Chiesa invertita, chiesa del demonio (Romanzo Infernale) - PARTE I

Autore Alessandro Gnocchi http://www.arcsanmichele.com/ Fonte riscossacristiana.it


Attenzione se ne consiglia la lettura ad un pubblico adulto, possibilmente che abbia letto cosa ha detto La Vergine Maria a Fatima e La Salette. Astenersi anime candide, ipersensibili e immerse nelle nebbie autoreferenziali-mistico-consolatorie.


G.A.C.

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Sarebbe interessante sapere se, nella topografia pastorale bergogliana, siano da considerare periferie esistenziali anche quelle curie e quei seminari popolati da sacerdoti di ogni ordine e grado che corrompono minori, concupiscono giovani preti, aitanti segretari e se li godono nelle loro alcove.


Se siano da considerare periferie esistenziali anche quelle diocesi e quelle parrocchie dove gerarchi, gerarchetti e fantaccini di santa romana chiesa stuprano bambine, ragazzine, donne adulte e le costringono abortire nel caso di malaugurate gravidanze. Se siano da considerare periferie esistenziali anche quelle sacre congregazioni e quei corsi di esercizi spirituali frequentati da uomini di Dio che si tengono su a rosari di piste di coca purissima e, invece di recitare il breviario, a mattutino, lodi e compieta sfogliano teneramente “Vogue”, edizione “US”, of course.


Se anche queste fossero periferie, bisognerebbe riconoscere che vi regna una sorprendente organizzazione razionale. Strade linde e ben curate, niente scippi, nemmeno un barbone che pisci sulle palizzate verniciate di fresco, figuriamoci un cane selvaggio che ringhi contro l’Ordine Costituito.


Periferie modello, insomma, che non prevedono il clamore e sono dotate di collaudati protocolli per l’immediato insabbiamento dei casi scabrosi. Periferie così poco periferie da essere collegate lungo veloci corsie preferenziali con il Centro dei Centri in cui gli scandali vengono coperti e si dissolvono, a patto di essere nelle grazie del Vicario. Vicario di se stesso, pare di capire dai più recenti fiotti di Magistero Ordinario.


In un paesaggio urbano così perfetto, disegnato da un Architetto così sapiente, edificato da Muratori così abili e popolato da Fratelli così addestrati non c’è macigno buttato sulla piazza che faccia tremare i Sacri Palazzi.


Sarà così, temo, anche per le rivelazioni di monsignor Viganò su Theodor Edgar McCarrik, a suo tempo cardinale, arcivescovo e predatore seriale di giovani virgulti nella periferia esistenziale di Washington. Sarà così, temo, perché il meccanismo della perversione clericale e delle sue coperture venuto alla ribalta del grande pubblico in queste settimane non è un’invenzione attribuibile per comodità e pigrizia mentale solo a Bergoglio e alla sua cricca.


C’è del marcio a Roma, dove vizio e omertà danzano insieme da tempo immemore, intra ed extra muros, da lungo tempo in un balletto osceno. Bisogna farsene una ragione e avere il coraggio di tenere gli occhi aperti. È comprensibile lo sconcerto di chi apprende che la mamma pratica un brutto mestiere, ma non è giustificabile la stupida ostinazione di chi pensa che abbia cominciato a farlo solo in vecchiaia.


C’è del marcio a Roma, ce n’è troppo, da troppo tempo e ormai si manifesta senza più alcun pudore in eventi eclatanti di portata planetaria che impongono di trovarne le cause vere e profonde. Se mai ve ne fosse stato uno in cui era concesso farlo, questo non è più il tempo di stupirsi. È patetico nascondersi dietro l’ombra silente di Benedetto XVI, che deve ancora spiegare al popolo bue, ma pur sempre di Dio, le vere ragioni per cui si è dimesso. E forse è ancora più patetico rifugiarsi negli ultimi istanti che precedettero il Concilio Vaticano II, come in un ridotto della Valtellina in versione clericalreazionaria.


È venuto il momento di mostrare un po’ di coraggio e di lucidità, almeno per chi pratica un mestiere vecchio quasi quanto quello della mamma.


Avevo cominciato a lavorare su queste considerazioni ai tempi dell’omicidio di Alfie Evans, perpetrato con il plateale consenso di una buona metà della chiesa cattolica e con il ruffiano finto recalcitrare di un’altra buona metà. Il sacrificio rituale del bambino di Liverpool ha segnato un punto di non ritorno che non può cadere nell’oblìo di un mondo cattolico plasmato a immagine e somiglianza dei massmedia e già pronto a divorare altri eventi.


Ho scavato, ho posto domande e poi ho messo insieme i pezzi che mano a mano venivano alla luce. Filo dopo filo, tessera dopo tessera, contatto dopo contatto, ragionamento dopo ragionamento, il lavoro mi ha condotto proprio dove doveva condurmi: nel cuore di una chiesa invertita, al cospetto di quel meccanismo che ha permesso, tollerato e coperto per anni e annorum le decine di casi McCarrick di cui tutti sapevano tutto o quasi tutto. Le fonti sono citate usando lettere puntate che non corrispondo ai nomi veri e sono descritte in modo da renderle irriconoscibili.


Hanno detto molto più di quanto sto per raccontarvi ora e non posso giocarmi, se necessario, la possibilità di una seconda tornata che scenda un girone più in basso nella ricostruzione di questo Romanzo Infernale.


IL FIUME DI FUOCO SOTTO I NOSTRI PIEDI Tutto comincia in un eremo oltre il confine italiano sabato 21 aprile, sette giorni prima della morte di Alfie. È tardo pomeriggio e sta imbrunendo. Dopo avermi benedetto con l’olio di nardo, padre A. mi chiede di sedermi ancora un momento, prima di tornare verso valle.


“Quando sono venuto quassù” dice “il mio padre spirituale mi ha messo in guardia contro una delle prove più dure che deve affrontare un eremita, specialmente di questi tempi: anche se noi pensiamo di essere soli, sotto ogni eremo scorre un fiume che porta con sé tutto quanto si trova nella chiesa, tutto il bene e tutto il male”.


Guardo istintivamente il pavimento sotto i miei piedi, un gesto che non ho mai fatto dentro un eremo, dove è normale mettere lo sguardo verso l’alto, e rabbrividisco. “Questi sono tempi in cui il fiume è impetuoso e infernale” continua padre A. “è in piena e continua a salire, non si ferma mai. Negli eremi si patisce il male che sta soffocando la chiesa. Se vuoi sapere perché tutto questo sta avvenendo, devi trovare un esorcista.


Sono pochi quelli buoni, però qualcuno c’è ancora. Lui ti potrà dire meglio di me cosa significhi provare sulla propria pelle l’agonia della chiesa. L’esorcista è quello che più di tutti si trova nel fiume di fuoco tentando di andare contro la corrente”.


Abbiamo parlato tutto il pomeriggio, e chissà per quanti altre volte nel corso di questi anni, dell’agonia della chiesa e delle ragioni per cui ci troviamo davanti a questa prova. Non so se ora padre A. percepisca qualcosa di terribilmente inedito, ma la confidenza sul fiume infernale che scorre sotto ogni eremo e l’invito a chiedere informazioni a un esorcista non possono lasciare quieti.


Di solito, quando torno a casa dopo essere stato quassù, le luci della strada e della città mi infastidiscono. Ora, in qualche modo, mi confortano e la cosa non mi piace. Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore, Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore…


NIENTE FEDE, NIENTE ESORCISMI Conosco due esorcisti di cui mi fido. Per la verità si tratta di due ex esorcisti perché a entrambi è stato revocato l’incarico, tutto sommato una garanzia. Quello più facile da raggiungere è un sacerdote diocesano, don B. Facile da raggiungere esclusivamente per la distanza, perché risponde al telefono solo quando è sicuro dell’identità di chi lo chiama e, una volta stabilito il contatto, bisogna mettersi in fila con i fedeli che chiedono benedizioni speciali e preghiere di guarigione.


Lo incontro martedì 2 maggio. Alfie Evans è morto quattro giorni prima in mondovisione mentre don B. non faceva altro che pregare. “Sarebbe sbagliato dire che chi ha pregato lo ha fatto inutilmente. La preghiera non è mai inutile, ma quel bambino è stato sacrificato comunque. Dobbiamo chiederci che cosa vuol dire tutto questo. Quanta fede abbiamo?”.


Quanta fede abbiamo, se il Signore non ci ascolta? Questa, in definitiva, è la domanda per cui sono qui, anche se è più circostanziata e articolata. Padre A. dice che solo un esorcista può rendere l’idea di quanto sia terribile ciò che sta accadendo perché lo prova sulla sua pelle…


“La pelle dell’anima, la pelle dello spirito e anche quella del corpo” dice don B., che sa bene cosa intendesse dire l’eremita. “Oggi gli esorcismi hanno pochissima efficacia, la maggior parte non ne ha nessuna, perché la chiesa non ha più fede. Intendo la fede vera, nel Dio Uno e Trino rivelato da Gesù Cristo, perché si può avere fede in qualsiasi cosa.


Non mi riferisco ai singoli membri, ma il corpo nel suo insieme. Non farmi parlare di Corpo Mistico, perché andremmo troppo lontano. Quello che voglio dire è che ormai il tumore ha messo metastasi ovunque e le poche cellule ancora sane sono isolate una dall’altra. Accontentati. Questo voleva che ti dicessi padre A. e non c’è nessuno che possa dirlo con lo stesso dolore cosciente di un esorcista che combatte senza armi contro Satana.


Hanno mutato il rituale ed è stato un colpo tremendo all’opera degli esorcisti. Ma, più ancora, è letale la sistematica incredulità nell’esistenza del diavolo che può dipendere solo dalla mancanza di fede nel Dio Uno Trino, e questo riguarda l’intera chiesa.


Senza fede della chiesa, nessuno può liberare una creatura dal demonio, si combatte una battaglia in cui si soccombe davanti al nemico. Questo è quanto prova sulla propria pelle un esorcista che voglia fare il proprio dovere. Dolore fisico e spirituale per la prova in sè e per l’impotenza davanti alla sofferenza spirituale e fisica di chi è posseduto dal demonio.


L’esorcismo è un sacramentale ed è efficace in virtù della santità del sacerdote, della fede della persona per la quale si compie e della fede di tutta la chiesa. Chiesa debole e senza fede, esorcismi deboli e senza efficacia. Ti basta?”.


Mi basta e non mi basta. Voglio fatti e date. Non che siano segreti custoditi in un forziere segreto, ma sono venuto fin qui perché don B. li ripeta ancora una volta. A don B. piace interrogare: “Qual è il testo della Sacra Scrittura con il più potente esorcismo?”.


Il Prologo del Vangelo di San Giovanni. “Quale passo in particolare?”.


“In propria venit, et sui eum non receperunt. Quotquot autem receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri; his qui credunt in nomine eius, qui non ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt”.


“Quando è stato promulgato il primo rito di esorcismo per la chiesa universale?”. Non lo so. “1614. E cosa mi dici del Prologo di San Giovanni?”. Che è sempre stato usato. “Non a caso, Leone XIII, quando ha inserito l’esorcismo nella Messa, e non fuori dalla Messa come dicono in troppi, lo ha collocato proprio dopo il Prologo. Il decreto del papa entrò in vigore nel 1886, dopo che, due anni prima, ebbe la visione dell’opera di Satana sulla chiesa”.


A questo punto don B. si ferma perché sa cosa si deve dire e, per dovere di ospitalità, lascia che abbia il piacere di farlo io: poi tutto è stato spazzato via il 26 settembre 1964, in pieno Concilio Vaticano II, con l’istituzione Inter oecumenici. Ma, come ho già detto, sarebbe troppo facile trarre la conclusione che tutto nella chiesa funzionasse perfettamente fino alla mezzanotte del 25 settembre 1964 o fino a un minuto prima dell’apertura del Vaticano II.


Don B. approva, anche se a malincuore. È meno radicale di me, ma riconosce che altro sono le mozioni degli affetti e altro le esigenze della ragione. Però questo è un tema che affronteremo un’altra volta. Prima di benedirmi, mi chiede se ho mai letto i libri di Malachi Martin, in particolare La Casa spazzata dal vento. “Ce l’hai?”. Celo, come dicevamo da bambini con le figurine.


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