PERCHE' LA NUOVA RECESSIONE HA FIRMA TEDESCA. E si chiama declino.

Maurizio Blondet

PERCHE’ LA NUOVA RECESSIONE HA FIRMA TEDESCA. E si chiama declino.


L’intera Europa è  di nuovo in recessione. A cominciare dalla Germania, che trascina tutti gli altri con sé.   La “Europa” obbligherà l’Italia ad applicare le clausole di salvaguardia, ciò che aggraverà la  nostra recessione. E noi abbiamo al comando un Di Maio che annuncia un nuovo miracolo  economico grazie al reddito di cittadinanza (che non vedrà mai  davvero la luce)  e un governo grillino che propone lo spinello libero e i vaccini.  Mentre le nostre banche vengono sostanzialmente esproriate da mani estere (Il nocciolo, al di là dei tecnicismi, è il piano di oligopolio estero vestito del sistema bancario italiano – Valerio Malvezzi).


Infuriano la demenza e l’incultura italiota, che ci lascia indifesi di fronte al peggio, di fronte al nemico. Proprio per questo è una consolazione ritrovare la lucidità venata di umorismo di Ashoka Mody, l’economista di Princeton.  Egli ha spiegato che cosa dimostra la recessione appena iniziata, in un articolo su Bloomberg, dal titotlo: “L’economia tedesca sarà il problema dell’Europa”.


https://www.bloombergquint.com/onweb/germany-s-economy-will-be-europe-s-problem#gs.dRHLaRip


L’attuale nuova recessione cosa dimostra? Dimostra, dice il professor Mody,  che “la Germania non è  una locomotiva globale”, nonostante che come esportatore rivaleggi con la Cina  e stracci gli USA, quelli sì due locomotive mondiali. Le locomotive mondiali sono quelle che alimentano la crescita non solo propria, ma delle altre economie. “La domanda interna tedesca non alimenta la crescita “ delle altre economie europee. Quando la domanda globale è vivace, Berlino non  fa che trasmetterla  alle  economie-satelliti della UE.


https://www.bloombergquint.com/onweb/germany-s-economy-will-be-europe-s-problem#gs.dRHLaRip


“La  crescita  nella zona euro resta, in essenza, in funzione della crescita del commercio globale”.  Mody sa  che “ Oggi nella BCE si chiacchiera di  domanda interna che compenserà la domanda estera”. Non è una idea, men che meno un progetto quello  di cui chiacchierano alla Banca Centrale Europea, “è aritmetica”:  è ovvio che quando la domanda estera declina, quella interna assuma una proporzione  maggiore. “Il che non la rende  più dinamica”.


Sicché il fatto che la Germania non sia –   e non abbia voluto essere, per tirchieria – una locomotiva mondiale, farà sì che l’incombente rallentamento del commercio globale “colpirà l’Europa due volte: una direttamente per il rallentare della domanda mondiale, un’altra che sarà trasmessa dalla  Germania”, le cui imprese industriali ridurranno i loro ordinativi alle imprese dell’indotto i Europa,  anche nell’Italia del Nord.


A guardar bene, nota Mody,  anche “nel 2015-16 la crescita  germanica è stata poco brillante, nonostante l’iniezione di liquidità – il quantitative easing –  della BCE.  Solo dopo che la Cina ha  iniettato un suo grande stimolo  monetario  della domanda interna , che ha provocato un aumento del 4% della crescita mondiale, solo allora, a metà 2017,  anche l’economia tedesca ha  cominciato a decollare.  Quando Pechino ha cessato lo stimolo a  fine 2017, il commercio globale ha cominciato a calare, ed altrettanto è calata l’economia tedesca”.


Di fatto, la potente economia tedesca si è comportata come un aliante, non come un  aereo con motore in proprio.  La UE è agganciata non a una locomotiva, ancor meno a un quadrimotore; siamo agganciati a un grosso aliante che dipende dal traino altrui.

Questa è la Germania, e lo  è per la sua volontà,la meschina visione ragionieristica  ed imposizione  dei pareggi di bilancio, la spilorceria  nei propri consumi interni,  nelle risparmio sulle proprie infrastrutture,  e  la punitiva voglia di usare le regole UE per disciplinare gli spendaccioni del Sud.  Unita alla mancanza di idee, a una specie di deficit intellettuale – che ha trasmesso a tutti noi.


“La lezione più profonda”, dice Mody, “è questa: la Germania sta scendendo a competitore mondiale di più basso livello”. Second-tier competitor.


E lo dimostrano i brevetti che vengono dalla Germania.


Mody mostra la tabella dei brevetti riconosciuti in USA nel 2017: al primo posto c’è la IBM, al secondo la Samsung coreana; seguono una serqua di imprese giapponesi, cinesi, americane….   Ma  un nome tedesco lo troviamo solo nell’ultima colonna.  Al disotto dell’unica altra impresa europea che si fa  onore, la svedese Ericsson.


(Brevetti nel mondo. L’Europa di fatto non c’è)


“La IBM da sola ha registrato più brevetti dell’intera Germania”, rincara Mody, “un terzo dei brevetti  della Corea vengono da Samsung”:


Peggio: “E’ dal 2007 che le aziende coreane hanno raggiunto  la Germania nel registrare brevetti; ed ora ne registrano quasi il doppio  dei tedeschi, grazie agli enormi investimenti   in istruzione e ricerca”.


Brevetti Cina, Corea …. e Germania

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Varrà  la pena di ricordare che la Corea del Sud ha una popolazione  che è circa la  metà di quella tedesca; ma  che ha una politica di Stato che ha fatto enormi investimenti in istruzione e ricerca, grazie a una classe dirigente che non s’è limitata ad agganciarsi al mercato come un aliante  al  bimotore, ma ha “preceduto” i mercati – passando  dall’auto all’elettronica di consumo, schermi piatti, chips.


L’Europa:  da avanguardia scientifica a retrobottega


Il tutto, bisogna sottolinearlo, in base ad una politica determinata – non  abbandonata ai “mercati”, ma    animata dalla  volontà.     Un trionfo della volontà, per citare una tedesca d’antan...Una volontà che la Germania ha abbandonato, che non ha saputo esprimere – un torpore mentale che, guidando di fatto la UE, ha trasmesso all’Europa intera.


Questo continente di mezzo miliardi di abitanti, che per 500 anni  è stato l’avanguardia delle invenzioni tecnico-scientifiche, oggi è un arretrato retroterra del mondo, un vecchio e triste retrobottega  del “second-tier competitor”, competitore scadente, che è la Germania.


Vi ricordate a novembre,  quando l’aereo di Stato con cui Angela Merkel doveva raggiungere l’Argentina per il G 20, un Airbus A340,  e dovette fare un atterraggio di emergenza per guasto a Colonia, sicché Merkel e la delegazione germanica dovette ripartire  su un volo di linea Iberia? Ebbene, è accaduto di nuovo.  Stavolta al  ministro tedesco dello sviluppo economico, in Zambia. L’aereo di Stato non ha voluto ripartire: guasto. La Luftwaffe ne ha mandato un secondo: s’è piantato anche quello. Furioso, il ministro è tornato con un volo di linea.  Leggere  per credere.


https://twitter.com/polansky_martin/status/1083653112232054784


Mancanza di investimenti  nelle infrastrutture. Certo, da noi è peggio. E Di Maio annuncia il nuovo miracolo economico, il governo 5Stelle  sente urgente lo spinello libero,  motore di sviluppo nella decrescita felice…


Se poi attendono, i nostri pseudo-governanti, le elezioni di maggio che cambieranno la faccia  dell’Europa, è meglio che guardino i sondaggi tedeschi: la Merkel, dopo 14 anni di potere logorante, resta la personalità preferita dai tedeschi.  Il 60 per cento di loro la amano e la vogliono ancora.  E al secondo posto?  guardate, c’è la sua delfina, la KK.   Che piace ogni giorno di più.



Ai tedeschi piace la torpidezza di Mutti, ci hanno guadagnato. E ci terranno ancora nel triste retrobottega.


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