Il non detto su Eluana e la legge a difesa dei più deboli

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Il non detto su Eluana e la legge a difesa dei più deboli


Il caso di Eluana Englaro è molto simile a quello di Terry Schiavo. Anche Terry era cerebrolesa, anche lei respirava autonomamente. Non ci sono foto dell’agonia di Terry come non ci sono foto di Eluana, perché se le vedessimo ci renderemmo conto della realtà oggettiva della morte per disidratazione. E poi i pro eutanasia parlano tanto di volontà, ma non siamo nemmeno così bravi in neurologia da essere certi che la coscienza e il desiderio di vivere di Eluana fossero completamenti annullati. La legge dovrebbe proteggere i più deboli dagli abusi, che invece si moltiplicheranno se si affermerà il diritto a morire.


Vorrei ancora parlare del caso Englaro. In che veste? Tutte. Vorrei parlarne da essere umano, da figlia di una donna morta di sclerosi laterale amiotrofica. Vorrei parlarne da madre, perché sono certa che se Eluana fosse mia, mi sarebbe bastato un suo battito di ciglia per saperla e considerarla viva. Vorrei parlarne da medico. Vorrei parlarne da cittadino.


Il caso della signora Eluana Englaro è molto simile a quello della signora Terry Schiavo. Anche la signora Terry era cerebrolesa, anche lei respirava autonomamente. Anche lei faceva le cose che fanno i cerebrolesi: girarsi quando qualcuno li chiama, sorridere alle carezze, un sorriso abbozzato, certo, però riconoscibile, una smorfia, vaga anche questa, però riconoscibile, con cui si reagisce al dolore.


Terry Schiavo è stata fatta morire di sete e coma uremico. I suoi genitori volevano tenerla con loro, continuare ad accudirla, ma lei è stata riconosciuta come moglie e non come figlia, quindi ha deciso della sua vita il marito da cui si stava separando quando è morta.


Non ci sono fotografie dell’agonia di Terry Schiavo come non ci sono fotografie di Eluana. Se vedessimo le foto delle loro labbra spaccate “perderemmo di oggettività”, ci dicono. Scusate, come facciamo a essere oggettivi, se non vediamo le foto? Se non abbiamo la conoscenza visiva di quello che sta succedendo, come si fa a dare un giudizio oggettivo? Oggettivo vuol dire basato sulla conoscenza. Vuol dire prendere visione. Allora la dizione corretta è: non ci fanno vedere le foto, perché le foto sono atroci, e se vediamo le foto ci rendiamo conto della realtà oggettiva della morte per disidratazione.


Su Internet però c’è la cartella clinica della signora Schiavo: il quantitativo di diazepam (valium) che le è stato somministrato nei suoi ultimi giorni di vita è stato segnato. Perché hanno somministrato diazepam? Per sedarla, e quindi deduciamo quanto sia stata necessaria una sedazione. Uno che non soffre non deve essere sedato. Uno che è sedato sta soffrendo. La signora Englaro è stata affidata a un anestesista, per lo stesso motivo. Quindi parliamo di persone in grado di provare un dolore esprimibile, visto che è necessario il diazepam.


Quando noi affettiamo un vegetale, pomodoro, zucca, finocchio, lattuga, belga, peperone, non facciamo l’anestesia e non somministriamo diazepam. Perché? I vegetali non sentono nulla. Quando Eluana ha detto la frase “piuttosto che vivere da vegetale preferisco morire” intendeva dire: se mi riduco a un ammasso di cellule che non prova nulla, preferisco morire. Non è il suo caso.


Io insisto: non siamo così bravi in neurologia da essere certi che la coscienza e il desiderio di vivere di Eluana siano completamenti annullati, in compenso siamo certi che, anche in assenza di coscienza, la sua morte non sarebbe indolore. Allora, lasciamo perdere. Ma perché ci siamo caricati di questa scelta?


Eluana era in stato vegetativo. In stato vegetativo si soffre? No. E allora?


Eluana aveva dichiarato a suo padre che avrebbe preferito morire. Be’, dovrebbe essere ininfluente. Da medico, anzi da chirurgo, mi è capitato di raccogliere volontà testamentarie. Prima di entrare in sala operatoria, dove si era arrivati d’urgenza, quindi all’improvviso, a volte qualcuno chiede di fare testamento. Rapidamente, un medico scrive e un infermiere fa da testimone, o il contrario, il paziente firma e se succede qualcosa si spera che quel foglio abbia un valore perché, benché sia firmato e davanti a un testimone, può essere impugnato.


La legge, giustamente, sacrosantamente, prende in considerazione la volontà del cittadino, solo quando il cittadino l’abbia comunicata a un notaio, o perlomeno messa per iscritto. Se questo principio salta, avremo degli abusi apocalittici.


Dal punto di vista giuridico, che sia stata ritenuta valida una volontà che Eluana non ha espresso per iscritto è di una gravità giuridica spaventosa perché potrebbe essere il precedente che può creare degli abusi spaventosi. Solo uno Stato molto creativo poteva avere l’idea di accettare una volontà espressa in maniera così superficiale e discutibile.


Ammettiamo questa volontà. Nel far sopravvivere Eluana violeremo la sua volontà. Pazienza. Non sarà né la prima persona né l’ultima di cui è stata violata la volontà, non è così grave.


Non ci siamo mai impegnati a rispettare la volontà di tutti. Non possiamo rispettare la volontà di non essere ammazzati di tutte le vittime di assassinio e incidenti stradali, non possiamo rispettare la volontà di non essere violentate delle persone che non vogliono subire uno stupro. Non siamo neppure riusciti a rispettare il desiderio delle donne stuprate che i loro carnefici se ne restino in carcere: il nostro meraviglioso Stato, così attento alla volontà nemmeno scritta di Eluana, non ha pensato di fare sei ore di straordinario e dare alla nazione processi in tempi brevi, gli stessi tempi di tutto il mondo civile.


La volontà delle donne stuprate di non sapere i loro carnefici agli arresti domiciliari a diventare eroi su Youtube qualcosa vale? No? Spazzatura?


Non siamo riusciti a rispettare la volontà di chiunque abbia bisogno della giurisprudenza civile ad avere un processo in tempi che abbiano un senso. Persone sono fallite benché piene di crediti. Non siamo nemmeno riusciti a rispettare la volontà di vivere dei giovani pazienti morti perché in molti ospedali del Meridione non esistono strutture adatte ai grandi ustionati o perché non si è trovato un unico medico in grado di fare la diagnosi di ematoma epidurale senza un esame Tac e intervenire in tempi utili, eppure i genitori di quei ragazzini hanno avuto i loro stipendi falciati dai contributi per una sanità che al momento della necessità si è rivelata un assembramento di incompetenti.


Se non rispettavamo la volontà di Eluana di non vivere una vita completa, era così grave?


In più non siamo neanche certi che quella volontà sia reale e attuale, perché qui stiamo prendendo per definitiva una frase pronunciata 18 anni prima. Eluana viveva una vita piccola, ma senza dolore, accudita dalle suore. Spesso sorrideva. Ci dicono che era un riflesso condizionato. Ne siamo certi: è un riflesso condizionato che salta fuori quando le cose vanno benino.


Vorremmo vedere le fotografie del viso di Eluana le ultime 24 ore, siamo certi non ci fosse nessun sorriso. E dato che quella scelta è stata caricata sulle spalle di tutti, riteniamo di dover vedere quelle foto. Leggere il “diario” di quelle ore è stato sconvolgente. Per inciso: per non salvare i Testimoni di Geova non facendo una trasfusione, non basta presumere che siano contrari perché sono Testimoni di Geova. Occorre che siano in grado di intendere e volere per confermare che non vogliono la trasfusione e bisogna farglielo mettere per iscritto e firmare.


Io a 17 anni pensavo di non voler vivere, sicuramente non fino a 65 anni. Ho cambiato idea. In quel periodo dichiaravo anche che non avrei voluto vivere da menomata. Ho cambiato idea.


E adesso vorrei parlare di testamento biologico ed eutanasia. Anzi vorrei parlare di giustizia e di legge. Le leggi non devono essere giuste: la giustizia (umana) è un concetto teorico che si riferisce a un’etica e l’etica è opinabile, come tutti sappiamo. All’epoca di Stalin le maestre spiegavano quanto era etico denunciare i genitori, in Somalia è etico lapidare una tredicenne, Torquemada riteneva etica l’Inquisizione ed esistevano cattedre di etica nazista.


Se l’etica è la sacralità della vita, l’eutanasia è sbagliata. Se l’etica è la libertà dell’individuo, la negata eutanasia è sbagliata. Sul caso Englaro tutti si sono scatenati facendo questioni di principio.


Lasciamo perdere l’etica e lasciamo perdere anche la giustizia, per cortesia, lasciamo questa roba alle cattedre di teologia e filosofia e limitiamoci alla bassa cucina. Niente etica: bassa cucina e basta. Lo scopo di una buona legge non è affermare la giustizia, concetto che lasciamo a teologi e adolescenti, ma semplicemente difendere dal disastro i più deboli della comunità.


Facciamo un esempio. Esiste una legge che dà ai figli il cognome del padre e solo del padre. L’adolescente di turno afferma che «questa legge è “ingiusta” perché discrimina e il figlio è anche della madre». Purtroppo siamo pieni di adolescenti cronici, quelli che non diventano mai adulti, quelli che dicono sempre “la società è” e mai “la società siamo”.


Il cognome deve essere paterno e solo paterno, perché il compito di una legge è di proteggere il più debole dalla catastrofe. La maternità è molto più antica della paternità. La maternità esiste già nel cervello rettiliano, la paternità è recente, corticale.


Compare solo nelle scimmie antropomorfe uomo scimpanzé e bonobo. La maternità comincia nove mesi prima della paternità. Mamma, prima di essere una persona, è un posto. Le madri che abbandonano i figli sono una minoranza che più minoranza non si può. I padri che abbandonano i figli sono un esercito e molto alta è la percentuale di padri che abbandonano i figli e non ne pagano gli alimenti.


Dove il cognome è paterno (questo bambino ha il suo cognome, se lo ricordi) è più facile convincere i padri in fuga a scappare un po’ meno o almeno a pagare gli alimenti. La paternità negata è una catastrofe per il bimbo, una catastrofe emotiva e materiale. Il cognome per linea paterna diminuisce enormemente i numeri di questa catastrofe. È un’ingiustizia per le donne che non danno il loro cognome ai figli? Può darsi, ma è stato protetto il più debole: il figlio di padre in fuga.


Se affermiamo il diritto alla morte, quanti saranno gli abusi? Quanta gente che camperebbe ancora un po’, e anche volentieri, si sentirebbe in dovere di dichiarare di voler morire per non gravare troppo i propri familiari? La mia mamma lo avrebbe fatto.


Quanti sono quelli spinti a questa scelta da parenti indegni e crudeli? Esistono anche loro, sapete? Esiste gente che vende le figlie di otto anni ai pedofili, gente che si diverte a bruciare vivi i barboni. C’è di tutto. Il più debole della comunità, il malato cronico con parenti iene, sarà sicuramente spinto al suicidio assistito. Il malato cronico costa moltissimo. La sanità sempre più in corsa verso un deficit sempre più mostruoso non potrà resistere alla tentazione. Il compito del legislatore è proteggere quel malato. Il resto è letteratura.


Perché se legalizziamo l’eutanasia i rischi di abusi sono tremendi. In Olanda sopprimono i neonati con la trisomia 21 e la spina bifida, perché “non possono vivere una vita degna di essere vissuta”. Facciamo attenzione. La vita non degna di essere vissuta è una china pericolosa. È meglio sbagliare per eccesso che per difetto.


Eluana era viva e vitale. Vivo e vitale sono termini tecnici e lei era viva e per uccidere le persone vive è necessario un procedimento doloroso, perché bisogna danneggiare sistemi funzionanti e il danno è percepito come dolore.


Se “sbagliamo” e avremo fatto sopravvivere qualcuno contro la volontà anche legalmente espressa, be’, non è così grave. Ma se facciamo l’errore opposto: se la facciamo morire con dolore? Se in quel cervello danneggiato una volontà di vivere ci fosse ancora?


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