Riforma elettorale, accordo sul sistema tedesco. Sbarramento al 5%

05/03/2012 di Maria Teresa Meli per il 'Corriere della Sera' www.corriereweb.ne

Pd, Pdl e Terzo polo hanno trovato l'accordo sulla riforma elettorale, ma "l'intesa verrà ufficializzata solo dopo le elezioni amministrative". Lo scrive Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera. Accordo raggiunto sul sistema tedesco, con un premio per i partiti più grandi, un bonus all'11 ispirato alle norme spagnole.
Il Pd, il Pdl e il Terzo Polo sono alleati nel sostenere il governo Monti, chi più apertamente chi meno, discutono di una possibile ‘grande coalizione' da presentare alle prossime elezioni, e trattano sulle riforme istituzionali e soprattutto sulla legge elettorale.
I tre partiti hanno raggiunto un accordo su "un sistema di tipo tedesco, con lo sbarramento al 5%" con alcuni correttivi ‘alla spagnola' per contrastare la frammentazione dei partiti. La novità più clamorosa, una vera svolta rispetto alla seconda Repubblica, riguarda il premio di maggioranza che scomparirebbe, con il maggioritario.

Con il proporzionale, che sembra sia stato accolto con favore da Casini, Alfano e Bersani, i partiti potranno presentarsi alle elezioni da soli, senza coalizioni, con la speranza di vincere o di poter poi andare a formare il governo con alleati trovati dopo le elezioni. Chi si attesterà tra il 5 e l'11 % avrà meno seggi rispetto ai voti; sarà premiato invece chi andrà oltre l'11%.

Un simile accordo dovrebbe scontentare Casini, visto che favorisce chi supera la soglia dell'11%, ma anche Bersani, che deve abbandonare la foto di Vasto, e Berlusconi, che aveva sempre considerato imprescindibile l'indicazione del premier e delle coalizioni prima delle elezioni. Ma questo impasse, secondo la Meli, è stato superato. Casini infatti si è ormai convinto "a lanciare un'Opa sul centrodestra, per contendergli voti e esponenti". Nel Pd invece continua a opporsi duramente alla cancellazione del premio di maggioranza Rosy Bindi, un pezzo ‘grosso' del partito. Secondo la Meli invece ‘veltroniani', ‘bersaniani' e ‘dalemiani' si troverebbero uniti per una volta nel sostenere l'accordo. "Ogni forza politica - spiega la Meli - si presenterà da sola. E ogni partito candiderà a premier il proprio leader. Questo naturalmente consentirà a Bersani di ottenere ciò per cui lavora da tempo: la candidatura alla premiership".

Smentita dell'Udc. Il deputato del partito di Casini, Ferdinando Adornato, rappresentante del partito al tavolo delle riforme, ha smentito che sia stato trovato un accordo. "Un esercizio di pura fantasia. Ogni accordo non può che essere successivo all'auspicabile approvazione del pacchetto di riforme costituzionali oggetto, esso si, di un'intesa in dirittura d'arrivo".

Riforma costituzionale. L'accordo sulle riforme costituzionali infatti è stato già trovato. È previsto un taglio del 20% dei parlamentari, che diventerebbero 508 deputati e 254 senatori. Una riforma del bicameralismo perfetto, con la creazione del Senato federale. Lo scopo è eliminare le sovrapposizioni tra Camera e Senato per l'approvazione delle leggi. L'accordo prevede anche un sostanziale rafforzamento dei poteri del capo del governo, che avrà il potere di revocare il mandato ai ministri. Possibile l'inserimento della ‘sfiducia costruttiva', un meccanismo che consentirebbe di far cadere il governo solo se è già pronto un altro in grado di condurre a termine la legislatura. In questo quadro di semplificazione dei meccanismi per l'approvazione delle leggi rientra anche una riforma dei regolamenti parlamentari. Il documento è stato firmato da Violante (Pd), Quagliariello (Pdl), Adornato (Udc), Bocchino (Fli), Pino Pisicchio (Alleanza per l'Italia), e presto sarà presentato alle Camere come disegno di legge costituzionale.

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