Chi di Rai ferisce, di Rai perisce

MARCELLO VENEZIANI

Chi di Rai ferisce, di Rai perisce


Non so come finirà la fiction sul presidente della Rai, se Foa resterà comunque alla guida, magari da consigliere anziano come accadde nel 2004 al berlusconiano Alberoni o se gli subentrerà Giampaolo Rossi, competente di rai e new media, in discontinuità con la precedente dominazione Rai e in sintonia con le idee di Foa. Forse lo capiremo oggi. Ma sul piano politico si può già dire una cosa: il veto finale su una firma del Giornale alla presidenza della Rai è la conclusione peggiore della parabola berlusconiana.


 Finire nel rancore, bruciando Foa, allinearsi al pd e alla sinistra sparsa, separarsi dalla Lega e da Fratelli d’Italia, mostrare solo capacità di far fallire, è un miserabile epilogo per Berlusconi. Quel declino che prosegue ormai da anni, ha raggiunto un punto di non ritorno e di rottura di B. col suo popolo e i suoi alleati.


Nessuno pretendeva che Forza Italia si allineasse al governo giallo-verde. È giusto, e perfino utile, che Forza Italia mantenga una linea critica verso le scelte economiche dei grillini, le riforme di Di Maio, il dilettantismo e il pauperismo punitivo di fondo, i grillosinistri genere Fico o le mezze calzette al potere, genere Raggi. Quella linea d’opposizione risponde all’indole dei suoi elettori, al mandato ricevuto e alla propria linea economica e politica.


Ma attaccare il governo per le scelte dell’alleato Salvini, oltretutto coerenti col centrodestra; protestare addirittura contro il metodo, lui Berlusconi che è sempre stato monarca assoluto quando disponeva dei numeri per farlo; e protestare contro Foa arrivando a dire che non è una figura di garanzia, dopo aver ottenuto di piazzare alla presidenza della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, un giornalista di Mediaset e dunque tutt’altro che di garanzia per la Rai, significa non avere pudore né senso della realtà.


Foa poi rappresenta già come profilo, un forte segno di discontinuità e cambiamento rispetto alla Rai asservita al pd, ideologica e faziosa, capofila dei Mass Merda che falsificano la realtà e la riducono in bianco e nero (più nero che bianco), di cui sta fornendo un campione intensivo e rivoltante in questi giorni.


Di fronte al disgusto ormai plateale degli utenti, la Rai prosegue a dedicare mezzo tg alle prediche sul razzismo e in favore dei migranti, tacendo episodi di violenza e di delinquenza compiuti da neri e migranti.


Si sofferma tre giorni su un uovo lanciato su un’atleta nera – di cui si esclude la matrice razzista, e tace, ad esempio, su una rissa sanguinosa tra migranti avvenuta ad Andria l’altra sera in un parco in cui stavano giocando i bambini, con spranghe, bottiglie e diversi feriti, anche gravi.


Un fatto che ho trovato solo nelle notizie locali dei quotidiani, tra le brevi del “corriere del mezzogiorno” ma che riportato in un mio post ha avuto ben 500mila visualizzazioni. A dimostrazione della fame di verità e dello schifo della gente verso l’informazione.


La Rai amplifica le opinioni sul razzismo del Pd e dei sinistresi, campa per tre giorni su un episodio oggettivamente minore, relegando perfino la visita del presidente del consiglio al presidente Usa – la Rai è servizio pubblico! – a terza, quarta, fuggitiva notizia.


Fino a pochi mesi fa, avremmo avuto in Rai fiumi di marchette salmodianti in onore del premier ricevuto alla Casa Bianca. In questa escalation di faziosità, allinearsi al mandante di questa Tv partigiana, il famigerato Pidì, come ha fatto Berlusconi, significa davvero voltare le spalle ai cittadini e utenti del canone Rai, a tutto il mondo di centro-destra o semplicemente esasperato dalla dominazione ancora in corso, nonostante il verdetto elettorale.


Berlusconi era l’unico personaggio passato, nel bene e nel male, alla storia pur poco gloriosa della seconda repubblica. I suoi alleati principali, Bossi e Fini sono finiti male. Ma uscire così di scena, dalla finestra del gabinetto, e stavolta non a causa dei giudici ma di sé stesso, fa male davvero anche a chi non è mai stato berlusconiano.


Chi di tv ferisce, di tv perisce.


MV, Il Tempo 2 agosto 2018


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