Fico è maturo, lasciatelo cadere

MARCELLO VENEZIANI

Fico è maturo, lasciatelo cadere

Oggi su la Repubblica qualcuno vede Fico come il segretario ombra del Pd. La marcia verso il nulla della sinistra italiana arriva al suo capolinea. Fico è infatti la rappresentazione del Nulla. È la sua stagione e si avvicina il tempo in cui Fico si staccherà dall’albero, e come il suo semi-omonimo e predecessore Fini, si metterà in proprio.

Dirà a Salvini, che fai mi cogli? Il frutto di cui porta il nome è ormai maturo per staccarsi dalla pianta gialloverde. Sin da quando fu eletto a presiedere la Camera nutrimmo legittimi dubbi sulla scelta e sulla prospettiva di avere Boldrino II a Montecitorio.

Innanzitutto ricordavamo che ha come titolo di studio la laurea in canzone neomelodica napoletana, e non nel senso che almeno cantava e si guadagnava da vivere per strada o tra i tavoli del bar passando col piattino; ma, peggio, studiava i cantanti napoletani, studiava la fenomenologia di Mario Merola. Studioso non di Machiavelli o Beccaria ma di Gigi d’Alessio e Nino d’Angelo. Un genio dal sapere enciclopedico. 

Fico della Mirandola.

Uno che fino a quarant’anni, cioè fino a che non vinse la ruota della fortuna coi 5 stelle non aveva arte né parte ma si arrangiava tra hotel, ufficistampa, tessuti marocchini e roba varia. Uno che rappresenta l’ala più grillina dei grillini, fanatico dell’Ideologia di Grillology ma in versione scialatiella. Però, uè, ha rinunciato all’indennità aggiuntiva e all’autoblu, dunque è un eroe e martire della Causa. Fa niente che andare e piedi e in bus costava avere guardie del corpo, vigilanti, agenti in borghese e che dovessero fargli il largo attorno tenendo lontana la gente.

Ma soprattutto Fico è stato celebrato dai media come uno che rappresenta l’ala sinistra del Movimento, il ponte col Pd, l’antifascismo e la sinistra diffusa, il Fico di Troia che come il cavallo è dentro la città ma è pronto ad aprire le porte a migranti e sinistra.

E infatti rimastica il vecchio egualitarismo e l’antico pauperismo, è ovviamente nemico, anche per fatto personale, della meritocrazia; è totalmente appiattito sul politically correct anche in temi bioetici e ha subito sbandierato, insediandosi a Montecitorio, la sua continuità antifascista con la Boldrina. Insomma uno che rappresenta non solo il movimentismo extraparlamentare ed extraterrestre dei 5 Stelle in versione radical-pop, ma la sinistra d’asporto, di strada, di rete e di utopia, senza il realismo politico della sinistra più scafata, da Bersani e D’Alema a Minniti.

Se questa è la sinistra, a questo punto dateci Marco Rizzo, comunista senza peli e senza indugi. E poi i suoi atteggiamenti poco consoni al ruolo, la sua strafottente ineducazione istituzionale, il suo ostentato disprezzo per l’amor patrio, l’antifascismo come foglia di Fico per darsi un blasone storico, le numerose minchiate, come quella di invocare un piano Marshall contro le baby gang napoletane, confondendo un piano di aiuti economici americani dopo la guerra mondiale con un programma per fronteggiare la delinquenza locale, l’illegalità e la miseria napoletana. Evidentemente

Fico pensava che Marshall fosse Maresciallo in napoletano, come quello di Tuppe tuppe Maresciall, un cult della canzone napoletana su cui s’è laureato. Ora Fico rappresenta l’opposizione di sua maestà alle scelte del governo in tema di migranti, Mattarella rappresenta l’ancien regime e lui la versione melodica-sessantottina-guagliona, girone folk. Dopo le esperienze di Fini, Bordini e Fico, e se ritirassimo la concessione a chi presiede il Parlamento?

MV, 24 agosto 2018


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