DUE COSE CHE GRILLO NON SA SULLE 'INFRASTRUTTURE' INNOVATIVE

MAURIZIO BLONDET

DUE COSE CHE GRILLO NON SA SULLE “INFRASTRUTTURE” INNOVATIVE


Di Maio ha scritto al giornale di Confindustria che lui  ama  la parola “infrastrutture”, e  anzi anche lui ardentemente le vuole e  le finanzierà.

Non però le infrastrutture ferroviarie e stradali, residui di concezioni vecchie e superate (tanto, il ponte Morandi starà su un altro cento anni), bensì le nuove,  anzi quelle che nemmeno ancora s’immaginano.

Per l’innovazione creiamo il primo fondo italiano per il sostegno al Venture Capital”  per “ favorire la crescita dimensionale delle startup italiane, le più meritevoli, in modo da farle competere nello scenario globale. In particolare vogliamo spronare i nostri giovani talenti a concentrarsi sull’intelligenza artificiale e sulla Blockchain e abbiamo creato un fondo ad hoc per la sperimentazione di queste tecnologie”…

Si tratta  di quelle tecnologie fantasticose di cui Beppe Grillo si atteggia  a profeta transumano, e di  cui parla ossessivamente nel suo blog  di maniaco  mono-ideista:

E’ qualcosa che ha imparato da Casaleggio, e che, essendo morto il suo mentore ed  istruttore di transumanismo, egli non riesce più ad elaborare oltre: ma ha lanciato i 5 Stelle a questi progetti di infrastrutture immateriali e transumane, blockchain e intelligenza artificiale, naturalmente in  “venture capital”  per le “start-up” (e per chi sennò?).

https://www.nexusedizioni.it/it/CT/a-proposito-del-beppe-grillo-tecnologo-e-futurologo-5394

Per mettere qualche idea a posto,  cominciamo con il presentare una famosa opera pubblica:

No, non fatevi ingannare dalla marca, che fa pensare a un prodotto del capitalismo privato. Lo smartphone che portate in tasca avrebbe l’utilità di un sasso, se non fosse  collegabile ad Internet.

Internet è un’opera pubblica per eccellenza. E  non è stato inventato e messo a punto per darvi la soddisfazione di “connettervi” al vostro sito porno preferito o al blog di Beppe Grillo. E’ stato realizzato da ricercatori militari   per rispondere al seguente problema:  in   caso di guerra atomica con distruzione  apocalittica di tutte le infrastrutture  civili e  di trasmissione, come fare in modo che le nostre centrali di comando e il nostro governo rintanato nei rifugi sotterranei, continuino a comunicare fra loro, e non solo sopravvivere alla guerra, ma anche vincerla?

Satelliti-spia.

Le fotocamere degli U2 (1956)
E la splendida foto camera e  telecamera digitale,  che vi consente di postare su Facebook i gattini o  a Salvini le pastasciutte che mangia, non è stata  inventata per questi (lo ammetto) nobili scopi. E’ stata studiata per risolvere un problema  che si è posto nell’era spaziale.  Gli aerei-spia di una volta  avevano macchine fotografiche stereoscopiche che fotografavano il territorio nemico;  e  tornati, i rullini fotografici venivano sviluppati nei laboratori in patria.

Ma coi satelliti-spia, mica si poteva fornirli di paracadute perché lanciassero giù i rullini. Bisognava  che trasmettessero le immagini in forma digitale, per radio, alla centrale militare di competenza.  Non è stato per niente facile arrivare a far sì che i segnali digitali trasmessi a   terra dai satelliti avessero l’alta definizione delle pellicole;  per  anni, la definizione è stata inferiore. Ma adesso il software delle  macchine digitali supera a tal punto  la definizione delle pellicole, che ha fatto sparire dal mercato le pellicole stesse.

Il fatto che il vostro Smartphone sia prodigiosamente sottile e leggero, è frutto di decenni e decenni di ricerche  militari per spingere al massimo la miniaturizzazione degli apparecchi-spia e o di guida dei missili  da terza guerra mondiale.

Missili da crociera.

Quanto a  “Maps”  o “Waze” e le altre app che vi consentono di arrivare in una località  ignota senza sapere la strada, sono stati inventati, concepiti, ed attuati, non per aiutare voi – bensì come apparati di guida per i missili da crociera. Sono loro che seguono la “mappa digitale” che li dirige al bersaglio nemico, dopo centinaia di chilometri a  bassa quota per sfuggire ai radar, superando fiumi e colline ed altre orografie del terreno, con l’approssimazione di meno di 10  metri.

(“Maps” nasce da qui)
Non si tratta solo di diventare coscienti che il vostro  telefonino così divertente e intelligente è un formidabile assemblaggio di armamenti  per la guerra del futuro, inventati, sviluppati e messi in atto dallo Stato americano senza badare a spese, e SENZA ANALISI DEI COSTI-BENEFICI, per scopi bellici.

Si tratta di capire che il software che  dice  la vostra posizione sul pianeta e vi fa trovare una strada a voi  sconosciuta, funziona grazie ad una infrastruttura che non è per nulla affatto immateriale: grazie cioè attualmente 31 satelliti “disposti su sei piani orbitali con un’inclinazione di 55° sul piano equatoriale. Seguono un’orbita praticamente circolare (con eccentricità massima tollerata di 0,03) con raggio di circa 26 560 km viaggiando in 11 h 58 min 2 s.”. E mentre volano, “Ciascun satellite emette su due canali: L1, l’unico per uso civile), e L2 per l’uso esclusivo per il servizio PPS (uso militare)”, il tutto con accorgimenti scientifici geniali  anche per “eliminare l’errore dovuto alla  rifrazione atmosferica” , ed altri che potete leggere su Wikipedia.

Questo è il sistema GPS, Global Positioning System.  Occorre che il vostro smart riceva da  almeno 4 di questi satelliti, per funzionare  come Maps. E siccome  i 31  satelliti periodicamente perdono quota  e finiscono per cadere,  altrettanto periodicamente occorre che qualcuno li sostituisca, lanciando in orbita un missile che ha come carico utile il satellite sostituito.

E  chi credete che sia questo “qualcuno”?  Steve Jobs? Un consorzio di capitalisti privati miliardari? No naturalmente. E’ lo Stato americano, USA, che lo ha inventato, realizzato con centinaia di lanci missilistici dagli anni 70, e ne garantisce la “manutenzione” e la tenuta in efficienza. Usando denaro pubblico, senza badare a spese in decenni di ricerche nei suoi laboratori, e senza preoccupazioni di profitto.  E’ la dimostrazione di quanto sia menzognera la convinzione che le opere dello Stato manchino di intelligenza, e che bisogna lasciar care al “mercato” e ai “capitalisti  privati”, che sono, loro sì, “creativi” e “geniali”. La genialità degli Steve Jobs si riduce all’ aver assemblato le scoperte scientifico-militari pubbliche, a disposizione perché non coperte da brevetto (!), in oggetti commerciabili e riproducibili in serie.  Lui e i suoi sono diventati miliardari. Ma i veri geniali inventori di tutto, Internet, GPS, digitalizzazione eccetera –  sono oggi pensionati  con una dignitosa pensione  pubblica sui 50 mila dollari l’anno. E nessuno ne ha cantato le gesta, o pubblicato le foto sulla copertina di Time.

BLONDET
Siccome il GPS  è gestito dal Dipartimento della Difesa  americano,  in caso crisi grave e  un conflitto  può essere chiuso alle funzioni civili. Quindi le miriadi di start-up e di nuove e mirabolanti tecnologie del futuro immaginate dal Grillo transumano  sono appese a un filo. Dipendono dalla buona volontà USA.

Una vera  guerra oblitererebbe tutto ciò  – blockchain  quindi moneta elettronica compresa – e vi costringerebbe a tornare a carta e penna, alle calcolatrici meccaniche e ai piccioni viaggiatori.

I russi hanno rimesso in funzione il loro sistema GLONASS, che  avevano dovuto abbandonare dopo il collasso economico e strategico dell’Unione Sovietica,  essenzialmente perché non avevano più rimpiazzato i satelliti che via via cadevano.  La Cina sta costruendo il suo (BeiDou 1 e BeiDou 2).

La UE ha il programma Galileo. Almeno dovrebbe averlo (due nuovi satelliti sono stati lanciati a luglio) ma i nostri smartphone sembrano essere lungi dall’essersene accorti. Fra l’altro  la volontà punitiva di Bruxelles verso Londra per il Brexit, mette fuori un attore principale del programma. Il  progetto ha subito enormi ritardi,  per un motivo che non può essere questo: interessava poco  Berlino.  Sappiamo infatti benissimo il brutale unilateralismo con cui Merkel impone agli altri europei i progetti che le interessano, senza  consultarli – dall’invito ai migranti alla gestione proprietaria della BCE fino alla decisione di ridurre unilateralmente l’emissione di Bund, fino al “salvataggio” delle banche tedesche dai loro investimenti folli alla Grecia a noi accollato.  La Germania era poco interessata perché ha puntato sull’industria  azionale dell’auto, un prodotto  maturo vicino all’obsolescenza: una prova in più di come  la UE abbia non solo tagliato le prospettive di crescita ai paesi più deboli, ma sia stato un fattore di ritardo tecnico-scientifico,  indotto dalla tirchieria mentale germanica.

In più,  in ossequio alla dogmatica liberista, la Commissione l’ ha voluto non pubblico,  bensì “ per un terzo pubblico e due terzi privato”, in questa modalità: “finanziamento pubblico completo per i 30 satelliti del sistema futuro, sfruttato dal privato un volta  operativo”. Un classico della lunga serie “pubblicizzare le perdite privatizzare i profitti”.

In attesa che il Galileo comincia a funzionare davvero per l’utente comune  possessore di un telefonino ( sembra verso il 2020) , vale la pena di ricordare agli ecologisti 5 Stelle e che esso consta in 30 satelliti, di cui 24 operativi.  Che sono stati lanciati da altrettanti missili, con grande inquinamento e spreco di energia. Ora, i  grillini non hanno  visto come si è costruita questa infrastruttura che loro possono credere immateriale, perché i razzi sono gli Ariane partiti dalla Guiana Francese o  Soyuz lanciati dai russi su commissione. L’Ariane 5 è un oggetto a due stadi, alto 55 metro, che pesa 750 tonnellate.  Sarebbe tanto bello poterlo lanciare che so, dalla val di Susa o dalla villa di Beppe Grillo il transumano, per il puro piacere di sentire l’urlo: “!No! E’ inquinante! Non serve a nulla! Il ponte Morandi sta  su altri 100 anni, e ci basta. No Tav!No TAP! No Ariane!”

Fortuna che non lo lanciano dalla Val di Susa.


Lo dicevo dopo aver visto l’ultima uscita del Transumano, dell’Elevato  che ha radunato attorno a sé il 5 Stelle.

Beppe Grillo “I gilet gialli in Francia? Vogliono quello che vogliamo anche noi in Italia

In un’intervista il fondatore di M5S traccia un parallelo tra il movimento di protesta francese e il MoVimento 5 Stelle. “Ma sui giornali finiscono per aver contestato le tasse sulla benzina, cioè l’unica cosa giusta che ha fatto Macron” –

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Beppe-Grillo-gilet-gialli-in-Francia-vogliono-quello-che-vogliamo-anche-noi-in-Italia-59eeca5b-ec34-4440-8963-8df9de9c0fcc.html


Il che inviterebbe a qualche domanda su  quanto il grillismo sia stato funzionale al sistema, neutralizzando il malessere italiano verso falsi scopi.  La decrescita felice. L’assegno di cittadinanza:  dopo la rivolta dei  francesi,  le tecnoligarchie di Bruxelles stanno parlando di acquietare il malessere  inventando un “assegno di cittadinanza europeo”.  Hanno ben capito che  è il modo per trasformare i cittadini liberi in parassiti passivi dipendenti. Assegno di de-cittadinanza.


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