Vittorio Feltri: all'attacco di Mario Giordano e Massimo Fini

VITTORIO FELTRI - LIBEROQUOTIDIANO.IT DAGOSPIA.COM

Vittorio Feltri: all'attacco di Mario Giordano e Massimo Fini

Lo so. Le polemiche tra giornalisti sono stucchevoli e forse non appassionano i lettori. Per cui chiedo perdono per questo articolo che sfiora la mia trascurabile persona.


Tempo fa, sarà trascorso un anno, Mario Giordano, ottimo professionista, pubblicò un libro sugli sprechi previdenziali, per dimostrare i quali tirò in ballo anche me, accusandomi pedestremente di essere un baby pensionato, cioè uno che giovanissimo ottenne la facoltà di collocarsi a riposo. Egli mi descrisse come un profittatore, ignorando che le leggi dell' epoca prevedevano fosse possibile andare in quiescenza dopo 35 anni di lavoro. In osservanza alle disposizioni dello Stato, ottenni quanto mi era dovuto.


Dove è lo scandalo?


Nonostante ciò il giornalista mi prese per il bavero quasi fossi un ladro di pensione, che poi riscossi appieno solo al compimento dei 65 anni, trascurando il dettaglio che per lungo tempo avevo pagato, e ancora pago, fior di soldi all' ente che mi versa un decurtato assegno. Non è divertente essere considerati farabutti quando non lo si è, avendo rispettato le regole fissate in alto loco. Ma non è questo il punto.


Si dà il caso che Giordano, pronto a dare del profittatore a me solo perché ho avuto ciò che mi spettava in base alle norme approvate dal Parlamento per tutti, non solo per me, non abbia scritto una riga o non abbia detto una parola sul fatto che un pensionato dell' Inps su due non ha sborsato un euro in marchette ovvero incassi denaro "rubato" ai lavoratori che, viceversa, si sono svenati per saldare i conti con la Previdenza. Niente.


Non una critica agli scrocconi, non un lamento, nessuna deplorazione. Siamo arrivati all' assurdo: Giordano si accanisce su chi, come me, ha onorato gli impegni con l' Istituto nazionale e assolve, manco li nomina, coloro che riscuotono a sbafo ogni mesi quattrini gratis. Quello di Mario è quindi un moralismo che colpisce gli onesti e risparmia i mariuoli i quali dissanguano le casse pubbliche senza averne diritto.


Un altro collega che merita un cenno è il povero Massimo Fini. Ieri costui ha firmato un pezzo a me dedicato sul Fatto quotidiano. Mi ha rimproverato di aver scritto che Di Maio, candidato premier, è un insulto all' Italia, Paese di grandi tradizioni culturali e scientifiche che ha dato i natali a personaggi importanti cui si deve il cambiamento del mondo.


Fini, a corto di argomenti, mi attacca dicendo che Michelangelo, Leonardo Da Vinci, Guglielmo Marconi e tutti gli altri che avevo menzionato, non erano politici; si occupavano di cose più serie. Vero.


Ma questo è ovvio. Il problema è che una Nazione che vanta tanti geni si riduce a pendere dalle labbra di uno scugnizzo grammaticalmente disabile. Il che è scoraggiante per me, ma non per Massimo, e chissenefrega. Io ho detto che, se i volti nuovi sono quello di Di Maio e soci, sono preferibili i vecchi saggi. Se ne avessimo. Non mi sono riferito a Berlusconi, il cui nome non ho nemmeno registrato.


Ho prestato la mia modesta opera alle aziende di Silvio e in questa attività sono simile a molti altri, a cominciare da D' Alema, autore in buona compagnia con altri autorevoli personaggi della Mondadori. Ma a differenza di Fini non sono mai stato assunto dall' Avanti, organo del partito socialista. Lui si è venduto alla politica, io mi sono lautamente fatto retribuire prestazioni professionali e probabilmente questo particolare eccita l' invidia del mio caro amico e collega.


Il quale dice di essere diventato cieco. E qui non mente, tant' è che afferma: Feltri si veste all' inglese, non potendo vedere, orbo com' è, che nel mio abbigliamento non c' è nulla di britannico eccetto tre o quattro paia di scarpe.


Le mie camicie e i pantaloni sono americani, Brooks Brothers, i miei abiti li confeziona un sartino veronese ottantenne, Bortolazzi, e sono a buon mercato. Fini non capisce molto né di uomini - legge solo se stesso - né di vestiti: infatti indossa indumenti identici a quelli dei profughi appena sbarcati a Lampedusa. Non lo considerano neanche i clochard. Io non faccio il figo, sono figo.


P. S. Fini sostiene che tutti invecchiamo male. Non è vero. Lui, che ha un anno meno di me, si è talmente imbolsito da essere uscito dal mestiere di giornalista, essendosi ridotto a scrivere un articolo ogni tanto. Io invece pur avendo 75 anni continuo ad avere un posto fisso da direttore e lavoro oggi quanto mezzo secolo fa, anzi di più, il che mi consente di vivere alla grande.


Lui o parla male del sottoscritto o è muto. Oltre che cieco.


Dice che ho rotto le palle. Non certo a lui che non le ha più o mai avute.


di Vittorio Feltri


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