AFORISMI DI MARCELLO VENEZIANI

Da totalitÓ.it

Dialogo tra orfani inconsolati: la prego diamoci del fu. 


La politica italiana è un pendolo che oscilla tra il cabaret e il linciaggio; derisione & lapidazione. Una via di mezzo tra striscia di Gaza e striscia la notizia.


Marxismo al ketch-up. Intruglio liofilizzato dell'antica erboristeria ideologica, commercializzato in versione americana. Per digerirlo si consigliano bottiglie molotov di coca-cola.


Non preoccupatevi, non abbiamo nessuna intenzione di tagliare le vostre teste. Non vogliamo far sparire la prova della vostra imbecillità. 


Ah, questi ragazzi devitalizzati anoressici di futuro. Non sono ventenni ma ottantenni con sistema rateale. Quattro comode rate di vent'anni l'una.


Il sud è una terra schiacciata tra il fato e l'anarchia. Si osservano le leggi del fato, non quelle di stato.


Il sogno pugliese: Bari opportunità.


Achille Campanile era nato nel 1899 ma diceva di essere nato nel 1900. Le signore si nascondono gli anni, gli scrittori addirittura si nascondono i secoli.


Indro Montanelli era un indroverso; era rivolto a se stesso. Gli ho voluto bene ma non so dire se a causa delle sue idee o nonostante quelle.


Odio le fiere del libro, obitori della cultura per il riconoscimento delle salme e le relative onoranze. Sono libbrosari, lazzaretti in cui si celebra il morbo del libro in un cordone sanitario che lo tiene ben distante dalla società.


Martin Heidegger civettò col nazismo, trescò con la Arendt, e da entrambi si sfilò un po' vigliaccamente. Il Martin Peccatore. 


E vissero utenti e scontenti. 


Amiamo il Grande Fratello, preghiamo per la fratellanza e cantiamo Fratelli d'Italia. Ma in fondo restiamo un paese di figli unici.


E' una gran bugìa che siano finite le ideologie. Semmai è finito il plurale.


La politica è oggi lo spazio vuoto che separa l'ideologia dall'amministrazione. E' il buco nero tra la tecnica e il moralismo.


Il ‘68 infiammò un'epoca e poi lasciò una nuvola di fumo. Fumo ideologico per una generazione rapita da fumo e utopie. Fumo di molotov, P38 e micce per una generazione che poi scelse il Partito Armato. Fumo di canne e allucinogeni per una generazione che fuggì la realtà attraverso la droga. Le tre gioventù fumanti inseguivano un miraggio comune: il paradiso artificiale il cielo trasferito in terra grazie all'utopia, al terrore o alla droga. Chi si curò delle anime (gli ideologi), chi dei corpi (i terroristi) chi del giardino (i figli dei fiori, gli erbivori, infine i verdi).


Il ‘68 al potere. E' la vittoria di una generazione, dicono. O di una degenerazione?


L'oppio, religione dei popoli. La droga come capitolo dell'alienazione. L'idea che si possano comprare gli stati d'animo, che si possa trasferire l'interiorità, traslocarla e delegarla a un potere. L'idea disumana che si possa cedere la sovranità della propria vita, vivere in franchising.


Il Novecento, fabbrica di paradisi infernali.


Nella prima metà il Novecento fu un'emorragia. Nella seconda metà un'anemia.


Secolarizzandosi, paradiso e inferno finiscono col coincidere. Nelle rivoluzioni, nei regimi, nella tecnica, nel sesso, nella droga. Persino il paradiso delle vacanze si lega all'inferno delle autostrade.


L'inferno è vuoto, dicono i nuovi teologi. L'Hotel Satana con vista sul Male non ha ospiti, solo insegne luciferine che lampeggiano a vuoto come in una las vegas deserta. Non è per amor di simmetria ma a questo punto temo che anche il paradiso sia chiuso. Se non ci aspetta l'inferno non ci aspetta neanche il paradiso.




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