SE I VERI EXTRA-COMUNITARI SONO I NOSTRI FIGLI. E NOI.

Maurizio Blondet 8 febbraio 2018

SE I VERI EXTRA-COMUNITARI SONO I NOSTRI FIGLI. E NOI.


A proposito della squartata di Macerata,  del nigeriano e dello sparaccchiatore, una lettrice mi scrive:


Interessante tutto quello che scrive a proposito dell’omicidio di questa Pamela; Certo il nostro governo è lassista con i migranti. Certo  i migranti sono pericolosi Ma io mi chiedo: e queste Pamele e questi Traini sono degli italiani completamente manipolati l’una da due nigeriani malfattori (cosa le salta in mente di andare in un hotel con loro due a quella innocentina?) e quel Traini béh una cosa è certa è che  è stato manipolato. Finché ci saranno delle pamele e dei traini il governo potrà continuare a essere quello che è.   Le colpe di quello che stanno in alto sono anche a causa delle colpe di tutti noi che stiamo in basso.

Buona giornata (Lettera Firmata)


Nella sua sommarietà  di persona semplice, la lettrice pone il vero e centrale problema. 


Non si sa come dirlo senza essere per forza brutali: non ci sarebbero spacciatori, neri o bianchi, se non ci fossero centinaia di migliaia di italiani giovani  che hanno bisogno della dose,  sicuramente  all’inizio come ausilio “ludico-ricreativo”  (discoteca),  e per fare come i coetanei (conformismo) per poi diventare dipendenti, in condizione dunque di schiavitù. Sono loro che creano e rendono prospero il  business criminale, il gigantesco import di coca, eroi, ketamina…  con tutta la pietà, bisognerà pur dirglielo, a questi cittadini:  per obbedire al vostro “bisogno” vizioso, voi vi state infischiando del peso morale e sociale che fate gravare sul resto della società.


 La pietà per la  povera sprovveduta Pamela e le  centinaia di  sprovveduti e sprovvedute che ormai hanno perso  la lucidità e la mente, ha oscurato che essi sono corresponsabili del pericoloso  scadimento sociale e colpevoli del  potere crescente della malavita più bestiale, proprio perché estranea alla nostra nazione.

Un altro lettore  mi gira un articolo di Pierangelo Sapegno,


L’orrore dell’uomo qualunque che ha comprato il corpo di Pamela prima di morire

“Pamela è appena scappata dall’istituto, mentre cammina sul ciglio della strada, senza soldi, senza un cellulare. La carica sull’utilitaria bianca, lei ha solo «la sua bellezza da vendere», e lui la porta a casa. fanno l’amore nel garage del retro, su una coperta. Le dà 50 euro e la accompagna alla stazione di Piediripa. La lascia lì, abbandonandola al suo destino. Innocent Oseghale la condurrà da un suo amico a comprare l’eroina che la ucciderà.   Esistono colpe che non sono previste dal codice penale, ma che appartengono al male di tutti i giorni”


http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/pamela-orrore-uomo-corpo-comprato/


Sì:  fanno orrore, più delle prostitute nere e transex che infestano certe strade fra i campi, i loro clienti italiani a migliaia; sapete, non potete non sapere, che state “usando”  le vittime di una tratta,   spesso terrorizzate e torturate dalla bande di sfruttatori. La vostra urgenza sessuale è così imperiosa, da  ritenervi in diritto di fregarvene, e di  finanziare col vostro vizio un mercato ripugnante  e ricchissimo?  In un articolo recente  della  Stampa ho appreso di ragazzini giovanissimi  del Mali sbattuti sulle strade di Torino  da una gang ferocissima di nigeriani per servire la prostituzione maschile. La  repressione dello Stato deve fare il  suo lavoro, certo; ma  quel mercato lo stanno alimentando con milioni di euro, sodomiti italiani che hanno “bisogno” di dare sfogo ai loro piaceri.


Che cosa sono questi “bisogni”, per soddisfare i quali voi italiani, connazionali a migliaia, ritenete un giusto prezzo il degrado sociale che  producete?  In questo gigantesco e schifoso mercato della carne che si chiama “accoglienza degli immigrati”   – e che provoca migliaia di morti non solo in mare –   sono responsabili politici, profittatori ammanicati  ed ideologi della società aperta e multiculturale  col loro pietrificato  “politicamente corretto” insensibile alle obiezioni; il programma di sostituzione alla Soros o il piano Kalergi, le ONG che vanno sottocosta a prenderli. 


Ma  arrivati qui, i neri e i maghrebini, i pregiudicati africani o afghani che  sanno di trovare qui il paradiso dell’impunità, trovano ad accoglierli  centinaia di migliaia di italiani che “hanno bisogno” dell’ero, “bisogno” di una prostituta,  “bisogno” di soddisfare il loro vizio – e non si sentono responsabili di nulla.


Nemmeno del  pessimo esempio di inciviltà  che danno a questi nuovi arrivati che non siamo capaci di cacciar via, e quindi cresceranno accanto a noi: odiandoci  e disprezzandoci, ben a ragione. Quel che valgono”i nostri  valori”,  glielo state insegnando voi, andandoci a letto a pagamento, seguendoli in case sconosciute per comprare loro la dose, litigandoci in discoteche losche  fra strafatti…e non vi rendete conto a che  livello siete scesi.


Irresponsabilità  delle classi “colte e civili”


Nella speranza (spero fondata) che questa irresponsabilità e indecenza  appartenga a minoranze  di  italiani, non si può però fare a meno di constatare  comportamenti aberranti – e sempre per l’urgenza  di “bisogni” sessuali –  vengano esibiti da persone che dovrebbero avere  sobrietà e moderazione, e dovere di responsabilità.


Un professore del liceo Tasso che si fa incriminare perché  assilla insistente con  sms sconci le sue studentesse, fino a farsi denunciare e perdere il lavoro .  Magistrati vengono arrestati perché vendevano le sentenze.   


Carabinieri che finiscono  sotto accusa perché si sono approfittati di due turiste ubriache.  Un magistrato si  fa destituire dalla Corte dei Conti perché  andava a letto con le sue studentesse di magistratura, poi  si vantava delle sue relazioni sulla rivista a disposizione degli studenti; imponeva loro che  gli facessero conoscere i loro fidanzati; le soggiogava sessualmente anche minacciandole  di cause penali (“Le vinco tutte”);  si faceva dichiarare “un agente superiore a cui la borsista  doveva giurare fedeltà”. 


Sarebbe consolante dire che, accecato dalle sue pulsioni sessuali imperiose e dal potere, aveva perso  il lume della ragione. Ma è peggio: invitato da Bruno Vespa, il magistrato  barese di 47 anni ha pure con tracotanza ed aria di sufficienza sostenuto che il suo comportamento era del tutto appropriato.



Sono segnali di cui non ci si allarma abbastanza. E’ il segno che l’irresponsabilità egoista e ottusa verso la società  che è propria  dei drogati sprovveduti dei ceti  bassi degradati, ha intaccato ormai ceti che, per professione  e dignità sociale, dovrebbero sentire il dovere di difendere ed alzare l’ordine civile e morale, se non altro per rispetto dei concittadini che li pagano.


L’irresponsabilità delle classi dirigenti, o almeno colte e civili, verso i concittadini, verso –  osiamo dirlo – la patria, è un sintomo terminale. Pubblici ufficiali, docenti e magistrati   non si sentono più responsabili dei loro atti. L’esibizione di lascivia non sembra loro una cosa indecente di cui  trattenersi. Il sopruso e la schiavizzazione  verso persone loro affidate,  una cosetta da nulla. E questi comportamenti diventano sempre più frequenti. E’ lo sbocco dello sradicamento completo dal cristianesimo dalla società italiana, certo.


Ma peggio: è la sostituzione del Dio cristiano con una “nuova religione”, come documenta  il  filosofo e storico  Marco Sambruna nel suo saggio da leggere, “Il declino del sacro – rumore sociale, mass-media e nichilismo” (Edizioni RadioSpada, 208 pagine, 14,90 euro). E’ l’esito ultimo dell’individualismo come agente patogeno di matrice protestante e liberal-borghese:  l’idea, enunciata a suo tempo con suprema chiarezza da Margareth Thatcher, che la società non esiste,  esistono solo gli individui che la compongono; da cui consegue  che  la società non  ha per sì diritti, nè difensori di questi diritti collettivi.


L’individualismo è diventato oggi un “dogma”, è diventato  “la nuova religione”. Coniugato col mercantilismo consumista che riduce l’individuo a compratore desiderante,  ne ha svalorizzato ai suoi occhi, schernito e infine smantellato i comportamenti che per secoli hanno retto ogni società ordinata ed ogni pedagogia educativa: l’educazione all’auto-controllo, a  ritardare la gratificazione, alla sobrietà e razionalità.  In una parola, alla responsabilità non verso “il prossimo” cristianamente inteso (che non basta e non serve, se assolve), ma verso la propria comunità nazionale e culturale di cui ci si senta tenuti  a migliorare.


L’infantilizzazione dei viziosi


Niente di tutto questo  nel nuovo ethos. Esso mira a “deresponsabilizzare” l’individuo con “l’infantilizzalo”. E’ la strategia del consumismo totale, ridurre i ceti subalterni a “farsi agire da pulsioni”, dominare dal “soddisfacimento di voglie immediate anziché bisogni reali”. E’ infatti l’avidità infantile, elenca Sambruna,  quella che:


  • Non sopporta l’autocontrollo, ossia l’educazione alla sobrietà, perché protesa al possesso di beni quasi sempre con finalità ludiche. Il bene stesso è percepito come un giocattolo […]
  • Non sopporta la gratificazione ritardata ossia il risparmio, perché pretende il soddisfacimento di voglie immediate e non bisogni reali.
  • Non sopporta la razionalità e l’ordine perché le voglie devono essere soddisfatte nel momento stesso in cui sorgono e non possono essere posposte ad altre priorità, quasi sempre più opportune per il benessere del soggetto”. E nemmeno parliamo del benessere della società in quanto tale, i cui diritti sovra-individuali sono spregiati (occasionalmente come “fascismo”, o “collettivismo” e “statalismo”).

Le agenzie (anti)educative di diffusione dell’ethos infantilistico  fanno credere  che il successo si ottenga “senza fatica”  e “senza sacrificio, rinunce e disciplina”. Alimentano “il mito giovanilistico della spensieratezza e della irresponsabilità perenne”. Impongono  “la privatizzazione dei valori” – come si sono privatizzati gli enti di servizio pubblico, istituzioni volte agli interessi collettivi per una nazione che si propone di durare oltre la generazione attuale.  Nelle  vite personali degli “sprovveduti”, si è instaurato l’atteggiamento per cui “il bene privato prevale sul ben pubblico, l’istantaneo prevale sul duraturo, la gratificazione immediata sulla differita, il gioco sul lavoro”.


Questa è – spero si capisca – una compiuta ed efficace pedagogia per la ”formazione” di  tossicodipendenti da discoteca e frequentatori di prostitute e prostituti della tratta, generazioni di infinite Pamele. So già, per esperienza, come reagiscono le Pamele quando si cerca di trattenerle, prima , dal cadere nella fossa della dipendenza – o del “grande amore”   del momento: “Nessuno mi  deve dire come vivere la mia vita. Io la vivo come voglio”.  Non si rende conto  che  vive come vuole il sistema, desiderando ciò che il sistema gli fa desiderare; che  le sue voglie “la agiscono” invece che essere lei a gestirle, priva ormai della tenuta e fortezza che non ha mai imparato ad esercitare –  perché  “resistere alle tentazioni” è stato tanto schernito e deriso da essere ridicolo solo proporlo, allo stesso modo che “evitare le cattive compagnie” . 


E ormai la Chiesa cattolica offre una “religione low cost”  che asseconda, invece di contrastare, questa deriva mortale. Facendosene complice.


Relativismo dogmatico


La cosa grave è  in  queste torme infantilizzate, ignoranti e  soggette al primo impulso,  è stato insufflato   “il dogmatismo intransigente”, quel conformismo d’acciaio che le fa rifiutare, con le idee nuove, ogni  critica della condizione sociale, che invariabilmente  sentono come critica al loro modo di vita privato. Vige ormai,  pesante come una cappa di piombo sulla nostra  epoca,  ciò che Sambruna chiama felicemente “il relativismo intollerante”. Il relativismo che mentre dichiara l’equivalenza di tutti i valori e la liceità di ogni modo di vita,  in realtà non tollera – e sopprime dal  discorso pubblico –  tutti i modi e valori che non siano i propri.  Il totalitarismo  in cui viviamo, sorvegliato  dalle sue vittime, che loro chiamano “Libertà”.  Vogliono vivere nella menzogna perché la verità costerebbe loro “rinunce”  e “sacrifici”. Fine.


Questo ethos  è pensato per le classi che ho detto subalterne,  che non servono più nel capitalismo terminale.  Ma gli esempi del magistrato  aperto dominatore sessuale  delle sue allieve, del professore che concupisce fino a farsi denunciare, incapaci di trattenersi  dalle pulsioni e vizi mostrano che vi sono ormai irretite le classi dirigenti. O come dice Sambruna,  che l’ethos nichilista, dopo aver sostituito la religione, ha sostituito “la politica come principio conformante dei mondi della vita”. Il che rende il male ormai irreversibile, senza una persa di coscienza della fossa in cui, come nazione,  ci siamo cacciati.


Che fare? Aspetto idee.  Questo  pezzo è già troppo lungo.



Occorre un corso di antropolgia culturale  sui riti nigeriani satanici per il GIP di Macerata? (Beppe Covatta ha poi smentito di aver detto queste cose. Guai a farsi scoprire nel lato del buonsenso!)


Ma personalmente,  se devo ricordare cosa mi ha educato da piccolo a non essere come loro, le  generazioni irresponsabili infantili, devo dire che non è stato, immediatamente, la fede cristiana. Sono state le maestre.


Come mi è capitato di dire altre volte, io  ho cominciato la prima elementare nel 1949: le maestre, dunque, erano   ancora quelle educate nel passato regime, ed educavano ancora secondo quella pedagogia.  Se dico che educavano all’amor di patria, devo subito aggiungere che nulla aveva  in comune con la  frenesia viscerale che coglie gli italiani quando vince la Nazionale di Calcio. Non era nemmeno   ciò  che una Boldrini potrebbe chiamare “nazionalismo”, perché  la patria   che ci insegnavano ad amare, era una patria sconfitta nella guerra e nelle vergogna, circolavano ancora numerosi i mutilati. No: ci insegnavano che la patria era povera (anzitutto di materie prime) e che  la sua risorsa erano le nostre intelligenze, qualità umane, creatività,  che dovevamo sviluppare per migliorare  il posto  della patria nel mondo. 


Non dovevamo “essere di peso” alla nostra famiglia, e alla patria, che  nostre negligenze e incurie, si riflettevano sulla patria, la danneggiavano, la sminuivano.  La sobrietà  personale, il lavoro onesto, lo spirito di sacrificio era un dovere che avevamo verso i concittadini più adulti, a cominciare dai nostri genitori,  che stavano faticando, che erano disoccupati, che erano tornati mutilati.


Ebbene: molte volte nella follia e ribellione adolescenziale, mi ha trattenuto dal peggio, da  abitudini viziose, da “cattive compagnie”,   il ritegno di “essere di peso”  ai miei, diventare “un peso”   per la comunità. Come spero milioni di italiani ancora, mi è stata insufflata la resposbailità vrso la comunità storia e sociale in cui sono nato. Ma cosa succede quando gli extracomunitari, gli irresponsabili, sono i nostro figli, o i nostri giudici e insegnanti?


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