I FALSARI - ATTENTI A QUEI DUE

I FALSARI - ATTENTI A QUEI DUE




https://www.facebook.com/Antonio-Socci-pagina-ufficiale-197268327060719/


NON E' UN CASO VIGANO', MA UN CASO BERGOGLIO
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E così si è dimesso mons. Viganò. Bergoglio spera in tal modo di far dimenticare la sua figuraccia planetaria, perché la responsabilità di tutta questa operazione è proprio di Bergoglio. Inoltre ora resta ancora da rendere pubblica la lettera di Viganò con cui chiedeva a Benedetto XVI l'endorsement pro Bergoglio (lettera a cui Benedetto XVI ha risposto picche con indignazione)


Da https://www.maurizioblondet.it


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PS – Non mi occupo di monsignor Viganò.




Alcuni lettori vogliono da me un commento sulle dimissioni di Viganò,  che nella foga di compiacere El Chapo ha  sostanzialmnente falsificato una lettera – critica – di Ratzinger facendola apparire favorevole a El Chapo. Rispondo che  in genere non mi occupo di crimine organizzato, nemmeno quando il ganster, maldestro,  sbaglia mira e  si spara sull’alluce. Marco Tosatti, Socci e Sandro Magister dicono  meglio di me tutto quel che c’è da dire della farsesca, ridicola e alquanto delinquenziale vicenda.  Posto qui questo commento solo per notare come  l‘irresponsabilità  generale  e  la cecità che stanno mostrando i vertici europei, ha contagiato  il potere insediato in Vaticano.


Aggiungo che Radio Radicale ormai dedica ore di trasmissione a difesa di “Francisco” e di Viganò. Ovviamente, è la stessa Radio Radicale che ogni mattina legge religiosamente, sul Washington Post e New York Times, sul Wall Street Journal  e La Monde, e approvandole, le false informazioni diffuse dalle centrali della propaganda bellica che ha ordinato di dipingere Putin come il nuovo Hitler.


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Estratto http://www.marcotosatti.com/2018/03/22/vigano-barros-e-lo-stile-di-governo-del-pontefice-regnante-leglise-cest-moi/


VIGANÒ, BARROS, E LO STILE DI GOVERNO DEL PONTEFICE REGNANTE. L’ÉGLISE, C’EST MOI… - Marco Tosatti



Lo scandalo Viganò è sotto certi aspetti peggio del caso Barros, il vescovo cileno promosso alla diocesi di Osorno dal Pontefice regnante contro venti, maree e l’opposizione di molti nella disastrata Chiesa cilena. Ed è esemplare di uno stile di governo obliquo da parte del successore di Pietro.

Come alcuni hanno fatto notare, nelle due lettere, entrambe molto singolari e interessanti, quella di dimissioni (?) di Viganò e del Pontefice

Rileggetele, per favore.


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In nessuna delle due lettere si fa accenno, neanche velato a errori di condotta. In nessuna delle due lettere si fa menzione della persona più colpita da tutta questa squallida vicenda, e cioè Benedetto XVI. Che, forse, almeno qualche scusa l’avrebbe meritata.

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C’è da pensare che il Pontefice fosse al corrente della trappolina che era stata stesa davanti ai piedi di Benedetto? La lettera di risposta a Viganò non dissipa questo sospetto, anzi, piena di elogi come è, lo rende plausibile.


C’è da pensare che la lettera di dimissioni di Viganò, con la sua singolare disponibilità (strana da parte di un dimissionario) a continuare a collaborare sia stata scritta d’accordo con il Pontefice? Le due lettere rendono plausibile questa ipotesi.


Ma se le cose stanno come è scritto nelle due lettere, perché Viganò si è dimesso? Per le polemiche? Ma le polemiche ci sono sempre state, e alle polemiche si risponde, se si è nel giusto e non si ha niente da rimproverarsi, con chiarimenti e spiegazioni.


Se invece si sono commessi errori, virilmente lo si ammette. E se ne tirano le conseguenze.


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Estratto da http://lanuovabq.it/…/vigano-si-dimette-ma-niente-scuse-a-b…


Viganò si dimette, ma niente scuse a Benedetto XVI




Alla fine la lettera di dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò da prefetto della Segreteria per la Comunicazione è arrivata; ma dopo aver concordato con il Papa stesso (come si evince dalla lettera di Viganò e dalla risposta di Francesco) una exit strategy. Il Papa ha infatti creato ad hoc per monsignor Viganò l’ufficio di Assessore per il Dicastero della Comunicazione così che l’ormai ex prefetto possa «dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto», per portare a termine il progetto di riforma di tutto il sistema dei media vaticani che, dice papa Francesco, è «ormai giunto al tratto conclusivo».


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Tanto per riassumere velocemente, l’operato in questione infatti comprende: tentativo di raggiro ai danni del Papa emerito, truffa nei confronti dell’opinione pubblica, violazione della privacy tramite diffusione di lettera riservata, falsificazione di lettera e foto, menzogne reiterate. A fronte di tutto questo dire che il problema siano le polemiche è a dir poco riduttivo, tanto più che nella lettera non c’è traccia di scuse: solo una lunga lode a papa Francesco e al suo progetto di riforma che non deve essere fermato da contrattempi del genere.


La risposta di papa Francesco è in perfetta sintonia, e subito mette in chiaro che accoglie le dimissioni «non senza qualche fatica», affermazione che si comprende dalle lodi sperticate che riserva a monsignor Viganò. Da qui l’invito a restare a disposizione del Dicastero per la Comunicazione nella nuova posizione di cui sopra.


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La vicenda personale di monsignor Viganò rischia però di nascondere la vera questione in gioco, che questo scandalo ha rivelato con chiarezza e che riguarda il Magistero della Chiesa. E soprattutto ha ben altri protagonisti oltre a Viganò.

Da cosa nasce infatti tutto l’imbroglio? Dal tentativo di affermare una lettura teologica del pontificato di Francesco in aperta contrapposizione con il magistero di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II facendola sponsorizzare proprio da papa Ratzinger, in nome di una presunta continuità. Un progetto perverso, che il Papa emerito ha immediatamente smascherato rifiutando di prestarsi all'operazione e facendo chiaro riferimento a uno dei protagonisti dei “volumetti” incriminati, quel Peter Hünermann del cui pensiero riferiamo nell’articolo di Luisella Scrosati (clicca qui). Ma certo non è il solo: basti ricordare che tra gli autori chiamati a celebrare il pontificato di Francesco c’è anche l’italiano Aristide Fumagalli, noto per le sue posizioni pro-gender.

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Si è trattato di un vero e proprio agguato, tanta è la considerazione e il rispetto per il Papa emerito. E infatti, nella lettera di dimissioni di monsignor Viganò neanche una parola di scuse nei confronti di papa Ratzinger, che è stato vergognosamente trascinato contro la sua volontà in questa tempesta mediatica. Al contrario, il “cerchio magico” è subito sceso in campo a sostegno di monsignor Viganò e soprattutto dell’operazione che punta a stravolgere la dottrina. Da Alberto Melloni ad Andrea Grillo (grande estimatore di Hünermann) è stato tutto uno sparare su Benedetto XVI; i puntuali appunti del Papa emerito all’attività anti-magistero di Hünermann ridotti a diatriba teologica, le bugie di Viganò elevate ad atto di carità nei confronti di Benedetto XVI. Una menzogna dopo l’altra. Il problema va ben oltre Viganò.



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