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Il Travaso

MARCELLO VENEZIANI

Il Travaso


A questo punto non ci resta che sperare nel Travaso. Non mi riferisco al travaso di bile dei poteri smorti contro il governo gialloverde. Ma al travaso di voti dai 5Stelle alla Lega, annunciato da mesi sui giornali e in continua espansione. È l’unica, vera speranza che ci resta per il bene dell’Italia o almeno per arginare il malgoverno. 

Lo dico anche ai tifosi di Salvini: non basta più solo sperare nella crescita della Lega ma è necessario tifare perché quella crescita avvenga insieme alla decrescita felice di quello squadrone d’incapaci al governo.

Solo un travaso potrà salvarci. Dall’immorale e velleitario reddito di cittadinanza all’odio pauperista ed egualitario contro ogni merito, ogni competenza, ogni differenza; dalla follia della democrazia diretta all’aberrazione dell’uno vale uno; dal pasticcio dilettantesco sulle pensioni allo scempio dei diritti acquisiti, dal blocco di ogni grande opera pubblica al giacobinismo forcaiolo unito però al boicottaggio delle misure di sicurezza e ordine pubblico. E si potrebbe continuare. Temi sui quali, la realtà, il buon senso, il rilancio dell’economia, l’equilibrio sociale stanno tutti dall’altra parte e per fortuna i leghisti sono più vicini a questa che a quella.

A ciò si aggiunge la totale insensibilità e ignoranza grillina rispetto a ogni tema culturale e civile, il senso nazionale, la difesa della civiltà, la memoria storica, il rispetto delle radici di un popolo, l’importanza della decisione e dell’esperienza. Dopo tanta ammuina rivoltosa alla masaniello spunta nei grillini un totale accucciarsi al politically correct, dal regno lgbt ai migranti, dall’antifascismo alla droga.

Quando nacque il governo gialloverde superammo l’incredulità, la preoccupazione e lo sconcerto e ci lasciammo prendere dalla curiosità di vedere come sarebbe andata a finire, sospendendo ogni pregiudizio iniziale a sfavore. Anzi, per carità di patria e per il pessimo giudizio sui governi precedenti e sui potentati che li avversavano, abbiamo preferito il governo in carica piuttosto che i suoi nemici, di sinistra e non solo.

Non diventammo amici del governo ma restammo nemici dei loro nemici. Ora però è tempo di muoversi per ribaltare la situazione, tramite una trasfusione di consensi, prima che l’esperienza populista e sovranista naufraghi e così dia ragione alle consorterie rivali. Perché il rischio aggiuntivo della spericolata incapacità dei grillini è quella di bruciare il terreno e la credibilità di ogni populismo sovranista, portandoli al fallimento. È necessario che i leghisti prendano in mano la situazione ed è necessario che si disegni con tempismo adeguato una sponda realista, magari nazional-conservatrice, che possa allearsi ai sovranisti e liquidare il berlusconismo.

 Forza Italia non ha più forza e non ha più Italia. Anche lì si tratterebbe in parte d’un travaso dal vecchio a un nuovo soggetto, benché il reame di Silvio sia ormai esangue, quasi un ologramma, circondato da qualche superstite, qualche maggiordomo, poca ciccia e pochissima sostanza. Ma si deve accelerare nell’anno che arriva, a cavallo del voto europeo, quel travaso.

Per i grillini al governo l’alternativa è secca: o continuano a fare sceneggiate senza combinare nulla, limitandosi a spettacolari operazioni simboliche di nessun effetto pratico, solo per saziare il rancore della gente oppure se attuano davvero i loro programmi cominciano a fare danni seri, buchi grossi per spese insostenibili, sfasci vistosi da cui sarà poi difficile venir fuori.

E non solo: dobbiamo perfino considerare Di Maio come la migliore soluzione dei grillini, se consideriamo che l’alternativa al Giggino mutante sono i fanatici più integralisti, i cheguevara de’ noantri, alias Dibba o i figli dei figli dei fiori, tipo Figo l’intronato (cioè sul trono di Montecitorio), una parodia vivente della sinistra, un tronista del presepe radical. O ancora, pensate a capitan De Falco che guida la fronda contro il decreto sicurezza, uno che detestava i grillini, un militare che sinistreggiava e che deve tutta la sua fama e la sua elezione a una parola – cazzo! – pronunciata contro Schettino.

Col passare dei giorni avvertiamo una crescente schizofrenia: più difendiamo questo governo dagli attacchi esterni, più solidarizziamo con Salvini e con la Lega e più sentiamo imbarazzo e preoccupazione per quei ministri grillini vistosamente incapaci, in conflitto con la realtà, a volte ridicoli, che folleggiano nei media e nei ministeri.

E a loro immagine sono i primi nominati in quota 5stelle, anch’essi presceltti con pesca di beneficenza o rete a strascico, comunque pescati ad mentulam, tanto per farci capire da Di Maio e dagli altri umanisti grillini. Del resto, avendo già una Raggi in casa, sapete bene di cosa parliamo.

MV, Il Tempo 7 novembre 2018


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