Invece di perdere tempo a insultare Napolitano, preparatevi alla guerra. Perché non manca molto

Di Mauro Bottarelli https://rischiocalcolato.it/

Invece di perdere tempo a insultare Napolitano, preparatevi alla guerra. Perché non manca molto




Della salute di Giorgio Napolitano non me ne frega un cazzo. Se muore, di certo non piangerò, non fosse altro per il fatto che non è stato strozzato nella culla dall’anagrafe. Se si riprende, auguroni. Mi hanno insegnato che anche il peggior nemico, quando è ferito, merita la pietas, se non il rispetto. Quindi, francamente, trovo puerile l’atteggiamento di chi sfoga il suo odio verso il presidente emerito sui social network, come se questo servisse a mondare gli errori politici commessi e le vere e proprie distorsioni del ruolo istituzionale di cui è stato responsabile. Al netto dell’insipienza al limite del dilettantismo del governo Berlusconi e della lite continua fra il Cavaliere e Tremonti, una manna per UE e BCE, nel 2011 fu il Quirinale a orchestrare il fronte interno di quello che il centrodestra chiama “il golpe dello spread”.


E, altrettanto, furono sempre pressioni politiche inaccettabili della presidenza della Repubblica a trasportarci nella tragica avventura libica, culminata con l’omicidio di Muhammar Gheddafi e con il trionfo petrolifero della Francia, andata in guerra per Total e non certo per i diritti umani, materia di cui a Nicolas Sarkozy non è mai fregato un beato cazzo. Detto questo, trovo allucinante che si mobiliti la polizia postale per identificare gli autori di post ritenuti ingiuriosi verso Giorgio Napolitano: certo, essendo presidente emerito esiste ancora l’obbligatorietà formale dell’azione penale per il reato di vilipendio.




Ma in un Paese dove ognuno fa il cazzo che vuole sulla Rete, dove si comprano armi e droga senza nemmeno far fatica a inoltrarsi nel cosiddetto “deep web”, dove le donne – e anche gli uomini – subiscono stalking, quando non vere e proprie estorsioni e spesso si suicidano per un video hard rubato che non viene rimosso, questa mobilitazione poliziesca appare quantomeno fuori luogo.


E, soprattutto, la conferma della legge del marchese del Grillo: lui è Napolitano, quindi ci si lancia in una caccia telematica manco avessimo a che fare con Al-Baghdadi e se sta male ha a disposizione l’equipe del primario del San Camillo al gran completo (e a tempo di record, nonostante la giornata festiva) e noi, invece, non siamo un cazzo. Conviene prenderne atto ed evitare di offrire al potere, arroccato nei suoi privilegi e nelle sue difese corporative e di Stato, anche la soddisfazione di vedersi denunciato penalmente per uno sfogo, inutile, sui social: quando deve intervenire la psico-polizia per difenderti dalla rabbia della gente, nonostante tu sia in terapia intensiva, la tua pena è già stata comminata dalla Storia. E senza appello. Ci basti questo: se ne ha una, farà i conti con la sua coscienza a tempo debito.



Veniamo alle cose serie, adesso. Ad esempio questo,




ovvero quanto accaduto stanotte nella mia città e nel suo hinterland. Già notate la differenza, non solo nominalistica, con cui le due testate riportano i fatti: “La Repubblica” si guarda bene di mettere la parola “stranieri” nel titolo ma poco cambia, ormai li conosciamo i cacciatori di fascisti: se non c’è di mezzo almeno una croce celtica o Casapound che regala bucatini, non si eccitano e lavorano senza brio. Sempre a Milano, pochi giorni fa un pensionato è stato massacrato di pugni da un rumeno pluripregiudicato: lo ha atteso nell’androne di casa e per rubargli pochi euro dal portafoglio, lo ha spedito in coma, picchiando come una bestia senza pietà. Perché tale è, il personaggio: una bestia senza pietà, non un uomo. Ma noi lo accogliamo, coccoliamo, lasciamo libero di delinquere: e chi dice qualcosa, è xenofobo e neonazista.


In compenso, la scorsa settimana sembrava di stare a Santiago del Cile l’11 settembre 1973, da quanta polizia si trovava in giro: c’era la Settimana del design, grande happening per creativi e papponi di vario genere, quindi la città doveva apparire perfetta. C’erano anche meno risorse questuanti in giro, nella zona di Brera e di corso Garibaldi: finita la fiera del “compro i mobili all’IKEA ma millantare è la mia religione”, tutto è tornato come prima.




Anzi, quel genio della lampada dell’assessore Pier Francesco Majorino (Mazzanti Vien dal Mare), promotore della manifestazione pro-migranti della scorsa primavera, per il 23 giugno ha organizzato una maxi-tavolata al Parco Sempione, sempre a favore delle risorse. Il “banchetto multietnico più grande del mondo” nell’ambito delle iniziative pensate dal Comune per “Insieme senza muri”: e gli italiani, quelli che vanno quotidianamente alla Caritas per riuscire a sfangare almeno un pasto gratis, al muro devono sempre e solo sbatterci la testa? Cazzi loro.


Per tutti gli altri, non c’è Mastercard – come dice lo spot – ma un diluvio di multe, visto che passato l’appuntamento elettorale del 4 marzo, stranamente il Comune ha caricato a molla vigili e ausiliari del traffico, imponendo loro una missione decisamente civica: fare cassa, spennando i cittadini con verbali a più non posso. Ma la colpa è dei milanesi coglioni che hanno votato Beppe Sala e la sua corte dei miracoli. Il problema, però, è che anche chi come me non avrebbe messo la croce su quel nome nemmeno sotto tortura dei Vietcong, ora deve sorbirsene i deliri alla Maiorino o i ghisa in versione squadroni della morte brasiliani, blocchetto e penna alla mano. Non importa che tutto intorno ci siamo più accoltellati che in un film su Jack lo Squartatore, l’importante è organizzare il banchetto multietnico dei miei coglioni. Ma ripeto, i coglioni sono stati i miei concittadini.



Ora, uscendo dal particolare, entriamo nel generale. Perché al netto delle colpe politiche di Giorgio Napolitano o del Circo Barnum che alberga a Palazzo Marino, la cosa grave, gravissima è questa:




e, come vedete, a riportarla è il “Corriere della Sera”, non un foglio clandestino dell’estrema destra. Sfruttando il momento politico particolare, ovvero con un governo in carica solo per il disbrigo degli affari generali e un altro che per nascere sta conoscendo tempi biblici, tra un forno e l’altro, ecco che l’Europa – Francia in testa – intende incularci per bene e per qualche annetto, offrendoci plasticamente l’esempio di cosa intendessero per riforma necessaria del Trattato di Dublino: peggiorarlo ulteriormente a tutto danno dei Paesi del Mediterraneo e a tutto favore di quelli del Nord, belli tranquilli con le frontiere chiuse, la Turchia che fa il lavoro sporco sulla rotta balcanica e Roma che dorme il sonno della ragione.




Il quale non genera mostri, nel caso di specie ma episodi come quelli accaduti negli ultimi giorni a Milano ma che si riscontrano, quotidianamente, in tutta Italia: non so se lo avete capito ma l’UE vuole trasformarci, ufficialmente, nel campo profughi comunitario e con tempi di permanenza delle risorse sul nostro territorio che, di fatto, sono un incentivo a partire. Casualmente, proprio alla vigilia della bella stagione, quando le traversate riprendono. Casualmente, con gli sbarchi ripartiti in grande stile verso il nostro Paese. Casualmente, con le ONG rivalutate da decisioni ad orologeria della magistratura.



E casualmente, con la Libia alle soglie del caos, stante il mistero gaudioso sulla sorte del generale Haftar e la tentazione da parte del governo di Tripoli, spalleggiato dai francesi e della NATO, di chiudere la partita in Cirenaica, dove il governo poteva godere dell’appoggio di egiziani ma, soprattutto, russi. Sempre casualmente, il gerontofilo dell’Eliseo ha sparato i suoi quattro razzetti del cazzo contro Damasco, tanto per leccare il culo al bipolare della Casa Bianca e ottenere via libera a una bella destabilizzazione 2.0 in Libia, strutturale per riempire noi di risorse e le casse di Total di soldi e appalti, il tutto a danno di ENI.




Ma noi non abbiamo un governo, abbiamo quattro coglioni che si stanno consultando da quasi 60 giorni, mentre l’Europa si prepara a farci la festa e siamo, di fatto, senza ministro degli Esteri e con quello dell’Interno, solitamente presentissimo, sparito dalla scena. Forse è troppo impegnato a evitare che il 2 maggio i tifosi del Liverpool devastino Roma come fecero quelli del Feyenoord tre anni fa, anche perché il giorno dopo c’è la direzione del PD: sai che figura di merda, altrimenti? In compenso, è saltato fuori il primo caso di membro dell’ISIS dal Gambia, pagato 1500 euro per un attentato suicida stile Nizza o Berlino da compiersi a Napoli: a parte che sperare di far convivere la viabilità napoletana con la possibilità di compiere un attentato in macchina equivale a voler far piacere la figa a Cristiano Malgioglio, il nostro è talmente un fulmine di guerra che pare abbia sbagliato quattro volte nel compiere i riti di affiliazione.


E poi, scusate ma che cazzo è l’ISIS, la Loggia del Grande Oriente? Riti di affiliazione? Eccone un altro pronto a essere scarcerato a breve, giusto il tempo che la notizia cali di interesse e nessuno più si ricordi di lui.



Esattamente come i sei amici di Anis Amri che dovevano fare strage, per vendicarlo con qualche trimestre di ritardo, alla maratona di Berlino: scarcerati il giorno dopo per insufficienza di prove. E se invece fosse tutto vero, stavolta? Motivo in più per incazzarsi con l’UE, visto che il nostro eroe sarebbe stato reclutato dall’ISIS proprio in Libia, da dove poi è partito alla volta del nostro Paese, meta nella quale alberga da oltre un anno dopo essere stato “salvato” in mare. Da ridere, però, non c’è davvero nulla, perché quanto accaduto stanotte a Milano pare il trailer di un film di cui ci apprestiamo a essere i protagonisti, con l’UE nel ruolo di regista fuori campo. Tanto a Roma si stanno facendo i cazzi loro, si consultano, litigano sui programmi e i forni, mentre Gentiloni e soci pensano soltanto all’ipotesi di “governo di garanzia” e alla possibilità di restare con il culo sulla sedia del Consiglio dei ministri. A questo punto, c’è da sperare una sola cosa: che la Lega stravinca in Friuli Venezia-Giulia alle amministrative di domenica, riducendo Forza Italia ai minimi termini e ridimensionando l’M5S in maniera ancora più netta che in Molise, Forse, allora, dovranno ascoltare.


Altrimenti, preparatevi alla guerra civile. Mentre qualcuno banchetterà con il nemico.


Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli


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