Siccome parlano soltanto di Elisa Isoardi

Maurizio Blondet

Siccome parlano soltanto di Elisa Isoardi


Salvini con la figlioletta.


Un’orgia di strilli, squitti, urla d’indignazione dai media. Data la stura a tutti i luoghi comuni del femminismo,  esaurito il repertorio degli insulti sessisti  e  schifiltosità progressiste contro la “arretrata” e “medievale”. Perché ‘sta Isoardi è la “compagna” di Salvini  e  ha detto, sollecitata in una intervista, qualcosa  come: “Una donna, per quanto in vista, deve sempre dare luce al suo uomo. E la luce, il sostegno, la vicinanza spesso si danno arretrando. Stando nell’ombra“.


Orrore!   Come se avesse detto “negro” invece di “africano”.  Intervengono nel vasto ed ampio  dibattito Simona Ventura e Barbara Palombelli.  Articolesse di donne liberate infiammano Il Fatto Quotidiano.   Secondo i media, “si scatenano  i social” e “il web è diviso”.


Non abbiamo abbastanza stomaco per   riportare alcuni esempi di queste fioriture del perbenismo  progressista. 


Ci limitiamo a constatare che ancora una  volta, il “progressismo”  è sinonimo di conformismo e provincialismo.


Nemmeno gli passa per la mente quello che nella realtà dice la gente, quando viene interpellata davvero: che la “compagna di Salvini” ha espresso la sua libera scelta, da donna liberata qual è.


Che oltretutto, a 35 anni, magari  non arde dall’ambizione  di fare la soubrette per tutto  il resto della vita, ché  il ruolo di oggetto sessuale nel mondo dello spettacolo,  non è poi una gran liberazione.


Per questi indignati rubiamo  due righe di Marco Palombi,  notista de Il Fatto Quotidiano, certo non un leghista:


“…Queste frasi, così stupide, offensive e classiste, ci rimandano al problema dell’Intellettuale Progressista come fattore di impoverimento del dibattito pubblico. Laddove un tempo c’erano i grandi partiti del movimento operaio, oggi è infatti tutta “sinistra”, una cosa che pare non definirsi tanto nell’urto degli interessi, […] ma nel senso di sé che l’ appartenenza assegna  ai suoi aderenti. 


Il paternalismo ottocentesco peraltro non  riesce più a maschere il disprezzo che l’Intellettuale Progressista nutre verso “l’altro da sé” e che è l’unico collante che tiene  insieme il suo clamoroso non capire un cazzo col bisogno di farlo sapere al mondo scrivendo e parlando. 


Gli intellettuali progressisti si pensano internazionalisti e sono turisti; vorrebbero  difendere il lavoro ma sanno solo le parole che gli ha fornito l’accademia del padrone; s’imbottiscono di antifascismo folcloristico per non vedere   il “tecno fascismo” su cui Pasolini vivo (non quello che hanno santificato da morto) li aveva pur messi in guardia . Spariranno certo, ma il danno che hanno arrecato al  progresso  in nome del progressismo non sparirà con loro”.


Titolo, infatti,  è: “L’Intellettuale Progressista come fattore di regresso”.  Agli altri, potranno piacere due video di Salvini.  Due argomenti che l’Intellettuale Progressista non tratta.









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