Pupa, Ninnillo e Lillino

MARCELLO VENEZIANI

Pupa, Ninnillo e Lillino




Prima di partire ho rivisto l’album di casa mia, con le foto del passato famigliare. Com’erano belle e struggenti quelle immagini di vecchi e bambini insieme, quell’aria mansueta di famiglia unita e pulita, senza nulla da nascondere; solo sottintesi d’amore. Forse minute omissioni senza inganno: ma erano solo premura, tutela verso l’altro. Teneri sguardi si offrivano indifesi alla vita. Tutto ti sembra semplice e puro, nella soave fissità di una foto in bianco e nero.




Ho trovato una foto del 1948 dei miei tre fratelli bambini. Io ero ancora di là da venire. Mi ha colpito quel lampo d’ingenuità che vedo nella loro tenerissima infanzia e che ancora ritrovo come l’impronta genetica della loro fraternità. Tutto è già incluso in quel triplice sguardo di bambini meridionali del dopoguerra: la magia della posa, l’incanto dell’infanzia e la vita che sarebbe poi venuta. Vedo la loro freschezza e intravedo la loro canizie, i sei anni che diventano settanta, e ripenso la loro sorgiva curiosità di vivere alla luce della vita poi vissuta.



Capiscono la solennità del momento, aspettano il lampo della luce come la gloria di un passaggio dalla posa al mito. Li vedo allineati e li amo attraverso l’amore della loro madre, poi anche mia; immagino il suo sguardo d’amore a vederli lì, messi in fila, i suoi frutti belli, Pupa, Ninnillo e Lillino insieme, ridenti sognanti in un silenzio che sospende i loro schiamazzi nell’apnea di una posa, mentre si offrono inermi allo sguardo della vita, si danno al futuro.


MV, Ritorno al sud (2014)


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