Camere dell'orrore a Douma: ​ le atroci torture dei jihadisti

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Camere dell’orrore a Douma: ​le  atroci torture dei jihadisti


Non erano ribelli moderati, quelli asserragliati a Douma.


Erano jihadisti che avevano come obiettivo quello di eliminare ogni minoranza – non importa se musulmana o cristiana – dalla Siria e di imporre un “emirato governato dalla sharia”. Jaysh al Islam, ovvero l’Esercito dell’islam, è stato l’incubo dei cittadini di Damasco. I miliziani di questo gruppo non erano poi così diversi dagli uomini del Califfato o da quelli di Al Qaida. Eppure Zaharan Alloush, il fondatore del gruppo, era tenuto in gran conto da quelli che, almeno sulla carta, sono gli alleati dell’Occidente.


Per anni, i missili dell’Esercito dell’islam sono piovuti sulle case della capitale siriana, provocando migliaia di vittime, soprattutto civili. Attraverso un sistema di coordinate precise, i ribelli riuscivano a colpire gli obiettivi e a fare il maggior numero di vittime. Nella Ghouta orientale, inoltre, erano presenti diversi tunnel che permettevano ai jihadisti di muoversi nell’ombra. Nessuno poteva vederli né colpirli.


L’odio dei jihadisti di Douma si era riversato sulla comunità alauita, alla quale appartiene anche il presidente Bashar al Assad.


Nel 2015, alcune famiglie appartenenti a questa confessione furono messe in gabbia, fatte sfilare per la città e, infine, usate come scudi umani.


Ora che i terroristi hanno lasciato la città si cominciano a intravedere le tracce della loro brutalità. Dei 4mila prigionieri nelle mani dell’Esercito dell’Islam solo 200 sono potuti tornare a casa. Non si sa che fine abbiano fatto gli altri.


Sono spariti nel nulla. Desaparecidos. Nei giorni scorsi, l’esercito di Damasco ha inoltre trovato una fossa comune contenente 30 corpi. Ma è solamente la punta dell’iceberg. Che fine hanno fatto gli altri 3800 prigionieri? Nessuno lo sa.


Giornalisti siriani rivelano inoltre a Gli Occhi della Guerra che in un ospedale della capitale sarebbero arrivati 117 corpi di persone uccise a Douma con un colpo di pistola.


Nelle foto diffuse dalle agenzie si può vedere una croce sopra la quale le persone venivano legate e poi torturate. Forse venivano fustigate. Impossibile dirlo. Tra i prigionieri in mano all’Esercito dell’islam c’erano anche molti soldati. È probabile che siano stati torturati per carpire loro alcune informazioni sulle forze governative.


E poi le gabbie. Nelle immagini che arrivano da Douma sono una presenza costante. Alcune sono state piegate dai bombardamenti, altre invece sono interrate per lasciare ai prigionieri solo un minimo spazio di visuale.


Chi è riuscito a scappare da Douma ha parlato di una realtà scioccante: gli abitanti della città alle porte di Damasco venivano continuamente angariati e costretti ai lavori forzati. Alcune famiglie hanno raccontato all’agenzia governativa Sana che i ribelli avrebbero per lungo tempo sequestrato medicine, vaccini e cibo. Ora la situazione sta lentamente tornando alla normalità.


Ma la strada è ancora lunga.





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