GUARDATE CHE GOVERNA SEMPRE GENTILONI. Eccome…

Maurizio Blondet

GUARDATE CHE GOVERNA SEMPRE GENTILONI. Eccome…


A costo di rimestare l’’acqua calda, vorrei avvertire che il governo Gentiloni continua a governare. Senza mandato, ma senza il minimo scrupolo, continua  ad insediare piddini nel sottogoverno con capacità di spesa, e ad eseguire gli ordini della UE.

Al CNEL  – ente che Renzi voleva chiudere –  il conte ha nominato 48 nuovi consiglieri: gente ovviamente della sua area, e che resteranno in carica fino al 2022.

All’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni)  ha piazzato, in sostituzione di “cappottino arancio”, il   senatore PD Luigi Manconi. Alto dirigente di Lotta Continua che  Massimo Fini  (che lo conobbe allora) ha definito “squadrista rosso” (spaccava teste e urlava  “Uccidere un fascista non è reato”)  sotto  le sue mani squadristiche ha tutte le capacità di fare dell’UNAR (con denaro pubblico) una polizia per la identificazione e persecuzione giudiziaria di critici dell’immigrazione (“xenofobi”) di  oppositori del totalitarismo  sodomita (“omofobi”), e di punizione di chi viola il politicamente corretto.

E’ stato messo lì “a titolo gratuito” il Manconi, e vorrei  vedere: lui senatore, prende netti 14.500 al mese, ed è sposato con Bianca Berlinguer, l’ottusa funzionaria del PCI, che come direttore di Rai 3 prende 280 mila  l’anno.  In quella “famiglia proletaria” entrano dunque 35 mila euro mensili.

Classico esempio di  arrogante plutocrazia oligarchica, della specie più odiosa: gli arricchiti  dal denaro pubblico, i parassiti.

La Lotta Continua. All’UNAR. Sposato Berlinguer.
Naturalmente sono quel tipo umano che ha dimenticato il celebre ragionamento di Marx sulla coscienza di classe: che se vivi da ricco, finisci per pensare da ricco.  Infatti sono gli esponenti di quei quartieri alti che hanno votato PD, convini che ormai ad essere diventati fascisti sono i disoccupati  e gli operai.


E la Maria Etruria Boschi arraffa


E stavo dimenticando le corse contro il tempo della Boschi e PAdoan per piazzare, con le ultime nomine, i loro protetti  di partito – che gestiranno 723 milioni di euro. Me lo ricorda l’amica Patrizia Rametta:


Padoan ci ha già impegnati in UE


Lo ammise già nel 2016.
Soprattuto, Gentiloni ha mandato Padoan a Bruxelles a presentare la bozza di DEF, ossia il bilancio di programmazione, che dovrebbe fare il futuro governo. Impegnando già il popolo italiano, che li ha bocciati, alle ricette di  austerità e tagli per la riduzione del debito pubblico che è la  causa della  gravissima depressione economica da cui non riusciamo a sollevarci. Insomma  ha fatto – come sempre – quel che gli chiedeva “l’Europa”.

Presentare il DEF entro il 10 aprile. E’ chiaro che senza governo, la bozza  di Padoan sarà accettata dall’Europa come impegno valido per il nuovo governo futuro. Per questo Moscovici, Draghi, Merkel e gli  altri marpioni non   sono preoccupati: prendetevi tutto il tempo che volete, ci dicono.

Insomma Gentiloni continua la politica che lo stesso Matteo Renzi ha confessato in un tweet – badate – del 2016, 27 giugno: “Nostre battaglie in UE non erano  per l’interesse  dell’Italia, ma perché ritenevamo che fossero interesse dell’Europa”.

Ed ha continuato a servire quegli interessi per altri due anni.  E Gentiloni prosegue.

Questo lo spiega benissimo l’economista Alberto Micalizzi nel video di Byoblu, “Abbiamo  un elefante in salotto”.

https://www.youtube.com/watch?v=8eSFGu9GZhU

Vale la pena di ascoltarlo tutto,  ma specialmente dal minuto 33:5, anche per imparare le soluzioni che Micalizzi propone come alternativa all’uscita dall’euro, e  per l’alleggerimento dei  crediti deteriorati nelle pance della banche italiane. La UE pretende che noi svendiamo questi debiti andati a male al 10%del loro valore a fondi speculativi esteri, i quali appena li avranno in mano attueranno azioni esecutive strizzando dai debitori italiani rovinati il 20%, quindi estraendo un profitto del 10%, magari pignorando la case e i terreni – hanno di mira i risparmi privati degli italiani.

Micalizzi propone che questi crediti vengano acquistati dalla Cassa dei Depositi e Prestiti, che potrebbe guadagnarci senza eccedere nello strizzare ed espropriare; o che sia consentito ai debitori stessi di ricomprare alle stesse condizioni proposte dai fondi speculativi, ossia al 10% del loro valore facciale.

“Costo della politica”, 1,7 miliardi l’anno.
Sono  proposte concrete  di governo, su cui sarebbe bello sapere cosa ne pensa il M5S. Perché su questo tipo di proposte si troverebbe  facilmente la convergenza con la Lega. Anche la proposta di cessare il finanziamento pubblico dei giornali (che costa 150 milioni  di euro), proposto da Vito Crimi, potrebbe essere la base di una “convergenza” M5S-Lega: che i giornalisti  si facciano pagare da UE e NATO, i loro padroni.

Di Maio sa cosa sono i “costi della politica”?


Qui viene qualche dubbio. Sui 5 Stelle. Di Maio proclama come priorità “la riduzione dei vitalizi”  per tagliare “i costi della politica”.  Ma come nota Bagnai, i veri “costi della politica” sono  determinati dalle grandi scelte politiche sbagliate. Giusto per fare un elenco rapido e incompleto: l’inserimento in Costituzione il limite del 3 per cento al deficit; la modifica del Titolo 5° per volontà PD, che ha reso le regioni del Sud un buco nero di sprechi senza limiti e irresponsabilità della locale classe dirigente, o anche l’entrata dell’euro, o l’accettazione delle condizioni imposteci dall’Europa, motivo della disoccupazione giovanile al 50%, la generazione perduta.  Giù giù fino alla gestione criminale di Montepaschi e altri banchieri, fino all’accoglienza immigrati senza limiti, di cui l’Europa ci rifonde solo il 2,7 %.

Su questi punti  cosa hanno dati dire i grillini di governo?  Il Fico è per  l’accoglienza senza limiti, per esempio.  Inoltre è “de sinistra”, ha espresso disprezzo per Salvini “razzista” (mostrando la stessa intelligenza politica  della gelataia in prova, o di Bossi), il che significa che farà di tutto, da posto di potere cui l’abbiamo insediato, per ostacolare ogni “convergenza” con la Lega e “convergere” invece con il PD- ossia coi responsabili delle  scelte politiche sbagliate. Per giunta è  laureato in Scienze della Comunicazione – una scienza che notoriamente non esiste – il che significa: non ha  alcuna minima nozione di  economia pubblica, nè di diritto, nè di storia economica.  Niente di male se  consultasse ogni tanto Micalizzi o Bagnai.

Non che la presidenta del Senato  berlusconiana sia meno inquietante: rappresenta le “leggi ad personam” ossia la distorsione del diritto. Ma Roberto Fico temo diventi subito una Boldrini che propone lo jus soli e  simili piddiate, al solo scopo di far divergere le due formazioni populiste che  possono e devono governare insieme su un programma minimo di riforme e unite di fronte alla UE.  C’è il rischio che  l’Italia perda una occasione storica – la propria liberazione –  che non si ripresenterà.

C’è un pericolo proprio insito nella carica, inoltre: essa crea un ridicolo e tragicomico complesso di superiorità  – una vera patologia psichiatrica, che ho  visto svilupparsi  direttamente in Irene Pivetti, avendola conosciuta di persona  in quel periodo. Il motivo è che un’anima mediocre viene a trovarsi trattata come una regina o un re: appartamento di 600 mq a Montecitorio,  mobili d’antiquariato preziosissimi, cuoco, guardarobiera, maggiordomo e  camerieri vari. In più, l’ossequio adulatorio dei furbi marpioni che sono gli alti burocrati della Camera che sanno tutto dei regolamenti e intortano come vogliono quella nuova arrivata che non sa niente; mettiamoci le frequenti e intime telefonate del Capo dello Stato, dei caporioni UE eccetera.

La Pivetti si montò la testa, e fu manipolata da Oscar Luigi Scalfaro e Luciano Violante che, con la loro “intimità”, la fecero sentire una loro pari e congiurata contro Berlusconi – che l’aveva messa a quel posto. Spero almeno che Fico non cada in quella sindrome  –  che abbiamo visto sviluppare anche nella Boldrini con irritanti effetti comici. Lo trattenga, almeno, il ricordo di quel che è diventata la Irene: una che dopo essere stata la terza carica dello Stato, ha provato,  a 40 anni, e  le gambette corte, la carriera di ballerina tv:

Per il resto, speriamo in Dio.


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