La scomparsa dell'individuo

05/03/2012 Di Massimo Fini per Il Fatto

Daniele De Rossi, per essere arrivato con cinque minuti di ritardo alla riunione prepartita, è stato escluso dalla formazione dal suo allenatore, Luis Enrique. I giallorossi hanno poi perso 4-1 con l'Atalanta. Enrique, richiesto se, visto il risultato, avrebbe rifatto la stessa scelta ha risposto: "Sì. Il gruppo viene prima del singolo". La questione travalica il delirio di onnipotenza degli allenatori che si credono dei demiurghi (di gente in grado di rendere competitive squadre di giocatori modesti e persino mediocri conosco solo Hiddink, che portò ai mondiali l'Australia, la Corea ai quarti di finale e con la Russia uccellò l'Olanda del presuntuoso Van Basten; Van Gaal che con l'Aiax di una generazione ben lontana, per classe, da quella dei Neeskens, dei Cruijff e dei Kroll, vinse due Champions e, forse, Capello che con tre fuoriclasse, Van Nistelrooy, Ramos, Casillias e il resto di autentici brocchi scippò col Madrid due campionati di Liga) e della mistica del 'gruppo' che ossessiona il calcio odierno (uno segna quattro goal e all'intervistotatore che si complimenta dice: "Ma no, il merito è del gruppo". Non lo pensa affatto ma così gli impone il 'politically correct' calcistico che è ancora più asfissiante di quello ideologico). E prima di entrare in 'medias res' mi piace anche ricordare che Nereo Rocco, allenatore del Milan, prima di una partita di Coppa dei Campioni (allora si chiamava ancora così), gettò via il gessetto con cui stava disegnando le tattiche sulla lavagna e disse: "Ragazzi, andate in campo e mettetecela tutta".

E' indubbio che nella nostra società, in qualsiasi settore, l'organizzazione e la disciplina prevalgano sull'individuo per quanto talentuoso ed estroso sia se non si conforma al millimetro alle regole codificate. Conferma Paolo Iacci, Vicepresidente dell'Associazione direttori del personale: "Se devo fare un'assunzione voglio essere certo che il dipendente abbia capacità di fare squadra". Il cacciatore di teste Claudio Ceper afferma: "Non vogliamo lupi solitari...il successo non è mai del singolo ma del team". Un altro parla di "integrazioni sinergiche". E questo vale non solo nelle aziende ma anche in campo artistico. I fenomeni di Madonna e di Lady Gaga sono il prodotto di un'abile organizzazione capace di far apparire il talento dove non c'è (nessuna delle due sa far nulla). E lo stesso discorso si può fare, in buona misura, per la letteratura e le arti visive (forse solo la musica, classica, si salva). Ma con le 'integrazioni sinergiche' viene cancellato l'individuo, con la sua singolarità, le sue peculiarità. Persino la guerra -perlomeno quella occidentale- è diventata un fatto manageriale, sistemico, computerizzato, digitalizzato dove il valore del soldato non conta più nulla. Tommy Frank, che comandò per qualche tempo la missione Nato in Afghanistan, dirigeva le operazioni da Tampa, in Florida (A Schettino!).

Alessandro Magno e gli altri conquistadores guidarono i loro uomini ai confini del mondo non perchè avevano alle spalle una grande organizzazione (basta pensare a Colombo, poveraccio), ma in virtù del loro carisma, della loro intelligenza, del loro coraggio, della loro singolare personalità.

Nel 1969 la Nasa conquistò la luna grazie a una formidabile organizzazione tecnologica. I tre astronauti a bordo dell'Apollo 11 erano dei replicanti, ben addestrati, delle cavie sostituibili. Quando Neil Armstrong mise il piede sulla crosta del nostro satellite disse: "Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità". La frase gliel' aveva scritta l'Ufficio Stampa. Valeva la pena andare fin lassù e invece di esprimere le proprie emozioni dire una simile stronzata?


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