BEPPE GRILLO come STALIN DELLA RUMENTA

Maurizio Blondet

BEPPE GRILLO come STALIN DELLA RUMENTA


Quando tra i fumi fetenti della discarica romanesca ne hanno parlato le radio, non volevo crederci. Secondo loro, la Virginia Raggi era addirittura contenta del fatto, perché aveva un progetto: “l’uso creativo dei rifiuti” invece della loro dissipazione negli odiati incineritori. Isole dove i  rifiuti sarebbero stati “riutilizzati” da “artigiani”, eccetera.


Invece tutto vero. La sindaca grillina l’ha annunciato il 4 aprile 2017 annunciando il Piano Quinquennale Pattume. “Dalla Green Card al riuso creativo. Così porterò la differenziata al 70%”. 


Ed ho avuto paura. Il termine “Piano” evoca l’industrializzazione forzata che  il totalitarismo staliniano impose alla Russia. Solo che qui è applicata alla monnezza.  Il suo nome ufficiale è “Piano per la gestione dei materiali post-consumo  2017-2021”.  Sigla usata, PMPC.


http://www.romatoday.it/politica/piano-rifiuti-roma-raggi.html


Come nei sistemi totalitari del passato, ovviamente  la rivoluzione   ideologica comincia dalle parole:  dal cambiare i nomi alla realtà. L’assessore al pattume,  Montanari, ha ordinato alla stampa: “Non chiamateli  più rifiuti  ma materiali post-consumo”.  Essi, ha  promesso, ” diventeranno nuovamente risorse:   in grado di creare nuovi posti di lavoro green e svilupperanno  una vera economia circolare nel rispetto dell’ambiente come sottolineato nella stessa Enciclica ‘Laudato Si’ di Papa Francesco”.


Il “Grande Balzo all’Indietro”


La compagna Raggi ha insistito  sul nuovo cambiamento di mentalità cui sono chiamati i  cittadini: “Quelli che consideriamo rifiuti sono a tutti gli effetti materiali che possono tornare a nuova vita”.  Ed ha indicato le direttive verso il Radioso  Futuro, di cui non ha mancato di tratteggiare le Luminose  Realizzazioni: “Ridurre entro il 2021 la produzione di rifiuti annuali di 200mila tonnellate, aumentare la raccolta differenziata dal 40% al 70%, realizzare nuovi impianti di riciclo e compostaggio e una nuova organizzazione di AMA basata su unità di Municipio. “Il tutto per avviare Roma verso un’economia circolare e a Rifiuti Zero”. 


Faremo, ha annunciato la Guida Suprema, “ nella Capitale una vera e propria conversione ecologica ed economica dove Municipi, cittadini, imprese, associazioni e tutti i soggetti sociali di Roma saranno protagonisti”.


Tutti, imprese, cittadini, comunali e centri sociali, a  lavorare  sulle montagne di spazzatura a  ricavarne  valore e riutilizzo; rispetto a questo sogno grandioso, il Grande Balzo in Avanti di Mao è una loffia.


Il Cairo. Creativi del riuso.
Per portare la Capitale alla “Economia circolare”, la Guida ha  ordinato  “12 azioni e 5 progetti”.


Scorro alcune idee e progetti:


“Introduzione di “family bag per prodotti cucinati, serviti e non consumati nei ristoranti”.


“Promozione del compostaggio domestico e di quello di comunità”


Valorizzazione degli scarti verdi, componente fondamentale anche negli impianti di compostaggio per la produzione di un compost di qualità”. Allo scopo “saranno installate 120 micro compostiere di comunità”,sul modello probabilmente delle Comuni cinesi maoiste.


Infatti sono previste “le cosiddette AMA di Municipio” per “rendere l’Azienda più vicina ai cittadini. E’ prevista da parte di AMA la costruzione di impianti per la valorizzazione della frazione organica”.


Tutto è  previsto. Anche  l’uso di tessili sanitari riutilizzabili che possono generare risparmi fino a 1.500 euro l’anno a famiglia”, anche le “Ecofeste”  educative  e  la raccolta dei Metalli non da imballaggio. Ah, quasi dimenticavo:    “Mercati  a Impatto Zero”, ed altre fantastiche fantasticherie.

E le discariche? Niente paura.  Non si chiameranno più così.  “Per le esigenze della nostra città è allo studio la realizzazione di un impianto di selezione per multimateriale (imballaggi di metallo e di plastica). Il sistema impiantistico previsto sarà flessibile e innovativo, e basato su impianti di recupero di materia e riciclo eco-efficiente”.  Ce ne saranno 3.  Ma “non saranno vicino ai centri abitati, né a Rocca Cencia nè al Tmb Salaria e non aumenteremo Maccarese” ha spiegato Montanari. “Saranno in aree verdi. Queste zone sono state già inserite nel piano industriale di Ama che sarà presentato entro aprile. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni ci vorrà un anno, un anno e mezzo, per vederle realizzati”.


Ed ecco infine l’idea vincente, alla Beppe Grillo, il bel futuro italiano:


Verranno sviluppati i cosiddetti CRiC (Centri per il Riuso Creativo) “dove promuovere le attività centri di riparazione e riuso, due pilastri fondamentali del Piano“.


/ AFP PHOTO / STR
Rileggete le parole di cui sopra. La Guida Suprema e e le avanguardie ecologico-futuristiche  al potere  nella Capitale vogliono arrivare a questo.  Una moltitudine di romani felici che razzolano sui “materiali di postconsumo”  fra voli  di gabbiani ed esclamano: Tò, una vecchia scarpa bucata! Se trovo anche l’altra, la porto all’Artigiano  Creativo che me la risuola. Con cosa? Ah, questo vecchio  copertone di  pneumatico fornirà ottime suole a carro armato! Strappiamo l’altra scarpa al ratto che la sta rosicchiando! Intanto, fanciulle festose che raccolgono i pannolini mestruali usati (perché questo sono i “tessili sanitari”) o i pannoloni piscio-merdosi degli Alzheimer dicendosi l’un l’altra: “Con questi facciamo risparmiare alla Comunità 1500 euro!”


Creare l’Uomo Nuovo


Perché è inutile obiettare che, se non avessero viaggiato con le fette di salame sugli occhi, i grillini avrebbero potuto vedere i loro Centri di Riuso Creativo al Cairo, a Bombay, in una qualunque megalopoli africana, dove intere orde di bambini affamati i sporchi  si dedicano alla “differenziazione”  dei materiali e non fanno altro che “portarli a nuova vita”, per esempio coprendo di plastica buttata via i loro tuguri per lo più di tela  di risulta, e  marcia. E che tutto ciò non crea  alcun “nuovo artigianato”,  anzi  nemmeno una riduzione dei rifiuti;  non crea che miseria e sporcizia da cui le orde di miserabili bambini-schiavi vorrebbero solo fuggire.


Inutile eccepire, perché il Piano Quinquennale della Raggi e dei fanatici al potere non punta in realtà,  semplicemente,  a liberare la capitale dei suoi rifiuti. Punta –  come le vere dittature totalitarie – a creare l’Uomo Nuovo. L’uomo che ri-consuma i propri rifiuti, in cui vede “risorse”. L’uomo  felice di vivere di Economia Circolare, di nutrirsi di avanzi e riutilizzare i pannoloni.


Come già accaduto alle altre ideologie, l’Uomo Nuovo tarda a nascere. Roma rimane abitata da romaneschi (da distinguere dai Romani,la popolazione antica) che percepiscono stipendi enormi da qualche apparato pubblico, sono quindi parte di una delle tante associazioni a delinquere di cui la Capitale prospera e rigurgita, ATAC, AMA, Parlamento, Ministeri, Rai-TV,  troie  berlusconiane ed altri fornitori  dei Ricchi di Stato da 200 mila euro in su –  gente che se timbra il  cartellino poi  esce a  magnà: e mangia, mangia, mangia, e butta, butta,  butta tutto sul  marciapiede: a cominciare dalle bucce di banane  i gusci di cozze,  e le cacche dei loro cani  di compagnia,  di cui questi mascalzoni non sanno – non vogliono –  escogitare un “riuso creativo”  per un artigianato di qualità.


E siccome poi la giunta Raggi non dispone dei mezzi  necessari  al totalitarismo per creare l’Uomo Nuovo  –   Kgb, GuLag e Guardie Rosse ad instaurare il Terrore Rivoluzionario fra i romaneschi (che lo meriterebbero, eccome!),  ecco che il Piano della Felicità Decrescente resta inattuato. Nella pratica, la città resta priva sia di incineritori sia di artigiani del riuso. Di fatto, piena di pacchi di  rumenta  lacerati da gatti e ratti, che vengono  raccolti quando l’AMA vuole e mandati alla discarica in cui da mesi non funzionano le telecamere di sorveglianza (chissà  perché), dove qualcuno di una associazione a delinquere  poi li incendia con sui gran vantaggio suo. Ché poi in fondo ai romaneschi  je piace vivere fra  le montagne dei loro rifiuti, altrimenti avrebbero invocato termovalorizzatori come Treviso e Bolzano.


Galata Bridge and Karakoy district in Istanbul city, Turkey
Il Ponte Morandi Ricreativo


Nell’utopia grillesca le infrastrutture devono dare gioia e servire essenzialmente per il tempo libero e la ricreazione  dell’Uomo Nuovo, che non avrà più bisogno  né di auto né di incineritori, né di detersivi è di fonti energetiche inquinanti, né dovrà  lavorare per campare (reddito di cittadinanza).  E’ una visione che ha confermato Toninelli, quando s’è lanciato a ri-pensare il ponte Morandi come “struttura “multilivello e multifunzione”, su cui mangiare, passeggiare e fare shopping”.  E a chi si sbalordiva, ha dato degli “ignoranti – guardate il ponte di Galata a Istanbul”:  inconcusso dal fatto che il ponte di Galata è una attrazione turistica interna alla città, sovraffollato  semi-pedonale,  non certo un tratto di autostrada a  pedaggio fra due tunnel da 100 all’ora.


O meglio: la differenza deve parergli inesistente, dato che nel futuro grillesco non ci sarà  più bisogno di autostrade, essendo l’intera popolazione  – nella sua totalità – impiegata nel  riuso ecologico dei rifiuti (pardon, materiale post-consumo), ricavando ampi guadagni  artigianali “chilometro Zero” dalla  “riparazione e ri-utilizzo”  creativo degli stracci, pannoloni, scarpe bucate e bottiglie di plastica, “pilastri fondamentali del Piano” della decrescita felice. Magari non completamente tutti;  si potrà lasciare a lavorare nelle industrie  ai nuovi Kulaki: ossia quella parte di popolazione stupida e arretrata al Nord e Nord-Est,  a cui gia vengono mandati i rifiuti romani di troppo perché li inceneriscano, che serve ad esportare e guadagnare valuta, con cui pagare il reddito di cittadinanza ai sereni creativi rumentari.


Non è un segreto quale sia la Fonte  ideologica del rumentismo in un solo paese, il Teorico  – diremmo il Lenin – delle idee della Raggi e di Toninelli:  Beppe  Grillo.  Basta scorrere il suo blog per vedere che non parla d’altro: di questo futuro senza industrie però fotovoltaico, tutto solare e ventoso, tutto alberato e ricreazionale,  grazie a mirabolanti innovazioni di “economia circolare” che scopre dovunque nel mondo. 


Superate le scoperte di anni fa, la pallina ceramica che messa in lavatrice lava i panni senza detersivo, al motore ad acqua  o ad aria compressa, ecco che Beppe Grillo spiega perché dice no al TAV; perché è vecchio, è assurdo realizzare treni da 300 all’ora quando sta per arrivare – anzi è già qui, lui l’ha visto a Cadice – “l’Hyperloop,  un sistema di trasporto innovativo, a levitazione magnetica, capace di viaggiare a 1200 km orari.  Il tutto sfruttando la sola energia elettrica, prodotta da fonti rinnovabili: fotovoltaico, eolico e geotermico. Il concetto dell’Hyperloop è eliminare ogni attrito, lanciando capsule a levitazione magnetica in tubi pressurizzati, svuotati dall’aria anteriormente e spinti dall’aria compressa posteriormente.  Ma  –  concede subito –  il punto fondamentale non è arrivare ad una velocità di 1200 km all’ora, il punto è una concezione diversa di mobilità, per persone e, soprattutto, per merci”.


No TAV, sì Hyperloop. http://www.beppegrillo.it/rotta-merci-supersonica-in-arrivo-ad-amburgo/
Naturalmente senza la minima nozione del livello industriale e consumi energetici e costi del progetto di cui parla. Altro che tunnel  TAV, l’Hyperloop richiederebbe una immane rete di tunnel-tubi pressurizzati in acciaio a tenuta d’aria. 


Ma ovviamente il Grillo crede che la “levitazione magnetica” da 1200 orari si ottenga “con le energie rinnovabili”, tutto per incantata magia –  e  solo la  cattiva volontà di pochi uomini malvagi sta impedendo la realizzazione dell’Utopia  così evidentemente benefica. In primo luogo gli imprenditori  che chiedono strade e ponti e ferrovie e porti, sbertucciati e chiamati  “prenditori” di denaro  pubblico. 


Ma ci sono anche i traditori nelle stesse file del Movimento, che di nascosto stanno sabotando il Piano Quinquennale.  Altrimenti non si spiega perché Roma continui ad affogare nella propria rumenta a tonnellate , fra ratti e gabbiani. Perché non si può negare che  dei 120 “compostieri di comunità” e dei  favolosi CRiC (Centri per il Riuso Creativo) non si vede nemmeno l’ombra, ed ancor meno dell’”ATAC di quartiere” che  fa “la raccolta differenziata porta a porta  – per non parlare della differenziata “al 70 %”  comandata dalla tenera dittatrice. Roma è il porcaio di sempre, ossia sempre più porcaio. Senza termovalorizzatori e senza nemmeno discariche,  essendo quella andata a fuoco.


Ecco perché sul sito del Movimento, l’11 dicembre scorso, è apparso il seguente annuncio:


“Da oggi su #Rousseau è online #Segnalazioni, un nuovo strumento per tutti gli iscritti al MoVimento 5 Stelle, che potranno segnalare iscritti, candidati e portavoce eletti che non rispettano i principi alla base del MoVimento”


Oscurantismo futuristico

Perché anche questo è inevitabile negli utopismi totalitari:  poiché la Teoria è scientifica e infallibile, se non funziona è perché nel seno del Partito si annidano sabotatori:  che devono essere “segnalati”. La delazione sistematica ed anonima dei nemici interni e falsi, è un altro segnale della grinta totalitaria e letale che prenderebbe il MoVimento se solo avesse il  potere assoluto.  Quanto alla  sua pericolosità per la comunità nazionale, che dire? L’ideologia che Beppe Grillo è riuscita a diffondere fra gli adepti, non po’ essere definita altro che Oscurantismo.  


Oscurantismo della specie peggiore: Oscurantismo Futuristico.  Che si serve delle innovazioni futuristiche che Grillo scopre sui giornali, per impedire lo sviluppo delle innovazioni strutturali attuali e necessarie.  Un  Futurismo oscurantista di semi-colti che non hanno mai visto delle industrie funzionanti e non  ne hanno capito il funzionamento – e ritengono che non gli serva, perché il futuro sarà post-industriale, ciclabile, fotovoltaico, frumentario, creativo-spazzaturiero.


E’ ovvio che costoro  al potere sono pericoli pubblici che manderanno in rovina le poche e vecchie infrastrutture esistenti (il cui degrado stesso, pare, impone un sovraccosto di 13 miliardi alle industrie e  esportatrici ) e non le sostituiranno  che con cumuli di “risorse post-consumo”. Fino a  ieri si poteva sperare nella funzione moderatrice  e concreta della Lega. Adesso con Sfesso Ebbasta al timone,  la speranza si fa vacillante.


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