Siria, Veneziani: 'Cambiano presidenti Usa, non le loro guerre. Russia non Ŕ nemico'

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Siria, Veneziani: 'Cambiano presidenti Usa, non le loro guerre. Russia non è nemico'

Venti di guerra in Siria, parla a Lo Speciale lo scrittore e giornalista Marcello Veneziani, fine intellettuale. Una guerra dai contorni anche surreali, con il presidente Usa che annuncia lanci di missili contro i russi via twitter. Intanto però gli americani hanno mosso le loro unità,  in particolare il cacciatorpediniere Donald Cook della classe Arleigh Burke con 60 missili Tomahawk a bordo, verso il porto di Tartous dove Mosca ha le sue forze navali. Tutte le forze armate russe e siriane nella regione, in particolare quelle delle difese anti-aeree, sono state poste in assetto di guerra. Francia e Gran Bretagna sono pronte ad intervenire al fianco degli americani, mentre Cina e Iran al fianco dei russi. Da Sigonella sono partiti i primi aerei Usa verso la Siria.

Veneziani, da giorni si agita lo spettro di una guerra in Siria fra Usa e Russia. Quanto è davvero reale questo scenario e fino a che punto?

“E’ difficile fare previsioni, pur trovandoci di fronte ad un copione già visto che si ripete da almeno venticinque anni nonostante il cambio delle amministrazioni americane. Da parte degli Usa viene individuato ogni volta un nemico provvisorio, assoluto, elevato al rango di animale, criminale, mostro e sulla base di congetture non provate si arriva a minacciarlo fino all’attacco. E’ già avvenuto in Iraq, in Libia e i risultati lasciati dagli americani sono sotto gli occhi di tutti. Quelle aree vivono peggio di come stavano prima quando c’erano i dittatori, essendo finiti nelle mani di forze islamiche integraliste. Se è questo che vuole il principale alleato dell’Arabia Saudita allora basterebbe dirlo. Ma è una politica dissennata che purtroppo vede l’Europa accondiscendente o peggio nel ruolo di avanguardia come avvenuto con la Libia. Io credo che oggi in Siria sia meglio avere un dittatore come Assad, che quelle tribù di fanatici islamici che vogliono prendere il suo posto, con tutte le conseguenze nefaste che ne deriverebbero quanto a caos, instabilità e flussi migratori”.

Che strategia è quella di Trump, basata sulle minacce via Twitter? Cosa nasconde?

“Penso sia il tentativo di usare i suoi modi da sbruffone come deterrente per il ricorso alle armi. Minacciare in grande come ha fatto con la Corea del Nord per ottenere risultati dall’altra parte. Penso che indipendentemente dai toni coloriti di Trump, la politica estera americana non sia mai cambiata. Quello che fa riflettere è proprio il fatto che cambiano i presidenti, cambiano le amministrazioni ma la macchina industriale e militare che è alla base di certe decisioni è sempre la stessa. Oggi pensare che il nemico da combattere sia la Russia, non più comunista ma nazionalista, ortodossa e tradizionalista di Putin, è per me una colossale follia, funzionale soltanto ad interessi economici strategici ma non ad una visione di carattere politico o culturale”.

C’è chi ipotizza che Trump sia sotto il ricatto dei poteri forti che vogliono la guerra in Siria dietro la minaccia di un impeachment presidenziale. Lo crede possibile?

“E’ anche questo un meccanismo ben conosciuto. Quando un presidente è in difficoltà in America, indica il nemico esterno per ricompattarsi con il Paese, con il Senato e con il Congresso. Credo sia una politica vecchia che denota come Trump possa essere realmente incalzato e ricattato su molti piani. Per mantenersi a galla deve quindi assecondare questa linea strategica che non nasce come detto da motivazioni politiche ma soltanto da un apparato industriale e militare che condiziona certe decisioni”.

Se scoppierà la guerra, sarà davvero una terza guerra mondiale e con quali armi sarà combattuta?

“Più volte è stata paventata la terza guerra mondiale e non è mai arrivata. Speriamo avvenga così anche stavolta. Se ci sarà un conflitto auguriamoci che non sia delle proporzioni bibliche che tutti si aspettano. Il pericolo purtroppo è però reale, perché stavolta a differenza del passato non è in gioco soltanto l’equilibrio del Medio Oriente, è in gioco anche il rapporto con una potenza come la Russia e con un’altra media potenza come l’Iran. E’ poi sul piatto anche il rapporto con la Turchia che è contro Assad sulla questione siriana ma su altri piani ha un rapporto privilegiato tanto con la Russia che con l’Iran. Quindi lo scacchiere è molto più complesso di come la grossolana propaganda americana vorrebbe far credere”.

In Italia non c’è un governo legittimato dal voto, però da Sigonella sono già partiti gli aerei americani diretti in Siria. Questa instabilità politica quanto potrà penalizzarci qualora la situazione dovesse precipitare nel giro di poche ore o di qualche giorno?

“Paradossalmente potrebbe agevolarci. Il Governo che era in carica e che vi è restato per l’ordinaria amministrazione, è pronto ad esporsi a tappetino degli interessi americani ed euro occidentali. Certo, noi freniamo un po’ perché sappiamo perfettamente che i nostri interessi sono opposti a quelli degli Usa e dell’Europa però indubbiamente siamo costretti ad assecondare certe strategie. E’ positivo quindi che questo governo non ci sia e che non possa assumere decisioni di una certa portata. Un ipotetico governo Lega-M5S avrebbe forse assunto una posizione diversa che proprio nel nome di Sigonella avrebbe ricordato il Craxi dell’epoca. Ma chi può dirlo? Nella situazione in cui siamo, penso che non sia poi una grande sciagura non avere il governo”. 


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