiamo solo come processi: siamo interazioni. Noi interagiamo per esistere. Per questo, gli stadi superiori della coscienza non temono alcun confronto: badano alla loro evoluzione più che inseguire disperatamente i punti fermi.


Eppure, tante persone ancora sono convinte che esistano idee immutabili, convinzioni eterne, dighe indistruttibili. E siccome tutto intorno a loro si modifica, tentano di chiudersi in una bolla temporale che li protegga. E insieme al cambiamento, in questo modo esorcizzano la paura della morte. Accadeva millenni fa, quando i farisei brandivano le sacre scritture per opporsi alla semplice constatazione di un predicatore della Galilea, il quale aveva capito che il sabato era fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato. Accade oggi, quando i nuovi sacerdoti di una religione che qualcuno vorrebbe ancora più intollerante si rifiutano di confrontarsi con idee diverse.


Rifiutano di lasciarsi attraversare da nuove esperienze, nel tentativo di rivivere sempre le stesse, e così facendo si comportano come quei tronchi che si accatastano in corrispondenza dell’ansa di un fiume e ne trattengono la spinta. Hanno forse qualche possibilità di fermare il fluire dell’acqua? No, il loro destino è quello di gonfiare il fiume fino a dargli una forza così grande da travolgere ogni ostacolo. Se tenti di opporti al cambiamento, il cambiamenti sarà più drammatico. Se invece lo accogli, hai la possibilità di guidarlo.


Di Cartesio tutti ricordano le parole Cogito Ergo Sum, cioè “penso, e quindi esisto”, ma quella era solo la seconda parte del suo ragionamento. Il primo era “Dubito Ergo Cogito“. Senza il dubbio non esisto neppure il pensiero, e senza il pensiero non c’è coscienza. Il nostro mondo cambierà quando le entità che lo attraversano accetteranno la relazione, il dialogo, come fine ultimo della nostra esistenza.


Byoblu vuole essere un media di interazioni. In questo senso, Byoblu crea il tempo. Oggi a Byoblu sarebbe piaciuto facilitare nuove interazioni tra i biologi evoluzionisti non darwiniani come Enzo Pennetta (nel video in testa al post) e i biologi evoluzionisti darwiniani. Ci siamo rivolti a molti tra giornalisti del settore, professori e scienziati, ma non si sono resi disponibili.  Hanno detto che non partecipano a “questo genere di incontri“. La diga, in questo come in tanti altri campi, inizia ad essere alta. Dobbiamo smantellare gli sbarramenti e governare il fluire delle informazioni. Prima che esplodano.


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