Che resti in famiglia

MARCELLO VENEZIANI

Che resti in famiglia


Una tempesta di fake news si è abbattuta sul Congresso Mondiale delle famiglie in corso a Verona. Mai vista una concentrazione così massiccia di false notizie, giudizi sprezzanti, boicottaggi, terrorismo e intimidazioni. La famiglia trattata come un nucleo eversivo, i suoi sostenitori presentati come negazionisti delle violenze alle donne, omofobi e sessisti, nemici della donna che lavora, fautori della penalizzazione dell’aborto, fascisti…


No, lasciamo stare le polemiche false e volgari, con corredo di slogan, cartelli e striscioni offensivi di uno schieramento ampio che va dai radicali ai progressisti, dal Pd ai grillini, più la stragrande maggioranza dei media, e chiediamoci piuttosto cos’è oggi la famiglia e perché è necessario sostenerla.


Per cominciare parliamo di famiglia naturale e non di famiglia tradizionale, altrimenti siamo già dentro uno schema che contrappone la famiglia moderna alla famiglia “all’antica”. La famiglia non è solo una convenzione cristiano-borghese ma appartiene a ogni civiltà finora conosciuta e al diritto naturale.


Da Aristotele che la definiva “comunità costituita dalla natura” a Buffon che la riteneva “lo stato naturale dell’uomo”, passando perfino per Rousseau che nel Contratto sociale definisce la famiglia “la più antica di tutte le società e l’unica naturale”, la famiglia è la struttura naturale, prima che civile e culturale, su cui si fonda ogni società. Perfino il rivoluzionario Sorel e il socialista Proudhon difendevano la famiglia (criticando il femminismo). Alain de Benoist nota nel suo Famiglia e Società (ed. Controcorrente, 2013) che la famiglia è addirittura più antica dell’uomo. Certo è più antica del singolo.


Oggi sappiamo che la famiglia è la prima società in crisi, dilaniata al suo interno, attaccata all’esterno. Ma sappiamo pure che è l’unica struttura che, pur lacerata, costituisce il primo e più importante rifugio per ogni disagio: disoccupazione, bisogno abitativo, assistenza a vecchi, malati e bambini, sostegno e cura. La famiglia ammortizza le povertà e le disparità sociali, i contrasti, le violenze, gli sfratti. Migliaia di famiglie sono luoghi in cui si esercitano violenze ed abusi.


Ma milioni di famiglie oggi sono il bene-rifugio insostituibile. Vere ambedue e anche le loro proporzioni: migliaia le prime, milioni le seconde. Oltre alla famiglia-rifugio e alla famiglia-compensazione che ammortizza le contraddizioni sociali, la famiglia è anche il primo esempio di rete incarnata, in cui l’interconnessione produce effetti reali e in generale benefici. Oltre il familismo amorale di cui scriveva Banfield negli anni ’50 c’è un familismo virtuoso che è una rete di protezione e di collegamento primaria e salutare.


Resta il fatto che i matrimoni hanno oggi una durata media sempre più breve e tendono a diventare minoranza i matrimoni che durano una vita. Dobbiamo abituarci a considerare prioritaria e indissolubile la famiglia verticale, e variabile la famiglia orizzontale: quel che non può mai essere revocato è lo status di padri, di madri, di figli, e dunque il loro rapporto fondato sulla natura e sul destino, mentre può essere revocato lo status di coniugati e l’unione di coppia.


Possono aprirsi i peggiori conflitti tra genitori e figli, o può subentrare il gelo e l’indifferenza; nondimeno quel legame è genetico e indissolubile, e alla fine ritorna. Drammatico resta il tema della natalità, dove viviamo tra due patologie opposte: la paurosa crescita demografica nel sud del mondo e la deprimente denatalità italo-europea. E’ curioso notare che si è invertito il rapporto tra nord e sud Europa: le popolazioni cattoliche e mediterranee, tradizionalmente prolifiche, sono state scavalcate coi figli dalle popolazioni nordiche e protestanti. Contano molto anche le strutture a supporto delle famiglie. La crisi delle nascite avvenne a partire dalla metà degli anni ’60; in quegli anni cambiò qualcosa radicalmente e il ’68 lo sancì fragorosamente.


Da allora qualcosa si sfasciò e si capovolse l’ideologia dominante; la figura paterna fu abbattuta, la famiglia fu mortificata, la fertilità diventò un male, la natura, come i legami, furono visti come prigioni da cui liberarsi, l’utero in affitto e la fecondazione artificiale sono pratiche consentite, soprattutto per agevolare le coppie omosessuali, il sesso perse i suoi confini, il delitto passò dall’aborto a chi lo impedisce, i transgender. Così la famiglia diventa una struttura arcaica, primitiva e chi la difende è sfigato o medievale (Di Maio dixit).


Eppure la famiglia è il luogo primario della cura che accompagna le fasi e i momenti decisivi della vita: la nascita, la morte, il lutto, i ricordi, i segreti, l’infanzia. L’ambito in cui siamo più noi stessi, il luogo dell’autenticità, la prima scuola di vita, la prima società. La famiglia è premura, amore gratuito e incondizionato verso qualcuno non per quel che ha o che fa, ma solo perché è, semplicemente è: tuo figlio, tua madre… Famiglia è natura, realtà, destino, affetti assoluti. E’ la nostra immortalità terrena, la nostra tradizione vivente…


La famiglia è riconosciuta come cardine della società dalla Costituzione (art.29) e la famiglia cristiana è uno dei fondamenti del nostro vivere comunitario. Giovanni Paolo II parlò del legame organico tra la famiglia e la nazione; anche Monica Cirinnà considera famiglia, nazione e religione organici, ma nel senso dei rifiuti. Il cerchio si chiude. Eppure la famiglia resta, a ricordarci la nostra origine, la nostra vita vera e il nostro avvenire.


MV, Panorama n.11 2019


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