Breve guida agli dei

MARCELLO VENEZIANI

Breve guida agli dei


Nostalgia degli dei è il saggio “filosofico” più venduto al momento in libreria. È entrato nelle classifiche, ristampato, sarà presentato venerdì prossimo a Roma e poi in tutta Italia. Ecco un ideario dei suoi dieci capitoli, in parte uscito sull’ultimo numero di Panorama.


La nostalgia degli dei è l’amore per la luce, per l’inizio e per ciò che va oltre la morte. Gli dei sono metafore, figurazioni dei principi, idee in forma di simboli. I dieci dei in questione sono Civiltà, Destino, Patria, Famiglia, Tradizione, Comunità, Mito, Anima, Ritorno, Dio. Sono gli dei di cui nutriamo nostalgia, i numi tutelari che sentiamo mancare o vacillare nel presente. Gli dei che danno senso, sostanza e lungimiranza alla vita, dalla nascita alla morte. Sono pensiero vivente.


Gli dei sono proiezioni e protezioni che ci consentono di uscire dal mondo e dal tempo, di riconoscere i nostri limiti e di trascenderli, e trovare orizzonti, tutori e aperture oltre l’esistenza caduca. Gli dei fondano l’umanità oltrepassandola, sorvegliano i confini e connettono gli uomini tra loro, la realtà visibile all’invisibile. Gli dei perduti diventano nostalgie, a volte malattie, come dice Jung. Felicità è vedere gli dei, saggezza è vedere con gli occhi degli dei.


Civiltà


La civiltà è una visione del mondo che si è fatta vita attraverso le esperienze della storia ereditate dai secoli. Alle basi di ogni civiltà, anche sottaciuta, c’è una religione civile, ossia un legame comunitario super partes da cui attingere principi, basi comuni, limiti e valori non negoziabili. Ogni civiltà coltiva il senso del confine. Una civiltà decade quando perde il passato e il futuro, il naturale e il soprannaturale, e le aspettative vengono trasferite nel privato e nell’immediato e attengono esclusivamente all’individuo e al suo star bene.


Patria

La patria è il bisogno naturale e culturale di riconoscere un’origine, un luogo che sentiamo come habitat. La patria è un legame verticale, che ha un presente, un passato e un futuro e unisce in un patto indissolubile i vivi, i morti e i non ancora nati. La patria risponde a una domanda originaria: è un caso o un destino che siamo nati qui, in questo luogo, con questa lingua, da questi genitori? Chi ritiene che sia un fatto accidentale nascere qui o in un altro luogo, non dà alcun senso al legame della patria. Chi risponde invece che non è un caso nascere in un luogo anziché in un altro, ritene la patria un destino e reputa quel legame costitutivo del nostro essere al mondo.


Famiglia

La famiglia è il luogo primario della cura. È il primo riparo e la prima apertura, il primo habitat e la prima relazione. Nella famiglia è l’archeologia del conoscere, la forma primitiva dell’amare, dove l’attenzione si fa premura. La parola fa qui i primi passi. Qui si conosce la gioia della nascita, il dolore della morte, il tramandare e il perdurare della vita, il luogo della sostituzione affettiva, di padre in figlio, di nonno in nipote. La famiglia è il luogo inerme dell’autenticità in cui non conta ciò che fai o ciò che hai ma conta semplicemente che ci sei.


Comunità

Comunità è sentirsi parte, prender parte, essere parte. Il bisogno di comunità è un’esigenza naturale e culturale, innata, istintiva e spirituale, un orizzonte fondamentale della vita. Il comunitario si sente figlio di un luogo e di una famiglia, il liberal si sente figlio di un tempo e di una scelta. L’etica comunitaria è fondata sull’onore, in cui si incontrano stile e morale, rispetto di sé e degli altri. Una vera comunità non può essere sconfinata, coincidente con l’umanità, designa sempre un noi. Chi vive in una vera comunità non muore mai del tutto.


Tradizione

La tradizione non è il culto del passato ma è il senso della continuità e la sacra importanza del permanente. È rivelazione dell’essere nel cuore del divenire. La tradizione è la forma suprema di resistenza collettiva alla morte, l’unica immortalità accessibile nella storia. E’ un orizzonte di senso comune, rielaborato nel corso del tempo e immerso nell’esperienza della vita e della storia. La tradizione sta al tradizionalismo come la fiamma alle ceneri. Chi vive nel solco della tradizione è un erede gravido. L’antagonista della tradizione non è il progresso ma l’egocentrismo del presente. La brutta copia della tradizione è il kitsch, che sorge sulla cattiva imitazione e ripetizione del già detto, già fatto.


Mito

Il mito è la casa degli dei, la loro dimora naturale, cioè soprannaturale. Ma il mito è una dimensione costitutiva dell’animo umano e della sua mente. Non è verità non è illusione, ma è vedere il mondo con altri occhi, sotto altra luce. E’ il racconto sorgivo sulla nascita della vita e del mondo e ci proietta oltre l’io, oltre l’utile, oltre il presente. Ogni mito è mito del ritorno. Entrare nel mito significa uscire dalla mortalità, il mito intreccia le sorti e canta il destino. Per vivere l’uomo ha bisogno di favole e se ne distrugge alcune ne fabbrica altre. Senza miti la vita non è più libera, razionale e autonoma, è solo più povera, insensata e labile. Uscire dal mito è vivere spenti, è come se fosse spento l’interruttore.


Destino

Senza il destino, siamo in balia del caso e dei suoi capricci. Tutto può essere, può non essere, non fa differenza. Essere o non essere, è la stessa cosa. Il destino ha due possibilità, dar senso al mondo o alla vita o non darlo. Il caso ne ha una sola. Destino è legame, connessione, nulla va perduto per sempre ma di tutto resta comunque una traccia indelebile. L’estrema modernità ha dichiarato guerra al destino in ogni sua forma: natura, limite, obbligo, ordine, necessità, fedeltà. Vive la libertà come rifiuto radicale del destino. Essere è avere un destino. Altrimenti coincide col niente.


Anima

L’anima è l’impronta viva che lasciano negli uomini gli dei. E’ il nostro quid più personale ed è quel che più ci collega all’universo (anima mundi). L’anima è la cripta di tutto quel che è la nostra vita, il punto dove trova coscienza, memoria e sensibilità l’intero racconto in cui siamo immersi, quel flusso chiamato vita. Anima è l’energia spirituale che orienta al destino e al ritorno presso gli dei. E’ il soffio vitale del corpo, la sua forma come la sua essenza, la sua origine e la sua destinazione. Ritrovare l’anima nel cuore della vita per non finire in balia del corpo, del tempo e della morte.


Dio

Dio è il nome che diamo al Mistero. E’ l’Intelligenza entro cui siamo e pensiamo. Dio è la scommessa della ragione e del cuore. Viviamo l’epoca del disdio, equivalente al dispatrio. L’Io è un Dio che ha perso la testa. Nell’amor di Dio difendi l’essere dal nulla, la vita dal suo disfarsi, la luce dal buio. Difendi la tua infanzia con le sue preghiere, difendi tua madre, gli avi devoti da cui discendi. Nell’amor di Dio difendi la luce del mattino, la bellezza del creato, l’armonia del mondo, la maestà del cielo e i frutti della terra. Difendi la vita che continua e si trasmette oltre la tua morte. Nell’amor di Dio non difendi Dio e non porti prove teologiche, non hai la pretesa di essere il suo avvocato; difendi le energie spirituali che quel trasporto suscita.


Ritorno

Non l’essere e nemmeno il divenire riescono a figurare l’avventura umana, solo il tornare. Vivere è tornare, pensare è tornare, non si pensa che il ritorno. Ogni nesso, ogni relazione, ogni amore esige la ricongiunzione, il ritorno. Agli dei si addice tornare. L’inizio ci aspetta alla fine. Il ritorno è l’unico simulacro di eternità concessa in vita per guardare oltre il muro del tempo. La nostalgia è la trasformazione della lontananza in sentimento e poi in mito. Nostalgia degli dei è nostalgia del principio. Il ritorno è il conato originario della nostra mente, che sospinge a ricongiungersi.


MV, Nostalgia degli dei Una visione del mondo in dieci idee, Marsilio, pp.301, E.18


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