DOSE DI CASTA QUOTIDIANA

DOSE DI  CASTA QUOTIDIANA


Estratto dell’articolo di Fabio Pavesi per “il Fatto Quotidiano”


Un gioco da ragazzi. Un business che viaggia con il pilota automatico. Nessuna concorrenza con i ricavi che continueranno anno su anno a crescere, grazie agli incrementi tariffari che superano costantemente l' inflazione. Basta controllare i costi e investire il meno possibile e voilà ecco che la redditività mostruosa e crescente è assicurata. Per i gestori autostradali, dai Benetton ai Gavio, ai Toto, quel business è una miniera d' oro.


(...)


Tutti, dai Benetton ai Gavio, a Toto, i tre grandi protagonisti del settore hanno le stesse dinamiche.


Una marginalità industriale che supera ampiamente il 60%. Per Autostrade per l' Italia dei Benetton siamo al 62%. Per la Sias del gruppo Gavio che gestisce 1.200 chilometri di rete soprattutto nel Nord-Ovest del Paese il margine industriale è al 64%.


E la gestione autostradale della A24 e A25 nel centro Italia frutta alla Toto Holding profittabilità industriale che sfiora il 60%.


Tutti i costi, compresi investimenti e manutenzione, valgono quindi tra i poco più di 30, massimo 40 euro, ogni 100 euro incassati dai pedaggi. Il resto è grasso che cola nelle mani dei padroni delle autostrade che li usano essenzialmente per fare due o tre cose che con la gestione e la sicurezza della rete d' asfalto c' entrano ben poco.


Darsi lauti dividendi, pagare gli elevati interessi sul debito e magari come hanno fatto i Benetton lanciarsi in grandi shopping oltrefrontiera come l' acquisto dell' aeroporto di Nizza o una quota dell' Eurotunnel o l' assalto alla spagnola Abertis.


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I Benetton con la loro Autostrade hanno spesato investimenti nel 2017 per la rete per soli 550 milioni su 3,5 miliardi di ricavi da pedaggio. Hanno pagato oneri di concessione per 465 milioni e remunerato i dipendenti per altri 500 milioni.


Hanno speso quasi di più per pagare gli interessi sul debito monstre che hanno scaricato sulle spalle della società dopo l' operazione a leva con cui hanno conquistato il possesso di Autostrade. In oneri finanziari la società ha speso, nel solo 2017, 465 milioni.


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Stesso copione per la Sias della famiglia Gavio. Anche qui tutti i costi operativi valgono solo 430 milioni su 1,1 miliardi di ricavi autostradali. Ogni anno oltre 100 milioni finiscono per pagare i soli interessi sul debito finanziario netto che è a livello consolidato pari a 1,3 miliardi dopo che nel 2016 era arrivato a toccare 1,6 miliardi. E che dire della famiglia Toto che dopo l' avventura non esaltante con Airone, finita tra le braccia di Alitalia, si è messo a fare il gestore di autostrade?


La sua Strada dei Parchi, che gestisce la A24 e la A25 , aveva nel 2016, come spiega la Relazione sull' attività di Vigilanza delle autostrade del ministero dei Trasporti, un margine industriale di ben 114 milioni su 165 milioni di ricavi da pedaggio.


Ma era oberato di debiti finanziari netti per la bellezza di oltre un miliardo su un capitale di soli 52 milioni. Un debito colossale tanto da spendere oltre 50 milioni l' anno solo in interessi. Di fatto, oltre un terzo dei ricavi finiscono più per pagare i debiti che per far funzionare la sua autostrada. Gli investimenti complessivi sono stati di soli 17 milioni nel 2016 e di 36 milioni nel 2015. Poca roba, molto meno degli oneri sul debito.


Ma ristorare legittimamente i creditori non è l' unico pensiero in cima ai signori delle Autostrade. Ci sono i ricchissimi utili da distribuire. La sola Atlantia, la holding che possiede Autostrade e che opera anche nel settore aeroportuale con Adr, ha sfornato tra il 2013 e il 2017 la bellezza di 4,4 miliardi di utili, distribuendo ai soci, in primis la famiglia Benetton, tra acconti e saldi la bellezza di 3,7 miliardi.


Oltre l' 80% dei profitti è finito nelle tasche degli azionisti. Mentre la Sias dei Gavio ha distribuito il 34% dei 238,3 milioni di utili, ossia 80 milioni. Un po' meno degli anni passati, quando la cifra era circa la metà degli utili.


Toto, invece, ha chiuso l' ultimo bilancio disponibile (2016) in perdita. (...)

 

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  ROBERTO NAPOLETANO  (È ACCUSATO DI AVER GONFIATO I DATI DI VENDITA DELLE COPIE DEL “SOLE 24 ORE”, CHE CON LUI HA PERSO 250 MILIONI DI EURO IN 6 ANNI)

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Gianluca Baldini per “la Verità”


Fa piacere sapere che, in un momento in cui in Italia ci sia così poco lavoro, Confindustria si dimostra sempre un ottimo centro per l' impiego. Da quest' anno, infatti, gli studenti dell' università Luiss Guido Carli, per chi non lo sapesse promossa proprio Confederazione generale dell' industria italiana, possono vantare una personalità di spicco in più all' interno del corpo docenti.


Si tratta di Roberto Napoletano, ex direttore del Sole 24 Ore, il quotidiano che fa capo proprio all' istituto oggi guidato da Vincenzo Boccia. Per trovare il nome dell' uomo che è passato dalla redazione alle cattedre di Confindustria, basta andare alla lettera «n» della lista docenti e ricercatori dell' ateneo romano.


Napoletano avrà un impegno tutt' altro che secondario. Insegnerà infatti in ben quattro facoltà della Libera università internazionale degli studi sociali: impresa e management, economia e finanza, giurisprudenza e scienze politiche.


In tutte queste facoltà terrà un corso dal titolo «Le grandi crisi dell' economia contemporanea». Solo agli studenti di scienze politiche, invece, insegnerà un corso di «giornalismo politico-economico».


Chi vorrà seguire il corso sulle grandi crisi economiche del nostro tempo tenuto da Napoletano dovrà comunque sudare non poco. Nella descrizione online del corso si dice che le ore di didattica frontale sono ben 32, a fronte di un carico di lavoro complessivo per gli studenti di circa 100 ore.


Giornate di studio lunghe e faticose (riservate solo agli studenti del terzo anno) in cui i volenterosi dovranno conoscere a menadito un testo in particolare: Il Cigno nero e il Cavaliere bianco, diario italiano della grande crisi, edito dalla Nave di Teseo e scritto proprio da Roberto Napoletano.


Tra gli obiettivi del corso, si legge, si vuole «contribuire a costruire la consapevolezza dei fatti economici contemporanei indispensabili per chi ambisce a essere classe dirigente del futuro». Ancora, «questo corso si propone di consegnare agli studenti le chiavi di questo mondo nuovo attraverso un racconto inedito dei fatti della grande crisi attraverso le testimonianze ai massimi livelli istituzionali italiani ed esteri».


Non male per un uomo indagato dalla Procura di Milano per false comunicazioni sociali (assieme agli ex vertici dell' azienda Donatella Treu e Benito Benedini) e accusato di aver gonfiato i dati di vendita delle copie digitali (così come una parte significativa di quelle cartacee) del Sole 24 Ore.


Dettagli non certo trascurabili che hanno contribuito a nascondere la crisi finanziaria (perdita per 92 milioni nel 2016) in cui versava il quotidiano di Confindustria. Ancora più impegnativo il corso di giornalismo politico economico che l' ex numero uno del quotidiano Sole 24 Ore dovrà tenere con il professor Fabio Carducci Artenisio.


In questo caso le ore di didattica frontale sono 48 per un carico di lavoro globale di circa 150 ore. «Il corso illustrerà l' evoluzione del giornalismo politico ed economico nel corso degli anni recenti», si può leggere nella scheda online che descrive le ore di lezione, «ma soprattutto insegnerà le basi dei generi giornalistici, dalla news analysis al reportage, attraverso laboratori, testimonianze dei protagonisti del mondo dei media, visite sui luoghi dove si fa informazione».


Certo, forse qualcuno degli studenti che ha speso fino a 11.300 euro l' anno potrebbe obiettare che non sia il massimo farsi insegnare giornalismo da un direttore che il 5 ottobre 2016 è stato sfiduciato dal 74,4% della redazione (hanno votato in 201 su un totale di 225) di viale Monterosa (battendo anche il 70% ottenuto dal predecessore Gianni Riotta) e che nei sei esercizi (2012-2017) seguiti alla sua nomina (fine 2011) ha contribuito a far totalizzare al gruppo Sole 24 Ore oltre 250 milioni di perdite.


Di certo lo stipendio che Napoletano prenderà dalla Luiss non avrà nulla a che vedere con quello di direttore del quotidiano di viale Monterosa. A marzo 2017, quando il suo rapporto con il gruppo editoriale si risolse «consensualmente» dopo sei mesi di aspettativa non retribuita e forti polemiche legate anche a note spese salatissime, Il Sole 24 Ore rese noto che avrebbe versato al giornalista circa 700.000 euro, pari a otto mensilità da direttore: pallottoliere alla mano, circa 87.500 euro al mese.


In un mese da direttore, dunque, Napoletano prendeva di più di quanto presumibilmente percepirà come docente in un anno. Facendo una stima, l' ex direttore dovrebbe percepire una cifra trai i 40 e i 50.000 euro l' anno per trasmettere il sapere ai suoi studenti. Forse meno: dipende dal contratto in essere con l' università.


Quello che è certo è che Confindustria da un lato ha lasciato andare l' ex direttore del Sole tra mille polemiche e poi gli ha offerto un lavoro all' interno della propria università per insegnare agli studenti giornalismo e le più grandi crisi finanziarie dei nostri tempi. In entrambi i casi Napoletano potrebbe avere un ruolo da protagonista.


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