LA TOGA RELATIVISTA

Mario Giordano per 'la Verità' dagospia.com

 GIORDANO: “C’È L’IMPRESSIONE CHE PER ESSERE RISPETTATI IN TRIBUNALE BISOGNA COME MINIMO FARSI UN TRANSGENDER, O SPOGLIARSI NUDI IN QUALCHE LUOGO PUBBLICO” – “DROGARSI E ANDARE A TRANS? ROUTINE, MOSTRARE LA PATONZA ALL’ALTARE DELLA PATRIA? UN GESTO SIMPATICO” – PERLE DAI TRIBUNALI ITALIANI


Mario Giordano per “la Verità”


Drogarsi? È routine. Andare a transessuali? Pure. Mostrare la patonza all' Altare della patria? Una gesto simpatico. E se ci sono dei bambini presenti? Più simpatico ancora.


Questa idea della nostra società e della nostra morale non esce da un trattato psichedelico di qualche post sessantottino in crisi d' astinenza né dalle ultime memorie libertine di un seguace di Marco Pannella.


Macché: è tutta farina del sacco della nostra magistratura. Si tratta di due provvedimenti assai diversi fra di loro, ma che in comune hanno questa immagine un po' storta del diritto.


Alla fine resta, infatti, l' impressione che per essere rispettati in un tribunale bisogna come minimo farsi un transgender. O, in alternativa, spogliarsi nudi in qualche luogo pubblico. E lo so che questa cosa probabilmente non vi pare giusta. Però, ahinoi, ormai è giustizia.


Morale liquida


La prima opera dell' italica magistratura arriva da Torino. C' è un processo per diffamazione. Un uomo si è sentito offeso perché è stato accusato di essere un drogato e di andare a transessuali.


Il pubblico ministero chiede l' archiviazione del procedimento perché i fatti risultano veritieri, cioè quel signore effettivamente si droga e va a transessuali, e quindi la diffamazione non esiste.


E fin qui, niente di strano. Però il magistrato ha voglia di strafare. E quindi aggiunge una chiosa sublime: «Vi è da discutere», scrive, «della lesività dell' onore e del decoro delle asserite affermazioni.


Infatti assumere sostanze stupefacenti e frequentare travestiti o transessuali, oggigiorno, attesa la diffusività dei due fenomeni, non pare forse più un comportamento unanimemente considerato dalla morale comune in sé disdicevole».


E dunque, conclude il pm, «ritenere che la frequentazione di persone transessuali rappresenti una diffamazione potrebbe addirittura apparire discriminatorio. Analogo discorso può valere per l' assunzione di sostanze psicotrope».


Non è meraviglioso? È discriminatorio. Cioè: se vi accusano di essere drogati o di andare a transessuali non la dovete ritenere un' offesa. Anche se non siete drogati. Anche se non fumate nemmeno una sigaretta.


Anche se l' ultimo travestito l' avete visto alla festa di Carnevale dell' oratorio. Ebbene: non importa. Fate finta di nulla. Tacete. Fatevi insultare in silenzio. Perché altrimenti, se date a intendere di ritenere quelle accuse un' offesa, discriminate quelli che si drogano e quelli che vanno a transessuali.


I quali, a differenza vostra, sono ovviamente meritevoli di ogni protezione. «La diffusività dei due fenomeni», infatti, come scrive il pm, li rende «in sé non disdicevoli». Che poi, mi viene un dubbio, se la diffusività di un fenomeno lo rende «in sé non disdicevole», non è che prima o poi un qualche pm chiederà l' archiviazione anche per un' accusa di omicidio?


Magari dicendo: attenzione a considerare l' omicidio un reato perché i killer potrebbero aversene a male. In effetti: non vorrete mica discriminarli?


La seconda perla dell' italica giustizia arriva da Roma. E si riferisce a un gesto che probabilmente molti di voi ricorderanno: l' 8 marzo 2017, in occasione della festa della donna, per testimoniare la loro protesta contro i maschi brutti e cattivi, un gruppo di femministe pensò bene di denudarsi sull' Altare della patria, mostrando la patonza al mondo intero, flash di fotografi compresi.


Per non farsi mancare nulla, nel gruppone con i pelo all' infuori, le educate fanciulle inserirono anche un bimbetto. Qualcuno se ne ebbe a male, in particolare l' ente (riconosciuto dal ministero della Difesa) che rappresenta le associazioni d' Arma.


Il legale rappresentante di quest' ultimo, generale in congedo Mario Buscemi, presentò denuncia per vilipendio alle tombe, vilipendio alle forze armate e vilipendio alla nazione.


Ma il pm l' altro giorno ha chiesto l' archiviazione per tutte le accuse con una sentenza che sfiora i limiti dell' umorismo.


Anche se ovviamente, data la materia, si tratta di spirito di patata. Spiega infatti il magistrato che «non può ritenersi provato che le persone immortalate mentre mostravano i propri genitali sulla scalinata dell' Altare della patria abbiano, con tale gesto, voluto trasmettere un atteggiamento di disprezzo, da cui il vilipendio».


Ma certo, come abbiamo fatto a non capirlo prima? Quelle femministe non stavano esprimendo un atteggiamento di disprezzo, macché. Loro lo fanno sempre. Anche quando vanno dal salumiere alla mattina: «Mi dà un etto di prosciutto?», e zac mostrano la patonza.


Poi al bar per un caffè: «Decaffeinato, grazie», e zac esibiscono la peluria. È il loro modo di esprimersi: c' è chi ci tiene a mostrare le proprie idee, loro mostrano i genitali. Non usano la bocca. Al massimo le grandi labbra. E sempre davanti ai bambini, naturalmente.


Osceno è bello


Fra l' altro, in questo provvedimento, il pm aggiunge anche che non si può parlare di vilipendio alle tombe o alla nazione perché l' Altare della patria è solo un «luogo simbolico».


Ora sembra un po' strano perché lì venne portata, con solenne cerimonia, la salma del Milite ignoto. E da allora le forze armate lo vegliano.


E i vari presidenti della Repubblica lo omaggiano. Pare dunque un po' difficile sminuirlo a «luogo simbolico».


Ma se anche così fosse, che cosa ci sta dicendo il pubblico ministro? Che i «luoghi simbolici» si possono tranquillamente profanare con l' esibizione di nudità? E se domani qualcuno organizzasse il festival nudista davanti al memoriale di Marzabotto?


O se un gruppo di buontemponi si tirasse giù le braghe davanti alle Fosse ardeatine? Il pm chiederebbe l' archiviazione per «simbolico denudamento del deretano»? Nel silenzio generale? Senza neppure un po' di indignazione?


Oppure chiederebbe la condanna non per vilipendio ma per discriminazione? Già immaginiamo la prossima requisitoria: denudarsi in un luogo simbolico va benissimo, sia chiaro, ma senza nemmeno un drogato o un transessuale? Come si permettono?


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