Lourdes, Fatima, la Fede: parla Vittorio Messori

VITTORIO MESSORI

Lourdes, Fatima, la Fede -: parla Vittorio Messori


Le apparizioni, e in particolare le apparizioni mariane, possono essere un grandissimo aiuto per chi è tentato nella fede.

Oggi regna l’incredulità. Perché non pensare che la Madonna appaia proprio per darci un segno che Dio c’è, e che è presente? Vorrei citare a questo proposito una bellissima pagina di Vittorio Messori, intellettuale convertito, sull’importanza che può avere un’apparizione nella vita del credente. Non è infatti un mistero che molti hanno trovato, o ritrovato, o conservato, o confermato la fede grazie a qualche apparizione mariana. Scrive dunque, fra l’altro, Vittorio Messori:

"Occorre non stancarsi di ripetere che al fondo della crisi che attanaglia tutto il cristianesimo - Chiesa cattolica compresa - c’è la crisi della fede. Una realtà drammatica e, dunque, sgradevole: non stupisce che molti non vogliano prenderne coscienza e neanche sentirselo dire. Eppure, è necessario il coraggio della verità: dietro l’accumulo delle parole e delle infinite dispute teologiche e pastorali che ci affliggono, c’è forse una fede che non è più sicura di se stessa.


Ci si affanna attorno al cantiere del palazzo ecclesiale, litigando su come restaurarlo e aggiornarlo: ma sono sempre più rari coloro che osano scendere in cantina per saggiare la consistenza delle fondamenta, per constatare se le basi ci sono ancora. Dietro tutto il parlare aleggia una domanda tanto inquietante quanto inespressa e rimossa: ma questa fede che si stiracchia di qua e di là cercando risposte a tutti i problemi, questa fede, è ancora 'vera'?


O non sarà, per caso, un’illusione? Questi vangeli sui quali dice di reggersi tutta la piramide, possiamo prenderli ancora sul serio così come fecero i cristiani, i cattolici delle generazioni che ci hanno preceduti?.

Per dirla con le domande più semplici e, dunque, davvero 'di fondo': ma Dio, c’è davvero? E se c’è, davvero si è manifestato in quel Gesù che non sarebbe solo un profeta, seppure il più grande, ma addirittura il Suo figlio unigenito? E se sì, davvero la vita di quel Cristo continua in una Chiesa, corpo di cui Egli è il capo, rendendosi di nuovo presente attraverso i sacramenti che quella Chiesa amministra?.

Siamo, tutti, oggi, figli della cultura del sospetto, che ammette soltanto l’opinione, accusando di fanatismo chi affermi che la Verità esiste ed è conoscibile; una cultura non soltanto secolarizzata ma che, riducendo il mondo a un villaggio, ci ha resi consapevoli della molteplicità delle religioni, mettendo in crisi la pretesa di assolutezza e di unicità del cristianesimo; partecipiamo (se ancora vi partecipiamo) di una Chiesa dove certi settori dell’intellighenzia teologica ai nostri dubbi rispondono con dubbi ancora maggiori, alle nostre domande su ciò che è essenziale rispondono divagando o proponendo riforme della struttura clericale dove invece il problema è la fede che regge quella struttura.


Per questo - e per molto altro ancora - rischia di essere davvero esitante il nostro 'sì' ai tre interrogativi basilari che dicevamo.


Qui - e non in altro - sta il motivo della crisi dell’apostolato, della missione: come propagare la fede se noi stessi, magari segretamente, non siamo più del tutto convinti che sia 'vera'; o almeno, che sia indispensabile, che sia l’unica che salva?

Se tutto rischia di sfuggirci, di sgretolarsi, occorrerebbe - nelle ore di dubbio e di sconforto - un 'piolo' solido a cui aggrapparsi. Per me (e non pretendo di assolutizzare la mia esperienza: la stessa fede vive diversamente in ogni vita) quel 'piolo' cui mi abbarbico quando mi minaccia la noche obscura è - paradossalmente - un colpo di vento. Quello che - verso le 11,30 di giovedì 11 febbraio 1858 - spazzò la piccola spiaggia tra il costone della montagna e le rive del Gave di Pau, a ovest di una borgata chiamata Lourdes.

Il racconto di Bernadette, la luminosa testimonianza della sua vita non certo a caso inserita nel canone dei santi, 133 anni non solo di guarigioni inspiegabili ma di frutti di fede, di speranza, di carità: tutto questo non può dare adito a dubbi.


Chiunque esamini con oggettività il dossier di Lourdes non può non finire con l'arrendersi a quanto affermava il decreto del 18 gennaio 1862 del vescovo di Tarbes: 'Noi affermiamo che l’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous'. Ciò che è seguito non ha fatto che confermarlo.

Ma allora, ne vengono logicamente delle conseguenze. Lourdes, in effetti, è una sintesi completa della fede: l’apparizione della grotta conferma non solo che Dio c’è, ma che è il Dio cristiano. Anzi, per dirla con Jean Guitton, che 'Dio è cattolico'. Maria appare confermando
('Que soy era Immaculada Councepciou') un dogma proclamato dal Papa quattro anni prima; fa il segno di croce; tiene tra le mani un rosario; chiede 'ai preti' che lì 'si venga in processione' e che 'si costruisca una cappella'; esorta a penitenza e invita a pregare per la conversione dei peccatori; ribadisce la verità del vangelo anche rivelandosi alla più piccola, povera, umile, ignorante fra le creature.


Il dogma e il culto 'romani' ricevono, qui, una conferma divina.


La roccia della grotta di Massabielle può essere anche la roccia cui aggrapparsi non solo per perseverare nella fede, ma anche nella fede come, malgrado tutto, è insegnata e vissuta nella Chiesa cattolica.

Per questo, un’apparizione può essere un dono prezioso, quell’aiuto di cui abbiamo oggi bisogno: la doverosa prudenza non deve trasformarsi nel rifiuto previo di un gesto di misericordia per l’incredulità che ci minaccia".

Tratto da:


«Vivaio» sul quotidiano Avvenire del 13 gennaio 1991.



Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext