L'onestą da sola non basta

MARCELLO VENEZIANI

L’onestà da sola non basta


Roberto Formigoni va in galera, contenti? Era corrotto, dicono i giudici. E se è così, è giusto condannarlo, ci mancherebbe. Però è possibile aggiungere, senza nulla togliere ai fatti e ai reati, che Formigoni è stato un grande governatore, uno dei migliori in assoluto, votatissimo per più mandati, che la sanità in Lombardia sotto di lui diventò un’eccellenza, anche se fu dominata con un sistema ferreo che ricordava le coop nelle regioni di sinistra? Ed è possibile aggiungere che non si può condannarlo per sempre all’infamia, senza ricordare anche il resto e il contesto? Non si può ridurre Formigoni alla caricatura malandrina che ne faceva Crozza… Ma il tema non è lui. È il potere, gli italiani e l’onestà.


Premessa d’obbligo prima che partano gli insulti. Pratico l’onestà da una vita e combatto i corrotti da quando ero ragazzo. Ma non si può giudicare l’umanità solo con un metro, sia pure importante come l’onestà. So che l’onestà dovrebbe essere un prerequisito di chi ha un pubblico incarico, ma dopo l’invasione dei cretini e degli incapaci, dopo aver visto quanti danni può fare l’ignoranza, l’incompetenza e l’assenza di esperienza e di studi, sono molto cauto nel giudicare i politici solo col criterio dell’onestà.


So, per esempio, che Craxi fu un grande politico, uno statista, anche se lasciò prosperare intorno a sé il malaffare e finanziò il partito con le tangenti. Certo, l’uno non giustifica l’altro, ma l’altro non può cancellare l’uno. Ne avessimo di Craxi… E lo dice uno di destra, nato e cresciuto col mito dell’onestà e delle mani pulite, nemico dei mariuoli, anche da giornalista. Uno che da ragazzo fu colpito da Almirante quando disse che da Mussolini appeso a testa in giù non cadde neanche una moneta…


Ma l’onestà da sola non basta. Anzi temo i cultori di una sola virtù, di solito costruiscono regimi dispotici e governi decisamente peggiori per i cittadini. Avete presente i sanculotti, il regime della Virtù e poi del Terrore?


Qualche anno fa chiesi paradossalmente la galera o l’estradizione in Giamaica per Formigoni per via delle sue camicie tropicali e delle sue giacche sgargianti. Non era ancora scoppiato lo scandalo della Sanità. Criticavo il suo look honolulu baby, da gaio governatore dei Caraibi o da fondatore dei Papaya Boys. Non capivo il movente – perché vestirsi da confezione dell’uovo di Pasqua – escludevo motivi religiosi o legati a Cielle.


Forse voleva smentire l’identificazione di casto con mesto, monotono e monocromo. Forse voleva farsi gioviale e allentare il tono muscolare del suo linguaggio. Vestendosi da giardino vivente, Formigoni però tradiva il suo narcisismo psichedelico; e credo che quello gli abbia giocato un brutto tiro nel malcostume, stavolta non in senso sartoriale, di cui si rese protagonista. Lui mi telefonò dopo quel pezzo, capì il tono scherzoso e mi confidò che andava avanti ormai da troppi anni da governatore, si accingeva al quarto mandato, ma era stanco e demotivato.


Dopo un decennio o poco più, disse, bisogna cambiare. Gli era stato promesso da Berlusconi che sarebbe diventato presidente del senato; rise il Cavaliere quando Formigoni gli disse che circolava la voce di Schifani a Palazzo Madama. Ma davvero ti paragoni a lui?…


E invece Schifani diventò presidente del Senato, Formigoni restò ancora governatore della Lombardia, sempre rieletto con tanti voti.

Il suo ruolo a livello nazionale era considerato troppo ingombrante, poteva fare ombra ai leader del centro-destra. Credo che la frustrazione di quel mancato salto nazionale abbia alimentato poi il suo comportamento, che resta ingiustificabile.


Ma torno al tema onestà. Da ventisette anni dividiamo i politici in ladri e onesti, sapendo che gli onesti sono solo di passaggio e, se non spariscono e restano al potere, passano dall’altra parte o così vengono classificati: do you remember i socialisti, gli ex comunisti, gli ex sessantottini, Bossi e il cerchio magico, Fini e compagnia bella, perfino Di Pietro e il suo partito?


Allora mi pongo una domanda più radicale: ma perché non dovrebbero rubare? Per rispetto della legge o degli elettori, che in gran maggioranza farebbero la stessa cosa se ne avessero la possibilità? Non basta la legge, il buon costume o il patto con gli elettori. Ci vogliono motivazioni più forti. Motivazioni ideali, storiche, etico-morali che rendono degna la politica, superiore ai vantaggi personali. Motivazioni scomparse, anzi rinnegate.


E poi c’è qualcosa che precede l’onestà e si chiama onore. Onore è il rispetto di sé tramite il rispetto degli altri, e viceversa. Onore è comportarsi in segreto, quando non ti vede nessuno, esattamente come se fossi in pubblico. Onore è capire che l’etica non è mai relativa agli altri e se gli altri ti deludono o ti derubano, non è un buon motivo per ricambiare. No, il senso dell’onore riguarda la tua identità, mica la competizione. L’Onore non va al mercato.


L’onore è un principio più alto dell’onestà. Ma non si usa da troppo tempo. A volte anche la fede religiosa si abbassa ad alibi per i comportamenti disinvolti e le compagnie d’affari.


Insomma l’onestà è una virtù se non sta da sola, se c’è qualcosa che la precede e c’è altro che l’accompagna. Buon governante è chi riesce il più possibile a far conciliare l’onestà con la capacità e l’efficienza. Cattivo governante è chi è una sola di queste cose o nessuna. Ma provate a farlo capire ai cretini indignati, a quelli che non rubano perché non ne hanno la possibilità, ma gongolano se qualche potente va in galera perché ha rubato… Col rancore non si salvano gli stati.


MV, La Verità 24 febbraio 2019


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