Massimo Fini
ne ha scritta un’altra delle sue. In un articolo sul Fatto Quotidiano del 28 marzo, che ha il sapore del manifesto (“La Costituzione come la vorrei“), il giornalista e scrittore ha immaginato una piccola Contro-Carta rispetto alla sacra e intangibile Sacra Scrittura del 1948.

Dal primo articolo (“L’Italia è una Repubblica fondata sul tempo liberato”), all’abolizione delle banche, della Borsa e di ogni attività finanziaria, dalla denuncia della Nato alla cacciata del Papa dal Vaticano, il dinamitardo anti-modernista non si è smentito, vergando un personalissimo libro dei sogni – ma la vita senza sogni cosa sarebbe, se non un lungo sonno senza senso?

L’abbiamo raggiunto al telefono mentre sta seguendo i preparativi del lancio del suo prossimo libro, una raccolta delle sue tre opere più autobiografiche (Dizionario erotico, Ragazzo, Una vita) che uscirà a metà maggio col titolo nerudiano di Confesso che ho vissuto. Esistenza inquieta di un perdente di successo.

Massimo, la tua Contro-Costituzione cos’è, un divertissement provocatorio o il tentativo di fare quel che gli intellettuali non fanno quasi più, e cioè osare lo sguardo lungo?

Anzitutto mi è venuta perché di notte soffro d’insonnia (ride). E poi perché, visto com’è andata l’ultima campagna elettorale e quel che è successo dopo, direi che si conferma in pieno quanto scrivevo in “Sudditi. Manifesto contro la democrazia” (che in realtà è contro la partitocrazia), e così ho proposto di scegliere il capo del governo con il sorteggio.

Nel tuo articolo però scrivi molto altro. E sembri voler dire che la Costituzione non è un totem intoccabile nemmeno nella Prima Parte. Secondo te perché è un feticcio?

È un feticcio, sì, ma bisogna distinguere chi lo considera tale in buona fede, come Travaglio, e chi invece no. In ogni caso non è intoccabile perché, come gli esempi in varie parti del mondo dimostrano, da Trump alla Cina, è anzitutto a livello decisionale che la nostra democrazia non è più adeguata ai tempi.

Ma tu indichi l’opzione referendaria, non autoritaria.

Sì, anche se funziona solo in ambiti circoscritti e limitati, come in Svizzera. Non come la pensava Gianroberto Casaleggio, a livello mondiale.

Da religioso astensionista non ti candiderai alle prossime elezioni, come hai scritto celiando, o no?

No, certo. Però ho ricevuto un sacco di telefonate di gente che mi ha detto che se mi candidassi con questo programma mi voterebbe in massa.