REDDITO DI CITTADINANZA? IN VENEZUELA, UTOPIA REALIZZATA

maurizio blondet

REDDITO DI CITTADINANZA? IN VENEZUELA, UTOPIA REALIZZATA


Il bolivarismo è una ideologia semi-cotta,  come  tutto ciò che viene dal Sudamerica , che è intellettualmente insufficiente.    .


Secondo Hugo Chavez,  il  bolivarismo consiste in:


  • Sovranità economica e politica dell’America Latina ( anti-imperialismo)
  • Partecipazione politica di base della popolazione attraverso voti popolari e referendum ( democrazia partecipativa)
  • Autosufficienza economica(nel settore alimentare, beni di consumo durevoli e così via)
  • Instillare nelle persone un’etica nazionale del servizio patriottico
  • Distribuzione equa delle vaste risorse naturali (sudamericane)
  • Eliminare la corruzione.

Se ciò vi ricorda per certi aspetti il  programma di un movimento italiano, aspettate a giudicare.


Nell’applicazione che ne ha fatto Chàvez ormai da un trentennio, il bolivarismo è semplice e lineare.


1 Il Venezuela ha le massime risorse petrolifere del pianeta. E’ il paese più ricco del Sudamerica.


2 ll 90% delle entrate del Venezuela dipende dal petrolio.


3 Ergo, che bisogno c’è di lavorare?


4 Il popolo si dia alla musica, suoni e balli nel sistema delle orchestre popolari creato dal governo; si unisca in “collettivi” che si dedicheranno alla “ promozione della democrazia, dei gruppi politici e delle attività culturali”   e collaborino liberamente  con  i  programmi sociali nei quartieri:


Orchestra popolare…


Questi collettivi infatti sono fioriti, oggi controllano una ventina di città e quartieri nel paese. Chi li paga? Ovvio, il governo chavista-bolivariano.


il reddito di cittadinanza, in Venezuela, esiste da quel dì. I colectivos in cambio fanno “lavori socialmente utili” .  Programmi di  riabilitazione dalla droga, spettacoli di burattini per i bambini, doposcuola.


Collettivo Tupamaro. in cambio del reddito di cittadinanza, fanno doposcuola di marxismo.


Gestiscono persino cliniche ed ambulatori, a spese dello Stato. I Tupamaros (il secondo più importante dei colectivos: 7 mila, pare,  sul libro paga del municipio di Caracas) tengono utilissimi  corsi di insegnamento del marxismo ai bambini delle elementari. “Lo Stato  finanzia tutto questo, ma se non sei d’accordo con loro ti escluderanno dalla maggior parte dei programmi sociali finché non darai fedeltà al partito (socialista) “ , ha spiegato Ennio Cardozo, professore di scienze politiche all’Università Centrale del Venezuela.


Il bello del reddito di cittadinanza, infatti, è questo:  che per ottenerlo,  bisogna sostenere il governo che te lo dà. Fare  parte del colectivos,  essere socialmente utile; e per farne parte, devi portare i voti di almeno 10  altre persone.


E’ il mondo ideale, insomma.  Reddito di cittadinanza per gli amici, niente per i nemici del bolivarismo,  servi della Cia.  Tutto funziona perfettamente perché pagato dall’introito petrolifero.


Naturalmente,  poi,  hanno detto che il crollo dei prezzi del petrolio ha rovinato la bella utopia realizzata   del  chavismo. La realtà è che la produzione di greggio venezuelano  ha cominciato a crollare molto prima.


Nel tempo della nazionalizzazione della petrolifera nazionale, la Petroleos de Venezuela S.A. (Pdvsa).   Non c’è niente di male nelle nazionalizzazioni, dice chi ha conosciuto i benefici dell’IRI; ma  le nazionalizzazioni alla sudamerican-bolivariana, richiedono un supplemento di analisi costi-benefici.

Appena nazionalizzata la Pdvsa, Chàvez l’ha liberata di 23 mila lavoratori (servi della Cia),  per rimpiazzarli subito con  almeno altrettanti  chavisti fedeli al bolivarismo.


Gli stipendi passarono dai primi ai secondi. Ma disgraziatamente, le migliaia di chavisti stipendiati non hanno le competenze necessarie  per far funzionare una compagnia petrolifera. Risultato, una  continua caduta della produzione,  che i  più famoso esperti (in bolivarismo) non sono in grado di arrestare,  indebitamento alle stelle con le banche internazionali,  corruzione, mancanza  di investimenti infrastrutturali. Basta dire che il Venezuela oggi importa greggio leggero,  che serve a diluire quello di produzione nazionale,  della Faja,  molto denso e pesante. 


Non occorre dire  che importa anche la benzina, che prima esportava.  Per mancanza di investimenti (Maduro  ha  scelto bolivariamente di spendere in consumi) gli impianti per la raffinazione  non funzionano più.


In breve, l’industria petrolifera nazionale è stata se non smantellata,  ridotta ad un catorcio inefficiente.  Finché i prezzi internazionali del petrolio sono stati alti, i problemi sono stati mascherati,  in quanto i rincari  compensavano i cali della produzione. Adesso che i prezzi sono calati (per il boom dello shale oil americano)   gli introiti per i generosi “redditi di cittadinanza” non ci sono più. 


Quanto alle flebili altre risorse industriali   private, scarsissime, lo Stato bolivariano le ha espropriate  e   date in gestione agli  esperti in bolivarismo  che votano per lui, uno degli effetti è stato che anche le entrate tributarie sono scese a zero o quasi: aziende pubbliche bolivariane  mica fanno odiosi profitti, sono in perdita e se ne vantano,  sono stipendifici per i militanti…Il paese è de capitalizzato, perché chi ancora aveva  soldi non ci ha investito più un bolivar…

Sicché  è diventato necessario restringere i redditi di cittadinanza ai fedelissimi.


Li ricevono  anzitutto i difensori del bolivarismo, quei tizi che  vedete   girare in moto in due col casco, e quello dietro con un fucile a pompa. Sono i  colectivos militanti. Che devono cominciare a guadagnarselo, il reddito di cittadinanza.



 Anche sotto forma di alimentari:  sono alimentari importati (il Venezuela non  li produce  più, non serviva quando il greggio pagava tutto) a   prezzi sovvenzionati o gratis, e diventano sempre più rari.  Alejandro Velasco, professore di studi latinoamericani alla New York University, spiega: i colectivos “ricevono finanziamenti governativi attraverso canali sia formali che informali, compresi i fondi neri che il governo distribuisce in diversi settori” e hanno anche “legami personali tra membri e funzionari governativi per accedere risorse”.  Oggi, con l’inflazione alle stelle, i colectivos controllano im mercato  nero del cibo. Un mercato nero del cibo, come s’è formato?


Ricordate: il petrolio paga tutto, importiamo cibo invece di produrlo.   Il denaro stampato dalla banca centrale alla bolivariana, non vale più nulla fuori. Maduro ha insieme stampato moneta a triliardi  e imposto un ferreo controllo dei prezzi: i generi non devono rincarare, è vietato dal  bolivarismo realizzato. L’effetto è stato spiegato un anno fa da Mauro Bafile, direttore della Voce d’Italia,  giornale in lingua italiana pubblicato a Caracas: “ L’industria del nostro Paese non può stare in piedi con prodotti venduti a prezzi politici, che permettono alla popolazione di stare calma ma non soddisfano il fabbisogno nazionale, limitandosi a quello delle frange vicine al chavismo. Presto il Venezuela non sarà più in grado né di importare né di produrre”.


Le aziende agricole interne, se esistevano, sono fallite perché non hanno retto la competizione col  cibo importato e distribuito  sottocosto.  Nel complesso, ciascun abitante del  Venezuela ha perso reddito (da 12 mila dollari a 3 mila pro-capite) e 8 chili di peso corporeo: una salutare  cura dimagrante,  benefico effetto collaterale del Chavismo.


Il punto è che, come succede nelle statistiche,  la perdita di 8 chili non è stata uniforme. I membri dei colectivos sono in genere sovrappeso.     Maduro  conta di aumentarne il numero. “Il suo motto – riferiva Lettera 43 un anno fa –  è un «fucile per ogni miliziano, un fucile per ogni miliziana. Il numero degli arruolati nel corpo paramilitare creato nel 2010 non viene diffuso. Il presidente Maduro ha dichiarato di volere raggiungere quota 500 mila miliziani – l’esercito regolare conta circa 190 mila unità – per difendere il Venezuela dai «traditori della patria» che «tentano il golpe pagato dagli Usa».


Naturalmente, tutta questa indipendenza anti-imperialista è solo vocale. Parole. Nei fatti:  il bolivarista, nel  2014, ha  venduto a Goldman Sachs ha dato titolo della  petrolifera Pdvsa, scadenza  2022 per un valore di 2,8 miliardi in cambio di appena 865 milioni: un ribasso del 69 per cento, e i bond sono stati subito girati a hedge funds. E adesso sta cercando da piazzare a Wall Street bond del Banco Central de Venezuela con un ribasso dell’80 per cento”.


I tre bolivariani


A questo punto,  caro lettore, spero tu abbia capito perché i grillini sono per Maduro: perché ha realizzato il “sovranismo  senza lavoro”, l’utopia di Beppe, di Fico, del Dibba che infatti ha girato in  tutto il Sudamerica per  respirare l’aria ideologica e inebriarsene .  Un sogno bellissimo.  Che vogliono realizzare togliendo di mezzo ogni industria esistente al Sud e senza investire in alcuna infrastruttura,  sovranismo senza sviluppo, populismo senza crescita  –  meglio, molto meglio di Maduro – persino senza petrolio e gas,  visto che hanno imposto la chiusura delle poche piattaforme  sull’Adriatico. E’ il caso di rifletterci, italiani, a votare i Grilli. Prima di arrivare a   cercare cibo nei cassonetti e disciplinare dai colectivos de Figo col fucile a pompa.


Il primo


(Come credente, vorrei che  la Chiesa cominciasse ad affrontare il tema del cattolicesimo sudamericano: perché paesi cattolici, in quel continente, hanno il più grande spaventoso primato di violenza, omicidi, fame, inqiuità sociale – nonostante i movimeni giustizialisti, in qualache modo venati di cattolicesimo, magari alla teologia della liberazione?  Buonismo e giustizialismo…sarà che senza  cultura e lavoro intellettuale faticoso non bastano? Il buonismo che giustifica l’inazione è una tentazione della fede cristiana? Magari El Papa potrebbe pensarsi. Ma pensa, poi, queso caso unico di gesuita senza cultura?)


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