E se il salvatore dell'euro fosse il 'Piano Borghi'?

Maurizio Blondet

E se il salvatore dell’euro fosse il “Piano Borghi”?


Salvare l’euro  – anche dai “sovranisti”  – non è impossibile .   Basta che la BCE agisca come una vera banca centrale: ossia metta la sua garanzia su tutti i paesi che hanno l’euro, nessuno escluso. Ossia  “la banca centrale potrebbe dire che interviene”  – ossia compra i  titoli di debito pubblico di quel paese – “oltre  un certo livello di spread. Che dicesse: “non tollero ci sia uno spread oltre i 150 punti”  tra Germania e Italia (o Spagna)


. “Così facendo  l’Europa   può  mantenere lo stesso un sistema di segnalazione  a uno Stato che qualcosa non va. E’ lo stesso una penalizzazione per lo Stato che ha lo spread a suo svantaggio, ma il Paese mantiene l’accesso ai mercati, altrimenti avremmo il paradosso che per una notizia falsa, anche per un cataclisma o una speculazione ben orchestrata, la gente vende i titoli, scatena il panico e nessuno si muove”.


I “mercati “ sarebbero tranquillizzati, perché quello che vogliono è   “la garanzia”.  La  garanzia, che solo una vera banca centrale può dare, che uno Stato sovrano non può fallire.


Si può fare l’esempio del Giappone, che  ha un debito pubblico del 236% sul PIL e non vien attaccato dai mercati, né soffre di un qualche “spread”. Ma  se pensate che il Giappone “può” perché è un gigante economico mentre l’Italia è “debole e indebitata”,  prendete la Polonia: non particolarmente forte e brillante,  però il suo ministro degli Esteri  Dominik Tarczyński  può scagliarsi contro Bruxelles gridando: “Smettetela di dirigere gli Stati membri come fossero bambini”; e la speculazione non attacca, e non si alza  alcuno spread.  Invece se Claudio Borghi dice molto meno, ecco che lo spread italiano sale verso i 300 .


https://www.express.co.uk/news/world/950518/EU-news-Poland-MP-European-Union-member-state-eurozone-future-video-latest


Qual è la differenza? Che la piccola Polonia ha la sua moneta nazionale, lo zloty. Lo zlotyno,come lo chiama Claudio Borghi.


Perché tutti i concetti sopra riportati, sono di Claudio Borghi, economista, parlamentare Lega, oggi presidente della Commissione Bilancio,  il “sigoir No-Euro”, additato come il pericoloso anti-euro che con ogni sua dichiarazione innervosisce i mercati e fa  crescere lo spread.   “Quelli stessi che dicono: meno male che siamo nell’euro  che ci protegge”,  sono quelli che dicono:   ogni tweet di Borghi scatena la speculazione”. Ma allora, l’euro ci protegge da niente. Basta una dichiarazione di un deputato per inimicarsi i mercati, mentre un ministro polacco può  mandare al diavolo Juncker senza suscitare dubbi sulla “tenuta dello zloty”  e allarmi “sul debito pubblico”.


Se questi argomenti vi sembrano strani, è  perché tutto il campo dell’informazione non ve li racconta, se non come enormità di un pazzo che non va ascoltato. Invece è politica monetaria vera: un paese sovrano non fallisce, fino a quando  ha una banca centrale che compra il suo debito.

Dal 2019 l’euro non ha più un prestatore di ultima istanza


Conseguenza: il fatto che la BCE ha annunciato che sta per smettere l’acquisto eccezionale di titoli di debito pubblico italiani, significa che l’Italia  non potrà finanziarsi sui “mercati” e rischia davvero grosso.


Ma con essa rischia anche più grosso la zona euro e la stessa sopravvivenza dell’euro. Lo spiega Ambrose Evans Pritchard del Telegraph,   forse il miglior  giornalista economico e anche il più esperto  del  sistema  d’arbitrio vigente tra Bruxelles e Francoforte.


https://www.telegraph.co.uk/business/2018/08/15/italys-bubbling-bond-woes-bigger-global-threat-turkey/


La BCE  ha pre-annunciato che dimezzerà i suoi acquisti dei titoli dell’eurozona per ottobre, e li cesserà del tutto a fine anno.


Con ciò, “il primo gennaio 2019 non esisterà più un prestatore di ultima istanza dietro gli stati dell’eurozona”.  Per l’Italia  (e Spagna, Portogallo eccetera) “lo spread si allargherà drammaticamente.   Senza la garanzia BCE, l’eurozona collasserà”, prevede  Borghi. L’euro-oligarchia ha posto fine al prestatore di ultima istanza da gennaio, con un altro scopo. Perché così “ogni salvataggio esigerà  l’approvazione del fondo di bailout dell’Eu, ESM,  sotto condizioni draconiane soggette a un voto del Bundestag.


“Non  c’è alcuna possibilità – dice Evans-Pritchard  – che la ribelle coalizione Lega-5Stelle accetti un simile programma dettato dal ministro delle finanze tedesco: essa attiverà la sua moneta parallela minibot e sovvertirà l’unione monetaria dall’interno.  “Il minibot è parte del nostro programma ufficiale. Lo useremo necessario”, dice Borghi.


Evans-Pritcahrd ricorda come  sia in  Grecia, sia in Italia nel 2011, la disciplina punitiva fu attuata  con metodi artificiali  dallaa Banca Centrale: “Tagliarono il rifinanziamento e minacciarono di uccidere il sistema bancario.  Crearono una crisi   nel rinnovo dei titoli”, che non aveva alcuna ragione di esistere e fu opera della Banca Centrale.


“I casi italiano e greco mostrano come l’apparato EU opera attraverso  oligarchie potenti interne ad ogni stato membro  per forzare la propria volontà quando incontra resistenza, e come utilizza  la paura. La coercizione economica è uno sturmento di regime change”.


Adesso “i mercati” (dizione alquanto discutibile, dato che finora è stata la bCE a comparre i titoli italiani, non i mercati)  si apprestano a rendere impagabile il debito italiano, esigendo un interesse aumentato rispetto a quello che chiedono alla Germania, fino a  500 di spread? Ma perché, si domanda il britannico:


“L’Italia  non è un caso disperato.   Ha ancora   il secondo  più grande apparato industriale, e un attivo dei conti correnti del 2,8% del Pil. 


Gli italiani hanno una ricchezza privata maggiore di quella dei tedeschi. Il debito aggregato (pubblico più privato) è nella parte bassa del G7 (altri paesi hanno meno debito pubblico, ma più debito privato).  Il paese  rischia l’insolvenza soltanto a causa della struttura deforme dell’unione monetaria, che non ha un prestatore di ultima istanza, e crea una trappola deflattiva per gli stati che sono entrati  nell’unione monetaria con unalto debito pubblico. L’unione monetaria ha imprigionato il paese in un circolo vizioso di bassi investimeni e produttività deludente. Ma non si dimentichi  che l’Italia   aveva un surplus  permanentem rispeto alla Germania” quando non era nell’euro , fno agli anni ’90, grazie a qualche”svalutazione di tanto in tanto”.


Ecco perché “la UE sfida il destino se spinge Roma troppo  oltre”.


Il suo spread va a 500?   Ma non sarà il solo a salire: che dire di Spagna e Portogallo? “Chi comprerà ancora i titoli del Portogallo a a  10 anni, attualmente con un rendimento inferiore a quello di un Buono del Tesoro USA, se non c’è più una banca centrale dietro al Portogallo?”, dice Borghi.

Crescono le critiche all’austerità


Ora, la richiesta di Borghi non sembra affatto massimalista, specie in confronto con i propositi tedeschi, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo (Così  Berlino ci espellerà dall’Euro), anzi  sembra più europeista e a favore del  mantenimento dell’euro, della imposizione tedesca di austerità punitive:  “il più grosso errore politico dell’ultimo decennio”,  come l’ha recentemente  definito Ryan Cooper, economista e trader: l’idea di “austerità espansiva”  inventata da Alesina,  secondo cui lo stato può tagliare spese a aumentare le tasse e crescere vigorosamente, si è rivelata falsa.


Austerità: storia di un’idea pericolosa.
Così come la teoria secondo cui quando il debito pubblico supera il 90% del Pil,  indebitarsi di più per uno stato causa stagnazione economica (teoria di Reinhart-Rogoff). Così  tutti quegli esperti che quando l’austerità ha prodotto disoccupazione di massa e du lunga durata, hanno parlato di disoccupazione “strutturale” dovuta a “mancanza di qualificazione” (skill gap):  tutte “cazzate” (bullshit) dell’austeritarismo come fine.


http://theweek.com/articles/789956/biggest-policy-mistake-last-decade?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter


Sempre più numerosi gli economisti mettonon  in discussione quella che è ancora l’ortodossia austeritarira. Escono libri  che hanno titoli: “Austerity: the History of a Dangerous Idea” di Mark Blyth, docente di economia politica alla Brown University.


Dopo il crollo del ponte di Genova, anche gli altri paesi si sono accorti che le loro infrastrutture, create nei fortunati anni ’60 del boom economico (ed inflazione), sono usurate e degradate per  la lesina sulla manutenzione e i mancati miglioramenti imposti dall’austerità (e dalle privatizzazioni:  la manutenzione è “un costo” pèer il privato, mentrre è un investimento per lo Stato, ricorda Nino Galloni).


La    risposta  austeritaria alla crisi del 2008 ha perfino ridotto   la dimensione  economica dell’Europa rispetto al mondo: era il 27,8 per cento dell’economia mondiale nel 2008, è   rimpicciolita al 22%   nel 2015.


Le politiche austeritarie,  applicate dalla Commissione  con zelo religioso,   hanno minato il sostegno  popolare all’idea europeista,  come dimostra il voto in Italia, e dimostrerà la crescita dei voti “populisti” fra un anno.


https://braveneweurope.com/john-weeks-new-eu-appointments-will-consolidate-austerity-policies


Persino la BBC  ormai si chiede: “Quale  risultato ha prodotto l’austerità per l’eurozona?”.


https://www.bbc.co.uk/news/business-33470220


L’80 per centto de  francesi vuole leader che rompano   leregole – specificamente, la stupida regole del 3% del deficit  (a proposito: Macron  è scomparso?).


Dunque  è solo sull’ostinazione tedesca che  essa   continua ad essere predicata. Tanto da far dire al sociologo svedese Olaf Foss: “Ci hanno venduto l’Austerità  come un mezzo per stabilizzare i pagamenti della Grecia ai suoi creditori.  Ma  ora sembra un fine in sé, e  la crisi di debito impagbile che crea la scusa per  proseguirla”


.  Ora,  la proposta alla Borghi, che la banca centrale  intervenga quando lo spread supera 150, non ha nulla di irrazionale,   chiede solo di fare alla banca centrale, la banca centrale. La risposta è che essa smetterà il quantitative easing in data possima.


E’ chiaro che si tratta di una guerra  ideologica e di potenza: il potere burocratico non può permettere che “il populismo” sopravviva e magari vinca, perché sarebbe un precedente inarrestabile.   La rinazionalizzazione dele autostrade “che tutti i media bollano di “ritorno al passato”,  è un motivo in più per  silurare l’attuale govero con tuitti i mezzi.


“Minacciare di espellere il paese dall’euro,   alla Grecia, precipiterebbe una reazione a catena di bancarotte sovrane e  aziendali, e trascinerà giù il  sistema bancario europeo. La Germania perderà qualcosa come 2 mila miliardi. Per di più, è quello che Salvini vuole…”.

I realtà, Giorgetti ha giusto chiesto ufficialmente alla BCE di prolungare il quantitative easing, come sta facendo da tre annui, per contrastare la speculazione mentre il paese lancia un programma di investimenti per le infrastrutture, che può migliorare l’occupazione, produrre la ripresa, e quindi abbassare il rapporto debito/pil: che è quello che in teoria i tedeschi  esigono.  In teoria.


. Lo farà Berlino? Secondo tutti segni, non accetterà .  A meno che…. L’esposizione mostruosa delle banche spagnole, francesi, en italiane (ma solo in terzo luogo) verso la Turchia, nn costituisca la scusa di cui c’è bisogno.  Continuare a stampare  per salvare la Spagna, stampare per salvare la Francia, i due paesi su cui Berlino conta per la loro fedeltà e come alleati anti-italiani.


I guai delle banche spagnole, francesi, e  di  Unicredit sono del retso causati dalla  ideologia:  la BCE ha il divieto di creare denaro dal nulla comprando dirttamente dal Tesorodegli Stati; lo fa “sul mercato secondario”, ossia lo compra dalle banche private che hanno previamente comprato i titoli dallo Stato. La differenza delle  conseguenze è fondamentale: lo Stato spenderebbe i  soldi  creati dalla BCE  all’interno, nelle infrastrutture che hanno tanto bisogno di essere rammodernate in Europa;  le banche non sanno  come investire all’interno intale recessione  austertaria, e vanno a finanziare paesi come la Turchia e gli altri emergenti.  Che adesso sentono tutti le conseguenze del collasso  della lira turca, persino quelli che nulla c’entrano, come la  Polonia.


D’altra parte, sta per incombere la prossima crisi mondiale, replica di quella del 2008:   magari il crack di Tesla,  la ditta di auto a cui  “i  mercati” hanno dato miliardi di dollari credendo alle mirabolanti innovazioni (ecco un’ìaltra prova di come “I privati sanno meglio allocare i capitali  che gli Stati”). Le banche centrali hanno ormai poche frecce al loro arco per  contrastarla.  Ma interrompere  la stampa sarebbe privarsi di quelle poche.


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