Il populismo italiano tra Bannon e Dugin

https://www.lintellettualedissidente.it di Diego B. Panetta

Il populismo italiano tra Bannon e Dugin


«Oggi l’Italia è il centro della politica mondiale. Salvini e Giorgia Meloni sono sovvertitori». Con queste parole Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca e principale artefice della vittoria di Donald Trump, ha esordito alla kermesse di Fratelli d’Italia andata in scena a fine settembre. Dal palco di Atreju, la voce più nota dell’alt-right a stelle e strisce non manca di ritornare su ciò che è accaduto in Italia negli ultimi mesi, sul compito fondamentale che spetta al nuovo governo, cioè quello di essere il nuovo “asse del male” dell’Europa di Davos.



Steve Bannon ospite di Atreju


La ricetta di Bannon è molto semplice, anche banale se vogliamo, però non convince del tutto. Contrasto all’immigrazione, rivolta contro le élite, sostegno dei movimenti populisti sparsi per l’Europa, temi che se hanno il pregio di ristabilire un quarto d’ora di buon senso, rischiano di venire soffocati dallo stantio di una stanza chiusa, che guarda e riguarda se stessa, senza più alcuna vera novità, e allora da rivolta contro le élite forse ci si accorge che zitti, zitti gli yankee stanno piazzando un altro cavallo di Troia, quelli a cui sono tanto affezionati e che hanno sparso per il mondo, in casa tua. Rileggendo un vecchio appunto risalente allo scorso maggio, facendo il quadro del contesto geopolitico di allora (che offre un piccolo spaccato del nuovo clima europeo) scrivevamo:


Il 15 maggio il premio (Carlo Magno) è stato assegnato al premier francese Emmanuel Macron, dalle mani della cancelliera tedesca Angela Merkel che, in un passaggio della sua prolusione, ha affermato: Non ci si può trastullare nella convinzione che gli Usa ci difenderanno, dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani e poterci difendere da soliInvocando la necessità della creazione di un esercito europeo[…] la Merkel sembra spingere verso un assetto europeo ben preciso, in grado di affrontare efficacemente un contesto globale che si avvia ad essere sempre più multipolare. In quest’ottica va letto il vertice bilaterale con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin […] Sul tavolo importanti assets strategici, in primis la costruzione del gasdotto North Stream 2, che passando attraverso il mar Baltico, rifornirebbe di almeno il doppio, i depositi di gas tedeschi. Trump, scrutando il pericolo, ha subito offerto l’esenzione permanente dai dazi sull’alluminio e l’acciaio per l’intera UE, consapevole dei pericoli economici e militari che comporta l’indipendenza energetica del vecchio continente e la conseguente riuscita sinergia con l’orso russo


Eppure, lo stesso Trump ha fornito l’alibi migliore affinché si compissero questi avvicinamenti, non del tutto inaspettati se si osservano gli ultimi accadimenti. Uno per tutti: il ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, che ha ricompattato UE e Russia verso una comune posizione di scontro con la decisione presa da Washington, ribadendo da par loro la perfetta vigenza dell’accordo.


Se nel dopoguerra bastava un piano Marshall, il mito di Hollywood e lo spettro del comunismo ad assopire le coscienze, ecco che adesso occorre machiavellicamente correrti dietro, sedurti e disarticolare fin dal principio una possibile minaccia che risvegli l’Europa da un eterno letargo.

Il rischio che si segua e si reciti un copione già scritto, è fondato, soprattutto se si tiene conto che un neo-conservatorismo americano, più simpatico e politicamente scorretto di quello precedente, persino salutare in termini di battaglie pro-life, possa riproporsi seguendo scenari che ha descritto ottimamente il direttore Sebastiano Caputo, nel suo incontro con Bannon.


Steve Bannon


In casa nostra manca purtroppo la capacità di analisi a lungo periodo, un po’ per incompetenza, un po’ per essere portatori sani di quella che è la più grande forma di ingenuità: credere di essere più furbi degli altri quando si sa che l’orizzonte che si sta delineando finirà per farti capitolare. 

Non stupisce quindi che la Meloni ad Atreju abbia subito dichiarato di voler aderire al progetto internazionale di Bannon: The movement, allargando il contenitore di FdI non solo alla destra, ma anche a chi si è sempre definito liberale o conservatore, o patriota o semplicemente italiano, guardando con simpatia a personalità del centrodestra deluse dall’esperienza di Forza Italia. Ci risiamo con le decennali, ripetitive sindromi di Fiuggi…


Giorgia Meloni con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi nel 2018


Quanto alla Lega, la partita che Salvini sta giocando è più scaltra: dialoga con tutti gli attori in campo. In Europa mostra il pugno duro su immigrazione e manovra economica, non perdendo il senno, ma mostrando capacità di dialogo e pragmatismo con uomini alla Giorgetti al momento giusto. Esprime vicinanza al movimento di Bannon (che nel frattempo registra più di qualche crepa con il Menf – gruppo europarlamentare di cui fa parte la Lega assieme a la Le Pen e ad altri–  tanto da far precisare all’europarlamentare Borghezio: non siamo la sezione italiana del movimento di Bannon) mentre a stretto giro vola a Mosca; quando il gioco si fa duro, penso ai bombardamenti ordinati da Trump in Siria, non esita a condannare questi e a mettersi di petto Stati Uniti, Francia e Inghilterra pur di sostenere Putin. Giorni fa, parlando alla platea di confindustria a Mosca, ha dichiarato:


In Russia mi sento al sicuro, a casa, mentre in alcuni Paesi europei no […] Mi prendo l’impegno come vice presidente del Consiglio: se qualcuno giocherà a riportare fumi di guerra in questo continente e inimicizia tra Italia e Russia, in me e nel governo italiano avrà il maggiore avversario.


E infatti è proprio da collaboratori stretti del vicepremier (pensiamo a Gianluca Savoini, con la sua associazione culturale “Lombardia – Russia”) che la voce di Dugin, politologo russo che da anni spiega la sua 4pt (quarta teoria politica) è ascoltata e circola non solo negli scantinati, anzi. Almeno una decina di volte è venuto in Italia a presentare le sue opere, a descrivere la società russa e a raccontarci Putin. Quella di Dugin, lettore acuto e profondo di Guénon ed Evola, potrebbe sembrare una suggestione fantasiosa, una visione folle che mostra poca capacità di adattarsi e di cogliere le giuste coordinate del mondo odierno, oppure no… oppure ha l’ambizione di dettarne delle nuove.


Alexander Dugin


Costruendo la 4PT – egli spiegaarriviamo alla riscoperta della Pre-Modernità, intesa non come il passato, ma come una struttura a-temporale di principi e di valori che appartengono a un diverso Universo filosofico (dove esistono l’Eternità, il Dio o gli dèi, angeli, anime, il diavolo, la fine del tempo e la risurrezione dei morti). Il concetto di passato (come qualcosa che non è più) con connotazione negativa è essenzialmente un concetto moderno a sua volta basato sulla negazione della dimensione dell’Eternità e dell’assolutizzazione del tempo (divenire). La Pre-Modernità non è il passato. La Pre-Modernità è la società, la cultura, la Weltanschauung e il sistema politico costruito sul fondamentale credo nell’Eternità.

Avremo la capacità di andare al di là del mercato elettorale, per una volta? Avremo la perspicacia di prendere il mare, intercettando il levante che spira da est e finalmente invertire rotta in direzione dell’Oriente?


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