Intervista a Massimo Fini - L'Occidente in Siria

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"La libertà ha un valore se si conquista con le proprie mani, la rivoluzione libica è fallita perché in realtà non l'hanno conquistata i rivoltosi, l'hanno conquistata i bombardieri Nato. Nel caso della Siria, se c'è una guerra civile, a un certo punto chi ha veramente l'appoggio della popolazione finisce per prevalere, quindi è una forma molto più democratica, a un certo punto si assesta in qualche modo. Così non si assesta niente, cova sempre qualcosa sotto, come è successo in Egitto dove c'era un'autentica rivolta popolare, ma che è stata trasformata in un golpe militare."
Massimo Fini


Intervista a Massimo Fini, giornalista e scrittore


I propri valori non sono assoluti

Ciao, sono Massimo Fini, sono uno scrittore e giornalista. In Siria si riproduce esattamente la  situazione libica. C'è effettivamente un malcontento in Siria dopo tanti anni di dittatura di Assad, ma sono stati mandati, come sono stati mandati in Libia, agenti provocatori inglesi, francesi, fornite le armi a questi rivoltosi e può finire più o meno come è finita in Libia, dove solo un dittatore poteva tenere insieme realtà tribali infinite, realtà tribali religiose, etniche completamente diverse, è un po' come era in Iraq con Saddam, perché l'Iraq è stata un'invenzione cervellotica degli inglesi, hanno messo insieme tre comunità che non avevano niente a che vedere tra di loro: curdi, sunniti e sciiti e quindi solo un potere molto forte, in questo caso particolarmente sanguinario.Adesso c'è una lotta tra sunniti e sciiti.


 A parte il fatto che gli americani hanno regalato parte dell'Iraq all'Iran, sono la maggioranza degli sciiti, contraddicendo una politica di 25 anni anti-iraniana. Lo schema è lo stesso e credo che l'esito sarà più o meno lo stesso. L'attacco alla Siria ha un interesse maggiore per il cosiddetto Occidente perché è un preludio all'attacco all'Iran che nella visione occidentale, non si capisce bene perché, è il capostipite dell'asse del male, semplicemente perché è un modo diverso, un mondo diverso, c'è una teocrazia che non è una democrazia, ma non è neanche una dittatura.  


Per quanto riguarda le manifestazioni che in questi giorni si susseguono, questo documentario (su Maometto, ndr) è semplicemente una scintilla, un pretesto. C'è in giro, ed è ovvio, un odio antiamericano per le ingerenze continue e costanti dell'America e di tutto l'Occidente. In realtà la cosa non è di oggi, è circa un secolo che l'Occidente si inserisce in quel mondo.


 Dopo gli attentati terroristici a Londra, il sindaco di Londra che si chiamava Livingstone "il Rosso",  molto amato dai suoi cittadini dice: "Sì, gli attentati terroristici sono una cosa terribile, inaccettabile, ma se la Gran Bretagna avesse dovuto subire 100 anni di ingerenze dal mondo musulmano, credo che io sarei un terrorista britannico". 


Certamente il problema è che continuamente, sia dal punto di vista proprio militare che economico - perché naturalmente abbiamo interessi etc., - ma anche dal punto di vista ideologico  continuiamo a premere su questo mondo, perché si omologhi  al nostro. La questione della donna è esemplare, si vorrebbe che la donna musulmana diventasse come quella occidentale.


Ora il mondo musulmano si regge su un particolare ruolo della donna, è la loro storia, potranno cambiarla, forse, ma devono cambiarsela loro, non noi imporgliela, è come se un ipotetico Ayatollah venisse qui e dicesse: "Voi non avete nessun rispetto della dignità della donna, perché la esibite a pezzi e bocconi in pubblicità, nei film etc., la vendete come quarti di bue in macelleria", noi gli diremmo: "Caro Ayatollah, il problema, ammesso che sia un problema, ce lo risolviamo noi, non sei tu che devi venire a insegnarcelo!".


Oltre al fatto delle armi, degli interessi, parlo per l'Occidente in buonafede, c'è questa convinzione di avere i valori migliori, i valori assoluti, che abbiamo non solo il diritto, ma il dovere di portare agli altri mondi, ai mondi altri, diversi dal nostro, che è una concezione assolutamente totalitaria, tanto più grave perché viene da un mondo che si dice e si crede  liberale - democratico. 


E' molto ingenuo pensare che i propri valori, perché propri, sono assoluti e  i migliori, anche un Nuer del sud del Sudan potrebbe dire la stessa cosa... C'è questa continua invadenza del mondo occidentale nei mondi altri, l'Africa in questo modo è stata distrutta  perché i neri africani avevano culture molto raffinate, belle, ma non essendo monoteisti,  erano anche fragili da un certo punto di vista, l'Islam che ha una cultura molto forte cerca di resistere. 


Questo lo dico, non ho nessuna particolare simpatia per la cupa religione musulmana, non ho simpatia per nessuna delle tre grandi religioni monoteiste, però questi hanno una forza che i neri del centro Africa non avevano e quindi tentano di resistere. 


Quindi quali potrebbero essere  i tempi o cosa dovrebbe succedere?  Lo diceva persino Luttwak,  giornalista americano molto vicino alla CIA, in un'intervista alla stampa dell'altro giorno che gli occidentali dovrebbero smetterla di ingerirsi nelle vicende del mondo arabo - musulmano.


 Poi c'è la vicenda gravissima dell'Afghanistan che non viene quasi considerata, perché gli afgani sono sì musulmani, ma non sono né arabi, né cristiani, né ebrei, quindi se ne può fare carne di porco. L'altro giorno dei droni hanno scambiato delle donne che stavano raccogliendo nel bosco, nella foresta, mi pare che stessero raccogliendo pinoli, per un gruppo di talebani. 


Hanno sparato e ne hanno uccise 13, noi siamo i grandi difensori della dignità della donna, non mi sembra un buon modo per difendere la donna, poi questo avviene perché siamo diventati talmente vigliacchi che non mandiamo fuori le truppe di terra, lì la cosa è avvenuta perché c'è un attacco talebano a un avamposto, mandiamo fuori gli aerei e sempre più spesso i droni che sono aerei senza pilota, senza equipaggio, comandati a 10 mila chilometri di distanza e facciamo queste cose.


Tu hai il petrolio, io lo voglio!
Per gli afgani questo modo di combattere è talmente vigliacco che per loro è inconcepibile e quindi ha compattato intorno ai talebani anche gente che talebana non era affatto, per cui sono diventati moltissimi, oggi praticamente quasi tutto il popolo afgano. Questo modo di combattere è una delle ragioni per cui l'Occidente sta perdendo la guerra in Afghanistan. 


C'è un bel libro di Pellizzari che si intitola "La battaglia al tempo delle more" che racconta molto bene - lui è stato sul campo a lungo dal 1974 inviato de "Il Messaggero"  come questa mentalità occidentale si scontri con un'altra mentalità che è completamente diversa e che noi non riusciamo assolutamente a capire e è il motivo per cui tutti gli eserciti, anche più forti britannico, sovietico, adesso questo occidentale, poi finiscono per essere sconfitti, qui ci vorrà più tempo perché la sproporzione di armi tra i due schieramenti,  questi hanno le armi, è un esercito robotico, ipertecnologico, ipersofisticato.


La mia generazione è costretta a rimpiangere tutto, anche la vecchia Unione Sovietica, nel senso che l'Unione Sovietica faceva da contraltare. Le due superpotenze in qualche maniera si paralizzavano a vicenda. Se voi notate dal 1989 da quando crolla l'impero sovietico, gli Stati Uniti e gli occidentali hanno inanellato 8 guerre, prima Guerra del Golfo, Bosnia, guerra alla Serbia, tra le più incomprensibili, almeno per noi europei, Afghanistan, Iraq, Somalia, poi ancora Somalia attraverso l'Etiopia e poi la Libia, poi adesso si preparano a attaccare in qualche modo la Siria e poi come obiettivo finale c'è l'Iran. 


C'è il fatto che essendo il mondo occidentale assolutamente in crisi, non solo economica, ma in crisi totale di valori, la guerra è da sempre uno dei modi per uscire da una crisi economica. L'industria bellica è un volano dell'economia, loro hanno bisogno di svuotare arsenali sulla pelle della gente, degli uomini, delle donne, dei bambini, non gliene frega assolutamente un cazzo alla cultura superiore. Quello che fa orrore in tutta questa faccenda è che se fosse una sana politica di potenza, dichiarata come tale: "Tu hai il petrolio, io lo voglio!" E' sempre mascherata invece da principi etici, principi morali, è l'ipocrisia di queste guerre che secondo me è la cosa più ripugnante! 


Noi facciamo la guerra con cattiva coscienza, non la dichiariamo, la chiamiamo in altro modo per azioni umanitarie, non credo che le persone ci caschino più. Questo è ciò che fanno le leadership occidentali, prendiamo l'Italia, c'è un art. 11 che è chiarissimo che noi ripudiamo la guerra, a meno che non sia di difesa, naturalmente, come è ovvio, com'è giusto e siamo in Afghanistan con 4.200  soldati, facciamo guerre di aggressione che non potremmo fare secondo Costituzione, ma la Costituzione è in realtà una carta straccia che si manipola come si vuole, che credo sia uno dei motivi della serpeggiante rivolta in Italia contro la politica. 


La libertà ha un valore se si conquista con le proprie mani, la rivoluzione libica è fallita perché in realtà non l'hanno conquistata i rivoltosi, l'hanno conquistata i bombardieri Nato, nel caso della Siria se c'è una guerra civile, a un certo punto chi ha veramente l'appoggio della popolazione finisce per prevalere, quindi è una forma in realtà molto più democratica, se vogliamo, a un certo punto si assesta in qualche modo. Così non si assesta niente, cova sempre qualcosa sotto, è come è successo in Egitto, in Egitto c'era un'autentica rivolta popolare, è stata trasformata in un golpe militare, poi adesso è stato eletto questo fratello musulmano il quale però non è libero di muoversi, siccome l'esercito egiziano riceve finanziamenti enormi dagli Stati Uniti, è una specie di duarchia. 


Se l'Egitto o la Tunisia o qualsiasi altro Paese di quell'area si sente musulmano, è musulmano,  Finché questi non ci attaccano, non c'è nessuna ragione di attaccare, che poi è la teoria della guerra preventiva di Bush.


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