IL RITORNO DELLA PAURA

http://www.eugeniobenetazzo.com Eugenio Benetazzo

IL RITORNO DELLA PAURA


Si trattava di aspettare e tutta la compiacenza ed esuberanza irrazionale che hanno contraddistinto tanto i mercati finanziari tradizionali quanto quelli non regolamentati delle criptovalute in questi ultimi tre mesi si sono deteriorate in pochissimo tempo.


Finalmente assistiamo ad un ritorno del buon senso e della paura, dopo un tripudio di follia finanziaria aberrante. Iniziamo dalle criptovalute pertanto che sono quelle che hanno maggiormente sofferto: il mercato non è sceso, non è caduto, è crollato sulle sue stesse deboli e volubili gambe.


La capitalizzazione è passata dai quasi 1.000 miliardi di dollari del periodo prenatalizio agli odierni 300 miliardi, significa una contrazione del 70% in nemmeno due mesi. In un precedente videoclip ho analizzato le analogie con lo sboom della New Economy avvenuto nel 2000, similitudine straordinaria con il collasso del mondo cripto.


Dalla seconda metà del 2017 si è riversato infatti su queste borse non regolamentate molto denaro facile e scadente, significa che vi hanno preso posizione in quasi tutto il mondo milioni di piccoli investitori caratterizzati da una fervida immaginazione finanziaria. Il collasso del Bitcoin è una straordinaria lezione di cultura finanziaria: denaro dal nulla proveniente da persone prive di cultura finanziaria ed unicamente legate tra loro da un senso di rivalsa e sfida nei confronti delle autorità finanziarie sovranazionali.


Queste persone nei forum e nei social network offendono pateticamente tutti quelli che non credono nel mantra che il Bitcoin è Gesù Cristo impersonificato in una criptovaluta: in taluni casi si potrebbe dire che molte community di bitcoiners sono in realtà una setta di invasati.


La maggior parte di questi soggetti improvvisati traders della porta accanto si trova oggi in equity negativa tra il 50% ed il 70% e questo non riguarda solo il Bitcoin: il sell-off ha infatti colpito trasversalmente tutte le altcoins, da Ethereum a Ripple, da Litecoin a Cardano. Solo Ripple potrebbe essere oggetto di studio nelle università nei prossimi due anni: da 2.80 euro ai quasi 60 centesimi (crollo di oltre l’80% in appena un mese).


Adesso si vede chi è un professionista dei mercati e non un cialtrone spazzasoldi che ha convogliato centinaia e centinaia di disperati con qualche misero euro sul conto alle poste a credere alla favola delle monete d’oro cadute dal cielo. Cialtroni finanziari con un torbido e losco passato di gabole pseudo finanziarie che per settimane e settimane non hanno fatto altro che convincere poveri sprovveduti a seguire il pifferaio magico ed acquistare il biglietto vincente di una lotteria farlocca.


A queste citrulli rivolgo una domanda: ma secondo voi è sostenibile e credibile un mercato finanziario alternativo che trasforma 1.000 euro in 2.000 euro in tre giorni ? Nessuno di voi si è chiesto: ma questi mille euro aggiuntivi chi me li sta letteralmente regalando ?


Ecco ora fatevi la domanda contraria: i mille euro che invece state perdendo a chi li state regalando ? Questo precedente post forse vi aiuterà a comprendere il paradigma dello scannatoio in cui vi hanno fatto entrare facendovi credere che si trattava di una rinomata pasticceria. Il top di gamma comunque lo offrono ancora i fanatici del Bitcoin, quelli che lo difendono costi quel che costi a prescindere da quello che sta accadendo attorno a loro. Ora vi dicono che si tratta di un normale ritracciamento (come lo chiamano loro) di appena il 70% ossia dai 20.000 USD ai 6.000 USD.


Non vi è niente da preoccuparsi perchè anche in passato è accaduto già esattamente così (sempre secondo loro).


Come nel 2013 quando dal massimo di allora dei 1.000 USD si è successivamente scesi sino a testare i 200 USD. Verissimo: solo che la discesa di allora ha necessitato di due anni e non come ora di appena un mese, in tal caso infatti non si parla di discesa, ma di detonazione della bolla che è andata formandosi. Sempre rispetto al 2013 si evidenziano altre significative differenze che fanno capire che questa volta non sarà così: in primis la presenza di numerosissimi pretendenti che levano al Bitcoin il titolo di monopolista incontrastato (cosa che aveva invece nel 2013). In secondo luogo, la dimensione della capitalizzazione delle altcoins e la presenza di fondi speculativi che hanno preso posizione con i futures per tosare il popolo gregge entrato con il denaro facile.


Infine il cambio di envinronment normativo: nel 2013 il Bitcoin non interessava le autorità finanziarie e né tanto meno i governi (essendo modesta la sua rilevanza fiscale); oggi tutto il mondo cripto anche con il sell-off di questi giorni rimane comunque un tema che dovrà essere normato, vigilato e regolamentato sia per gli aspetti finanziari ma soprattutto per quelli fiscali. Il Bitcoin infatti non è più una moneta per effettuare acquisti di beni o servizi, cosa che invece lo sono i suoi competitors molto più efficienti ed efficaci per tecnologia e costi di transazione.


Lo ripeto ancora a scanso di equivoci a me interessano esclusivamente le ICO per il mondo Fintech e pertanto acquisto in via strumentale solo alcune altcoins che servono per partecipare alle varie crowdsale che si prospettano di mese in mese.


Passando ora ai mercati tradizionali, vediamo che finalmente il ritorno della paura ha prodotto i suoi effetti. Gli indici americani che solo in gennaio avevano prodotto record su record hanno dovuto fermarsi e indietreggiare con un improvviso cambio di marcia.


Dai quasi 2.900 punti di S&P500 si è scesi velocemente sino a 2.600 in appena tre sedute di negoziazione. La volatilità è esplosa ovviamente rispetto ai valori a cui ci aveva abituato in questi ultimi sei mesi. A cambiare il sentiment di mercato è stata l’inflazione o meglio la paura che un’inflazione troppo accentuata obblighi le banche centrali occidentali a modificare troppo rapidamente l’attuale politica monetaria.


Sostanzialmente il miglioramento della crescita economica negli States ha prodotto un significativo impatto nei salari americani che sono cresciuti più delle attese: questo produce pertanto un maggior potere di acquisto alla classe media ma al tempo stesso accentua più del previsto le pressioni inflazionistiche.


Sarà quindi la FED che dovrà modificare in corso d’opera quello che aveva rassicurato sarebbe stato normale ossia il rialzo dei tassi sarà più accentuato del previsto.


L’impatto di questo scenario si è subito visto sia sui mercati obbligazionari che su quelli azionari. Sono quasi all’unisono ora le voci degli operatori istituzionali che paventano la fine del bull market quasi decennale sull’equity. In Europa invece oltre a trascinarsi lo strascico americano ci si rende conto di come in Germania la governance politica con il quarto mandato della Merkel non sia così tanto scontata e di come in Italia siano riprese le scommesse speculative sul nostro debito e sulle istituzioni finanziarie quotate, nella quasi certezza di un risultato elettorale che produrrà ingovernabilità e nuova instabilità sia finanziaria che politica estendendosi siano al cuore dell’Europa.


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