IN ATTESA DEL 'RITORNO' DI PADRE PIO

Maurizio Blondet


IN ATTESA DEL “RITORNO” DI PADRE PIO

Forse saprete che subito dopo la sua morte, le piaghe delle stigmate che avevano trafitto Padre Pio per 52 anni scomparvero dalle mani, dai piedi e dal costato. “Impostore, ci inganna anche da morto!”, esclamò “un autorevole personaggio cappuccino  presente” al fenomeno. Riferisce questo episodio  il volume di Gedeone La Spada, Padre Pio, le verità  nascoste, Effedieffe.

Non saprei confermare la circostanza, perché l’autore non dice il nome dell’autorevole cappuccino.  Ma dell’odio implacabile che una parte della gerarchia nutrì  per il frate   sono certe nella storia, perché si sono tradotte in atti, dal rapporto negativo di Padre Agostino Gemelli  medico sulle stigmate (che padre Pio nemmeno gli lasciò esaminare) ai microfoni nel suo confessionale, alle calunnie, che papa Giovanni credette, sugli “sbaciucchiamenti” cui si sarebbe abbandonato con le sue figlie spirituali.

  “La scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona — fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente”,  scriveva il “papa buono”  in un appunto del 25 giugno 1960.   Parla di “centinaia di anime  istupidite e sconvolte” da quella che lui crede una impostura. 

E’ papa Giovanni ad ordinare una nuova visita apostolica,  punitiva, dopo la quale sarà vietata a padre Pio di celebrare la Messa in pubblico, e sostanzialmente di confessare ed istruire. Verrà recluso  e di fatto,   la Chiesa gerarchica riuscirà a  diminuire almeno l’irraggiamento della grazia che padre Pio ha incarnato  e diffuso.

https://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_25/padrepio.shtml


Molti fedeli del padre, fra cui l’autore, ritengono che – a mezzo secolo dalla morte del frate stigmatizzato –   la Chiesa continui a tenere “verità nascoste” su di lui. Nulla ha detto del risultato dell’autopsia dopo l’inumazione del  2008;  il corpo vero non è quello che appare  nella teca, essendo la testa di vecchio decrepito notoriamente un oggetto di silicone fabbricato a Londra:  il che autorizza diversi fedeli a pensare che il corpo di padre Pio sia incorrotto, fatto che la Chiesa nasconde.

Proprio lo sparire delle piaghe stigmatiche sembra La Spada un argomento a favore, e non senza qualche ragione: “Sarebbe senza senso il ricomporsi di quelle carni, per poi subito decomporsi”. 

Esiste anche una foto, scattata nell’estate 2008 da due turisti di Lecco, i coniugi Granati, che mostra nella teca della cripta, sotto il manichino di plastica che ritrae il frate  ottantenne, un corpo di cappuccino giovane, dai capelli ancora neri. La foto ovviamente non costituisce prova alcune, può essere spiegata con mille motivi tecnici.

(La foto del dottor Gabriele Granati di Lecco, estate 2008


Ma certo l’iconografia di cui hanno riempito il “santuario”  dove l’hanno esposto, pieno di simboli massonici come l’acacia e il dodecaedro,  ha tutta l’aria di voler essere un disperato “esorcismo” luciferino contro il potere che quel corpo emana.  Io non ci sono mai voluto andare, non lo so: l’autore segnala  la “figura al naturale di un agnello con le gambe spezzate”, che è una bestemmia sacrilega contro Cristo-vittima. Infatti “non gli sarà spezzato  alcun osso”  (Giovanni 19,36).

Papa Ratzinger nel giugno 2009 è andato in pellegrinaggio a San Giovanni, ha pregato davanti al cuore di padre Pio, contenuto in una teca a parte – evidentemente gli è stato asportato durante un’autopsia – La Spada dice che questo cuore appare trafitto, spaccato due volte dal colpo di  lancia che padre Pio racconta quasi vergogna dosi al suo   padre spirituale, Benedetto da San Marco in Lamis, in una lettera del 21 agosto 1918: quando un Essere insanguinato che “teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata e che sembrava che da essa punta uscisse fuoco”  gli scagliò “ con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima….

Cosa io soffrii in questo periodo cosi luttuoso io non so dirlo. Persino le viscere vedevo che venivano strappate e stiracchiate dietro di quell’arnese, e il tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel giorno in qua io sono stato ferito a morte”.

Ma quel cuore è “stato offerto alla vista e alla benedizione del Papa” Benedetto, come dice l’autore? Non se ne disse che poco o nulla, si parlò di “frammenti”  (sic) non di quel cuore spaccato con cui egli visse per oltre settant’anni.

Sembra proprio che l’opera di nascondere, almeno sminuire, sorvolare ed omettere, continui. Ciò contrasta con le affermazioni che fece ad alcuni dei suoi figli spirituali ben identificati: “Dopo morto sarò più vivo di prima; molto più chiasso farò; qui mi troverete e vi farò grazie, perché allora il farvele non mi costerà più fatica”,  “Lascia che un’ombra di cipresso cada sulla mia tomba e vedrai quante meraviglie di Dio si scopriranno”.  E a monsignor  Piero Galeone, che ne ha reso testimonianza nel processo di canonizzazione: “La mia missione avrà termine quando non  si celebrerà più  la Messa sulla terra”.

Ma  è passato mezzo secolo dalla morte, 10 anni dall’esumazione, e “chiasso” non ha fatto. Un gruppo di fedeli di cui evidentemente Gedeone La Spada fa parte, sembra aspettare una qualche manifestazione del cappuccino che hanno ragione di credere che riposi incorrotto nella cripta, fatto che  la Chiesa nasconde?

Non  so che dirvi. Perciò vi dico qualcosa che mi  riguarda: ogni volta che nella mia vita ho dubitato della fede cattolica, non sono andato a cercarla nei testi critici dell’esegesi erudita o nelle risultanze archeologiche. Siccome sono stato in parte contemporaneo di padre Pio, so che quello che si narra di Gesù non risale a duemila anni fa e a testimonianze di storia antica;  ad ogni crisi della Chiesa che sembra ora  scomparire   nell’apostasia, nel vizio e  nel tradimento – e sciogliersi in un mondo tutto confinato nell’aldiquà, dove tutto sembra negare   che quello di Nazaret sia risorto, io mi dico: sì, però ho visto padre Pio. Non è una verità archeologica, è il presente – per quanto incredibile ed assurdo –   che mostra che Cristo non solo “è esistito”, ma è presente  oggi.

Sono esistiti  diversi santi stigmatizzati, e questo non è un curioso fenomeno paranormale “che succede”: è una  risposta alla volontà eroica di un essere umano di farsi corredentore  con Cristo per gli uomini increduli.  E’ una accettazione, da sopra,  di quella libera volontà  di sofferenza senza limiti né sconti.

San Francesco, patrono d ‘Italia,  ebbe le stigmate per pochi mesi. Ma soprattutto, morì  fraticello laico, non ritenendosi degno dell’ordinazione. Padre Pio è il solo che   non solo ha portato le stigmate, dunque il compito di corredentore, per  mezzo secolo; ma come  sacerdote.

E’   per questo che le sue Messe erano  uno spettacolo sconvolgente: egli saliva al Calvario, egli  veniva crocifisso, le ferite si riaprivano, lacrime e sangue insieme, in una identificazione totale dell’Offerente con l’Offerto.  Ogni mattina, con coraggio  estremo,  padre Pio affrontava il suo Calvario sacramentale, agonizzava, veniva coronato di spine,  e  moriva per i peccatori: “La condanna del peccatore cade su di me” e lui la prendeva.

Altrove ho raccolto ciò che, di questa salita al Calvario quotidiana, gli strapparono alcuni fedeli a forza di insistere.   A  quelle rimando:

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=318877&Itemid=100021

Qui riporto solo, dal libro di La Spada,  le parole che fece scrivere sul “santino”, l’immaginetta per la sua prima Messa: “Gesù,   Mio sospiro e  mia vita, oggi trepidante Ti elevo, in un mistero di amore con Te,  io sia per il mondo Via Verità Vita, e per Te sacerdote perfetto”,  e quella che scrisse nell’immaginetta dei suoi 50 anni di Messa: “Cinquant’anni di fuoco divoratore per Te, per i tuoi redenti”.

Fuoco divoratore. E sangue versato.

Padre Eusebio ha raccontato: “Mi recai alla sua cella  per metterla in ordine come facevo tutti i giorni. Il lavoro cominciava dal letto Alzai le coperte e  davanti a me si presentò uno spettacolo inimmaginabile. Tutte due le lenzuola erano inzuppate di sangue, con chiazze dal bordo superiore fino ai piedi. Sembravano la sindone di Gesù. Allora capi l’esclamazione di padre Pio: Uagliò, oggi lascia stare e non toccare il letto!”. Voleva nascondere ai miei occhi quella sofferenza e il sangue versato. …. Questo episodio si è ripetuto parecchie volte. Il giorno successivo a quel martirio il padre parlava stento, pur continuando ad affrontare la giornata in mezzo ai fedeli. Ecco perché a qualche peccatore incallito padre Pio diceva: “Sapessi quanto sangue mi costi”.  Le sue notti erano tremende ed insonni, in lotte misteriose  e sangue per strappare anime al Nemico.

“Non ho un attimo di tempo libero”, e ciò per sessant’anni.   La mattina stessa in cui sarebbe morto, riuscì ancora a confessare tre persone. Era esausto, aveva 81 anni.

Non potremo  mai capire la potenza  che il fatto di  essere il solo sacerdote con le stigmate ha conferito alla sua azione sacramentale e  alla sua preghiera:   altri stigmatizzati laici, hanno potuto solo offrire passivamente la loro sanguinante corredenzione. Lui,  attivamente, alzando il calice ed offrendosi con esso: efficacemente, nella fedele identificazione, testimoniata del resto dai suoi miracoli,  guarigioni, bilocazioni, lettura delle anime nella confessione:  Alter Christus.  Non sapremo  mai  quanta protezione ha steso su di noi, sull’Italia tutta (perché  era un italiano in tutto),  quante anime ha riscattato,  quanti mali pubblici sventato, quanto ha ritardato a prezzo del sangue la deviazione della gerarchia  e la  crisi della Chiesa, di cui papa Giovani aveva già gettato il seme aprendo il Concilio.

Ora, certo, ci manca, a noi che abbiamo vissuto quando lui ha calcato questa terra, sappiamo la grazia che abbiamo avuto, immeritata. Ci vorrebbe Padre Pio, ci manca la sua protezione e benedizione:

Scomparsa  la mia generazione,   la sua attualità comincerà  a diventare “passato”.   Allora speriamo  che torni a “far chiasso”.

Come può l’uomo sopravvivere senza Gesù presente in mezzo a loro?


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