Misterioso e affascinante, ha stregato intere generazioni di letterati. Al suo esorcismo sono state sacrificate migliaia di donne e forse, più di ogni altra cosa, ha turbato e inquietato l’immaginazione di bambini sottoposti a un’educazione cristiana. Il diavolo, naturalmente. Chi o cosa sarà mai questo diavolo, se esiste? Il principe delle tenebre, l’angelo prediletto da Dio, il primo ribelle della storia del mondo, precipitato nelle viscere della terra per essersi opposto al proprio artefice, l’affermazione metafisica del male. Risiede in tutti gli esseri umani, perfino nei santi, il demoniaco, la tentazione, che a tanto patimento ha costretto gli animi più pii e tanto dileggio ha suscitato negli uomini più dissoluti.


Lucifero – Franz von Stuck (1889-1890)


Con una certa sorpresa, si interroga sul diavolo niente meno che Giovanni Papini in un saggio intitolato proprio Il Diavolo, riportato alla luce dalla GOG Edizioni ma apparso nel 1953, ovvero tre anni prima che Papini morisse. Un anziano scrittore ormai già da decenni convertitosi al cattolicesimo e che appare irriconoscibile ai lettori abituati a Un uomo finito o a Gog, ai racconti de Il tragico quotidiano o di Parole e sangue.


Un altro Papini, in tutti i sensi, anche per questo molto interessante per chi fosse affascinato dalla sua produzione. Ci si figura questo anziano signore che dopo tanta sfrontatezza, stanco di tutte le Stroncature e annichilito dal Crepuscolo dei filosofi, ritrovata una fede che fino all’età matura non aveva mai percepito, se ne sta buono in poltrona a ragionare sulla natura del demonio in compagnia di pensieri nobili e infantili, per chi – come chi scrive – non è credente. Un altro Papini, non c’è che dire.



Leggere Il Diavolo è una sorta di avventura intellettuale rara a sperimentarsi. Non la pedanteria teologica, non l’astruso arrampicarsi della mente su assoluti troppo inerpicati per comprendersi e neppure la miseria del pentimento fideistico di un credente ingenuo. A testa alta, con la finezza di un intellettuale colto e arguto come pochi, Papini affronta il diavolo come un qualsiasi argomento di studio, spacchettandolo e rovistandovi per coglierne l’essenza e le contraddizioni, la storia e le conseguenze sul mondo. Si legge con poco e non annoia, è utile ai fedeli per conoscere meglio il nemico e agli atei per addentrarsi in un personaggio di fantasia. Fortunatamente l’autore ci risparmia elenchi di teorie dottrinali, è dogmatico quanto basta per non inciampare nella bestemmia, così lascia il resto della trattazione al suo libero pensiero e all’intuizione, alla disputa su vecchie teorie e alla discussione delle ovvietà, riuscendo godibile anche al lettore più sprovvisto di conoscenze sul tema.


L’indice è già tutto un programma. Dalla necessità di conoscere il diavolo alle sue origini, attraversando l’assurda ribellione e i rapporti con dio, cogli uomini, con la letteratura, per concludere in bellezza con la sua utilità. Frequente nel libro trovare quesiti che sembrano banali ma che nascondono un acume tale che ne rimane coinvolto anche il più accanito mangiapreti. Ad esempio, se Satana è l’odio mentre Dio è l’amore e i cristiani, almeno così si suppone, devono vivere in Dio, è lecito odiare Satana? Si cadrebbe nella contraddizione.

Un vero cristiano non dev’essere malvagio neppure coi malvagi, […] dev’essere tentatore del bene anche col tentatore del male.


Dobbiamo dunque accostarci a Satana con spirito di carità e di giustizia, non per diventare suoi ammiratori o imitatori ma col proposito e la speranza di liberare lui da se stesso e perciò noi da lui.


Già qui appare l’inedito, l’impensabile: amare anche il diavolo perché possa essere lui stesso redento, liberare il mondo dal male affrancando il male stesso. Sembra un cortocircuito mentale ma, a rigor di logica, non fa una grinza. L’intento di Papini appare subito chiaro e lodevole agli occhi del fedele. Posto che la terra è il Regno di Satana, perché non creare, accanto alla Teologia, una Diabologia? Pare voler aprire una nuova strada di pensiero che in effetti, stando ai riferimenti presenti nel testo, è carente e lacunosa. In molti hanno speso la vita a studiare o adorare Dio, in pochi hanno provato a studiare altrettanto il demonio. E dire che, stando alla dottrina, gli uomini vivono immersi nel male, sono i sudditi del demonio, incaricato di regnare sulla terra.


Forse è più necessaria un’indagine su quest’ultimo che sul padre onnipotente, almeno i credenti avranno più dimestichezza col nemico-padrone e agli altri sarà riservata una piacevole lettura.


Satan Summoning His Legions – Thomas Lawrence (1797)


La caduta di Lucifero dal regno dei cieli è la questione più chic – in senso puramente intellettuale – che si trova nel Diavolo. Perché mai il più perfetto degli arcangeli, l’essere più prossimo all’Altissimo, decide un giorno di ribellarsi a lui? Chi da bambino ha seguito il catechismo forse ricorderà qualche spiegazione sulla tracotante protervia di Lucifero (il portatore della luce, simbolo della perfezione divina) che contro il suo fattore alzò le ciglia, come scrive Dante. Curiosamente però i primi teologi individuarono la ragione del gesto nella gelosia per l’uomo che, creato a immagine e somiglianza di Dio (dunque perfetto, prima del peccato originale) e essere in cui Dio stesso si sarebbe incarnato, risultava agli occhi di Lucifero privilegiato rispetto agli angeli, puro spirito. Cosa non si pensa pur di cercare risposte alle eterne domande.


Una ne sorge spontanea: come può un teologo, anche il più raffinato, giungere a spiegare le scelte di Satana? Sì, forse attraverso l’ermeneutica dei testi sacri ma insomma, è difficile prendere sul serio certe speculazioni in odore di monastero medievale.


Continuiamo però. Un’altra teoria vuole che Lucifero peccò per il dolore di non essere designato dal Padre come strumento dell’Incarnazione del Verbo. Lucifero voleva essere Cristo; saputo invece che il Verbo si sarebbe fatto uomo, sdegnato, si risentì. Satana, perciò, sarebbe precipitato dal cielo non solamente per la sua protervia ma soprattutto per il suo amore per Dio e per gli uomini. Strano questo diavolo, no? Tra le pagine del libro prende forma un diavolo più complesso e sottile, anche più umano di quello cui si era abituati. Superbia e libertà, due categorie molto umane, sono il movente e il prerequisito della ribellione. Non a caso la terra fa la figura dell’inferno e gli uomini i suoi abitanti.


La colpa da espiare… A proposito, non si considera mai come Dio vivesse la ribellione di Lucifero e la disobbedienza dell’uomo. A ben vedere, egli che è tutto amore, non può che soffrirne amaramente. La vita di Dio, come quella dell’uomo, è dunque tragedia. […] La più divina creatura celeste insorse contro Dio; la più divina creatura terrestre disobbedì a Dio. Suscita straziante compatimento e magari strappa un sorriso, questo riservato a Papini.


Golgotha – Franz Stuck (1917)


Scoperta sensazionale, infine (prendiamo qui solo alcuni spunti, forse i più succulenti, ma il libro è molto più vasto): il diavolo è in un certo senso utile se non indispensabile per gli uomini. Senza la tentazione, senza le prove continue cui il Serpente costringe l’uomo, non si dovrebbe lottare per la salvezza, non vi sarebbe redenzione delle anime. E sì, il diavolo va in un certo senso ringraziato: solo grazie alle sue insidie, chi le supera, merita la beatitudine eterna.


Satana, col suo odio tenace, popola il suo Inferno ma, al tempo stesso, anche il Paradiso.


Il male assoluto necessario al bene, la sua possibile redenzione come catarsi dell’umanità e liberazione del mondo, ma anche liberazione di Lucifero stesso dall’odio cui è costretto, per riportarlo accanto al creatore, e qui sì che si capisce cos’è la carità cristiana. Ma soprattutto, cosa accadrà alla fine? Quando – sempre stando alla dottrina, per gli scientisti la fine è la morte termica dell’universo – squilleranno le trombe celesti, i morti torneranno ad abitare i loro corpi e il giudizio sarà pronunciato, alla fine di tutto, cosa ne sarà dell’inferno e del paradiso?

L’inferno non fu “sempre” perché ebbe inizio solo con la caduta degli Angeli ribelli e nulla ci vieta di sperare che avrà fine insieme a tutto il rimanente mondo creato. È lecito credere perciò che una delle conseguenze di quella fine sarà anche la fine della ribellione, cioè il felice ritorno di Satana e dei suoi nel fulgore dell’eternità.


Viene da dire: tutto è bene quel che finisce bene. Forse.