Se la Riforma fosse stata spagnola...

VITTORIO MESSORI

Se la Riforma fosse stata spagnola...

Vittorio Messori

Pubblicato su "Una voce grida...!" n.9 marzo 1999


La leggenda nera della barbarie e dell'oppressione della "cattolicissima Spagna" sui suoi domini oltreoceano è frutto in realtà di una riuscita guerra di propaganda da parte della rivale Inghilterra.(1) Come ha scritto infatti uno storico contemporaneo, Jean Dumont: «Se, per disgrazia, la Spagna (con il Portogallo) fosse passata alla Riforma protestante, fosse divenuta puritana e avesse dunque applicato gli stessi principi del Nord America («lo dice la Bibbia: l'indiano è un essere inferiore, anzi è un figlio di Satana»), un immenso genocidio avrebbe spazzato via dal Sud America la totalità dei popoli indigeni.


Oggi, i turisti, visitando poche "riserve" dal Messico alla Terra del Fuoco, scatterebbero fotografe di sopravvissuti, testimoni del massacro razziale, compiuto per giunta in base a motivazioni "bibliche".» (2)


Le cifre parlano chiaro: mentre i "pellerossa" superstiti nel Nord America si contano a poche migliaia (3) nell'America ex-spagnola ed ex-portoghese sono la maggioranza della popolazione (nella zona messicana, in quella andina, in molti territori brasiliani, quasi il 90 percento della popolazione o discende direttamente dagli antichi abitanti o è il frutto di incroci tra gli indigeni e i nuovi arrivati). (4)


Fra le amene distorsioni e revisioni della storia ad uso e consumo della credenza popolare, vi è quella che dipinge le civiltà degli Aztechi e degli Incas come delle nobili società evolute, tragicamente scomparse ad opera dei trucidi invasori cattolici.


Si trattava in realtà di popolazioni fra le più feroci della storia, con una fosca religione basata sui sacrifici umani di massa. Senza l'arrivo degli spagnoli la popolazione indigena si sarebbe ridotta ai minimi termini, vista l'ecatombe che i dominatori aztechi facevano della gioventù delle popolazioni soggiogate. Nelle loro solennità, che duravano ancora quando giunsero i Conquistadores a sbaragliarli, sulle grandi piramidi che servivano da altare si giunse a sacrificare agli dèi aztechi sino a 80 mila giovani (indios) per volta. L'intransigenza talvolta il furore dei primi cattolici sbarcati, sono ben spiegabili davanti a questa oscura idolatria nei cui templi scorreva sempre sangue umano.


Ecco descritto il rituale delle mattanze sulle piramidi messicane:


"Quattro preti afferravano la vittima scaraventandola sulla pietra sacrificale. Quindi, il Gran Sacerdote piantava il coltello sotto il capezzolo sinistro facendosi largo attraverso la cassa toracica, finché, rovistando a mani nude, non riusciva o strappare il cuore ancora pulsante e e metterlo in una coppa per offrirlo agli dei. Dopodiché i corpi venivano fatti precipitare dalle scale della piramide. Ad attenderli, al fondo, c'erano altri preti che incidevano ogni corpo sulla schiena dalla nuca ai talloni, e ne strappavano la pelle in un unico pezzo. Il corpo scuoiato era preso da un guerriero che lo portavo e cosa e lo faceva e pezzi. I quali erano offerti agli amici, oppure questi erano invitati a case per festeggiare con le corni della vittima. Le pelli, invece, conciate, servivano di abbigliamento alla casta sacerdotale."


Mentre così venivano sacrificati i giovani e le giovani (a decine di migliaia ogni anno: il principio era che i cuori umani dovevano essere offerti senza interruzione alle divinità), i bambini erano precipitati nella voragine di Pantilàn, le donne non vergini erano decapitate, gli uomini adulti scorticati vivi e finiti poi con le frecce. Solo un po' meno sanguinari erano gli Incas, gli altri invasori che avevano ridotto in schiavitù gli indigeni più a Sud, lungo le Ande.


Come ricorda uno storico:

"I sacrifici umani erano praticati dagli Incas per allontanare un pericolo, uno carestia, un'epidemia. Le vittime erano di solito dei bambini, a volte degli uomini e delle vergini. Le vittime erano strangolate o sgozzate, a volte si strappava loro il cuore alla maniera Azteca."


Anche l'organizzazione sociale imposta dagli Incas forniva di che fuggire. Come nell'Europa Orientale del XX secolo, sulle Ande del XVI secolo era vietata la proprietà privata; tra gli Incas, infatti, denaro e commercio non esistevano; l'iniziativa dei singoli era vietata; la vita privata era sottoposta a un duro regolamento di stato. E, tanto per dare un ulteriore tocco ideologico "moderno", precedendo sia marxismo che nazismo il matrimonio era permesso solo seguendo le leggi eugenetiche di stato, per evitare "contaminazioni razziali" e assicurare un razionale "allevamento umano".


A questo terribile scenario sociale, si aggiunga che nessuno, nell'America precolombiana, conosceva l'uso della ruota (se non per impieghi religiosi), né il ferro, né sapeva impiegare il cavallo. Niente cavallo significava assenza anche di muli e di asini, così che  aggiungendovi la mancanza delle ruote tutti i trasporti, in quelle zone montagnose, anche per la costruzione degli enormi palazzi e templi dei dominatori, erano fatti a spalle da torme di schiavi. In questa situazione è comprensibile che gli indigeni abbiano dato una mano entusiasta ai pochi spagnoli giunti provvidenzialmente, per liberarsi dalla feroce oppressione.


Ed è su queste basi che i giuristi spagnoli, nel quadro della "eguaglianza naturale di tutti i popoli" riconoscevano agli europei il diritto oltre che il dovere di aiutare genti che ne avessero bisogno - e non si può dire che gli indigeni precolombiane non avessero bisogno di aiuto. A differenza di quanto faranno gli anglosassoni, che si limiteranno a sterminare quegli "alieni" che trovavano nel Nuovo Mondo, gli iberici raccolsero la sfida culturale e religiosa con una serietà che è una delle loro glorie.


Mentre la cultura degli Stati Uniti non deve a quella indiana che qualche parola, essendosi sviluppata senza quasi scambi con le popolazioni autoctone, non fu così nell'America ispano-portoghese, dove l'incrocio non è stato certo solo demografico, ma ha creato una cultura e una società nuove, dalle caratteristiche inconfondibili.(5)


La Spagna, inoltre, a differenza dalla Gran Bretagna, non organizzò mai il suo impero in "colonie" ma in "province ".


E il re dì Spagna non assunse mai la corona di "imperatore delle Indie", a differenza di quanto farà la monarchia inglese. Diversamente dall'America del Nord, infine, dove prima gli inglesi e poi il governo federale degli Stati Uniti dichiareranno la loro proprietà assoluta sui territori occupati e da occupare, con incentivi all'eliminazione (un tot a scalpo) degli eventuali indiani, al Sud si ricorse al sistema della encomienda che era un istituto di derivazione feudale, ovvero la concessione fatta dal sovrano a un privato di una porzione di territorio, tenendo conto della popolazione già presente.


(liberamente adattato da Pensare la storia, di Vittorio Messori, ed. San Paolo 1992).



NOTE:

1 Scrive lo storico Pierre Chaunu (insospettabile in quanto calvinista): Il preteso massacro degli indios da parte degli spagnoli nel XVI secolo ha coperto il massacro americano sulla frontiera dell'Ovest nel XIX secolo. L'America protestante ha così potuto liberarsi del suo crimine rigettandolo sull'America cattolica"; citato in Messori, «Pensare la storia», p. 638.

2 Ibid., p. 640.

3 Sono registrati come "membri di tribù indiana" circa un milione e mezzo di persone, compreso chi ha anche solo un quarto di sangue indiano.

4 Morirono a milioni anche nel Centro e Sud America, ma non al punto di quasi scomparire come nel Nord, e il loro sterminio non fu determinato soprattutto dalle spade d'acciaio di Toledo e dalle armi da fuoco ma dagli invisibili quanto micidiali virus portati dal Vecchio Mondo. Lo choc microbico e virale che causò in pochi anni il dimezzamento delle popolazioni nell'America iberica è stato studiato dal "Gruppo di Berkeley". Fu qualcosa di paragonabile alla peste nera che, nel Trecento. aveva desolato l'Europa, provenendo dall'India e dalla Cina. Tubercolosi, polmonite, influenza, morbillo, vaiolo, portati dagli europei, erano mali che, nella loro isolata nicchia ecologica, gli indios non conoscevano e per i quali non avevano dunque difese immunitarie. Ignorando i meccanismi del contagio anche uomini come Bartolomeo de las Casas caddero nell'equivoco: vedendo quei popoli diminuire drasticamente gettarono il sospetto sulle armi dei connazionali, mentre non erano spesso che i virus di costoro. P- un fenomeno di contagio micidiale osservato anche di recente tra tribù restate isolate nella Guyana francese e nell'Amazzonia brasiliana.

5 Invece, a differenze di spagnoli e portoghesi cattolici che non esitavano a sposare indigene, nelle quali vedevano persone umane alla pari di loro, i protestanti erano animati da un senso di superiorità da "stirpe eletta" e sottoscrivevano la teologia della predestinazione (l'indiano è "arretrato" perché predestinato alla dannazione, il bianco è progredito come segno di elezione divina) per cui consideravano una violazione del piano provvidenziale divino il rimescolamento etnico o anche solo culturale (così è avvenuto per l'apartheid in Sud Africa) Ibid. p. 641.



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