Manifesto per la femmina donnuta

MARCELLO VENEZIANI

Manifesto per la femmina donnuta


Per la Festa della Donna, al posto del solito, banale mazzo di mimose, vorrei offrirvi un elogio della femmina, matriarca e donnuta e un’esortazione a conquistare quel ruolo. Dopo decenni di femminismo e donne che lavorano, che escono, che vivono più fuori che dentro, lesbiche in piazza e di cubiste in esposizione, facciamo uno spietato bilancio. State veramente meglio, vi sentite più realizzate, siete più felici o più alienate, più dipendenti, più frustrate? È necessaria una rivoluzione copernicana per riconquistare la casa perduta e la dignità femminile che vi abitava. Senza nulla togliere a tutto il resto.


1) La donna è regina della casa, l’uomo è suddito e ospite

Come la storia del matriarcato insegna, dalla civiltà mediterranea al passato più vicino, e come insegnavano anche le nostre nonne e madri, le donne erano le sovrane e non le domestiche dei loro figli e mariti, come poi sono diventate, dimezzandosi tra casa e lavoro; e col passare degli anni lo statuto di madri e custodi delle tradizioni domestiche, dei beni di casa e dell’estremo rifugio dell’uomo, dava loro un potere e perfino un carisma negato ai maschi. Da vecchie diventavano quasi ieratiche, venerate come sagge tirannosaure o come sante e veggenti, grembi atavici da cui discendeva la famiglia, sedute su troni regali a tessere il passato e il futuro dei loro cari.


2) La donna è mandante, l’uomo è il suo garzone

L’importanza strategica di telecomandare mariti, compagni e figli da casa. Chi l’ha detto che chi sta a casa o nelle retrovie conta meno di chi sta fuori e si agita? È in casa che si decidono le strategie, è in casa che si hanno le chiavi della propria vita e dei famigliari, e chi comanda a casa, comanda fuori. Elogio della casa come fortezza inespugnabile e come quartier generale in cui studiare guerre, assalti e conquiste, o in cui preparare ritirate, fughe e rifugi ascetici. Senza dire che chi domina la casa ha sempre due possibilità, di restare o di uscire; mentre chi non ha casa, ne ha una sola.


3) La donna è pilastro, l’uomo è passeggero

Nella società della mobilità e del lavoro flessibile e precario, acquista straordinaria importanza la casa, che sembrava invece destinata ad essere disertata per via dello statuto di nomadi della società globale. Invece a casa oggi c’è il computer che ci apre al mondo, c’è il lavoro a distanza, c’è la tecnologia più avanzata e la santissima trinità del moderno: telefono, internet e tv. Si comunica da casa più che per strada. Chi domina la casa, domina la comunicazione. Il focolare domestico ha bisogno non di un angelo o una vestale ma di più…


4) La donna è multipla, l’uomo è monocorde

La donna ha, rispetto all’uomo, innegabili risorse biologiche in più. Oltre a vivere più a lungo e a resistere di più a molte malattie, dispone di un patrimonio erotico e biologico molto più ricco. Può avere molteplici orgasmi e coltivare multipli rapporti, anche paralleli e consecutivi, mentre un uomo ha risorse sessuali più limitate; può fingere orgasmi mentre l’uomo è vincolato a esibire l’erezione. Insomma la donna può giocare su più tavoli e perfino alternarsi nel ruolo di donna e di uomo, mentre l’uomo non può giocare su due tavoli e con due ruoli, a malapena gli riesce uno.


5) La donna lega, l’uomo slega

La donna ha una carta genetica in più, la maternità di cui la paternità è solo una pallida e lontana imitazione. L’abissale differenza tra inseminazione e gravidanza, tra pater e parto, tra ruolo paterno e allattamento, La dipendenza dei figli dalle donne è fisica e metafisica, carnale e biologica, alimentare e nutriente; quella dai padri può essere al più intellettuale e morale, o economica. Un padre è wireless, mentre una madre ha sempre un cordone ombelicale invisibile verso la sua famiglia. Non vivetela come una catena e una carenza ma come una risorsa e una ricchezza.


6) Gioioso è il femminile, torvo è il femminismo

Il femminismo ha portato si, alcune emancipazioni importanti e alcune conquiste innegabili ma nel complesso si è concluso con un’abdicazione della femminilità e una sterile imitazione del modello maschile. La donna è diventata l’imitazione isterica e scadente del maschio. Da qui la necessità di riprendersi la femminilità in tutta la sua gagliarda pienezza, per il bene vostro, nostro e di terzi. Aboliamo l’8 marzo e lasciamo le mimose nei campi: sono più belle a casa loro e non danno il mal di testa, come invece nelle fioriere di casa.


7) Matriarche, non veline

La donna disinibita ed esibizionista, in tv e nella pubblicità, nella vita d’ogni giorno e al lavoro, è diventata ancora più donna oggetto della donna sottomessa del passato, perché il suo sex appeal è usato per vendere merci, per sedurre in vista d’altro, fino a figurare nuove forme commerciali di prostituzione. La donna diventa strumento per il mercato, intervallo di ricreazione, geisha per trattative industriali e commerciali, perfino surrogato della masturbazione. Le donne velate dell’Islam sono donne sottomesse ma le donne veline dell’occidente sono solo pruriti e non persone, gadget e non intelligenze. Dietro un velo si può celare un volto vero e un’intelligenza viva; dietro due labbra siliconate e un viso liftato, il volto diventa una fiction e l’intelligenza è emigrata clandestina.


Per finire: la donna è immobile


Liberiamoci dal falso pregiudizio da opera lirica che la donna è mobile, qual piuma al vento. La donna è l’asse che non vacilla, per dirla con Lao tse, il punto fermo negli assetti famigliari e sociali. Il suo punto di forza era l’unità della famiglia; oggi guadagna di più, anche dalle separazioni, ma vale di meno.E poi vale anche nello sport: chi gioca in casa è favorito. Passate dalla sovranità domestica alla sovranità domotica. Ma non dimenticate l’etimo, donna deriva da domina e da domus, cioè da signora e casa; riprendetevi la signoria e il suo castello.


(Ragazze, calma, abbiamo scherzato, anche se nello scherzo c’è una dose di verità…).


MV, La Verità 8 marzo 2019


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