Il Sentiero di Lacrime - PARTE I

Scritto da Sergio Brundu per luogocomune.net

Il Sentiero di Lacrime - PARTE I

SCHEDA STORICA SULLA QUESTIONE INDIANA

"Possibile che una delle regioni più ridenti del globo debba restare allo stato di natura, covo di pochi miserabili selvaggi, quando sembra destinata dal creatore a fornire il sostentamento ad una numerosa popolazione e a divenire sede della civiltà, della scienza e della vera religione?"

Harrison, governatore della Louisiana

"Siamo stati costretti a bere l’amaro calice dell’umiliazione, trattati come cani mentre la nostra vita e la nostra libertà divenivano trastullo dell’uomo bianco; la nostra patria e le tombe dei nostri padri ci sono state strappate dallo spietato vincitore finché, scacciati, nazione dopo nazione, ci ritroviamo fuggiaschi, vagabondi e stranieri nella nostra stessa terra,..

John Ross, capo Cheroke

I nativi originali

Fra il 1500 e il 1600, vivevano sul continente nordamericano, a seconda delle diverse stime storiche, dai due ai 10 milioni di abitanti, divisi in una infinità di tribù e sottotribù. Le risorse naturali da una parte, e lo spazio a disposizione dall'altra, erano talmente abbondanti che raramente si creavano motivi di frizione fra una tribù e l'altra.

Questa è una mappa con i principali gruppi tribali prima della conquista del territorio da parte dei bianchi.



QUI  l'originale in alta definizione (400 Kb)

Le prime esplorazioni

Con gli arrivi dei primi europei sulle coste atlantiche, intorno al 1600, iniziarono a formarsi gli insediamenti di coloni da cui sarebbero partite le prime esplorazioni verso l'interno. Esse furono condotte, a Nord (New England, Massachussets), dagli inglesi, e a Sud (Florida e Louisiana) dai francesi. Ma la prima spedizione vera e propria, a scopo di conquista, fu condotta dagli spagnoli, che si erano già da tempo attestati in Messico, e che poterono quindi partire direttamente dalla terraferma, attraverso quello che oggi è il confine Sud degli Stati Uniti.

La Spedizione di Coronado

Attratti dalla leggenda delle "sette città d'oro di Cebola", nel 1540 mille uomini partirono da Compostela verso Nord, agli ordini del generale Francisco Coronado. Arrivarono fino al Kansas e al Gran Canyon del Colorado, ma rientrarono, dopo quasi due anni, senza aver trovato l'oro che cercavano.

In compenso, avevano fatto agli indiani il più grande regalo che si potesse immaginare: alcuni cavalli, sfuggiti agli spagnoli, erano stati catturati dalle tribù locali, che si erano messe ad allevarli. Pochi decenni più tardi, l'intera zona delle Grandi Pianure si ritrovava così a disposizione un mezzo di trasporto che avrebbe radicalmente cambiato le abitudini degli indigeni, e che avrebbe dato loro la possibilità di comunicare e muoversi molto più rapidamente, nel periodo di lotta contro l'avanzata dei bianchi, due secoli più tardi. (In America un antenato del cavallo era esistito in epoche precedenti, ma pare che si fosse estinto circa 9000 anni fa).

Prima dell'Indipendenza

La storia degli Stati Uniti si può dividere in due grossi blocchi, il cui spartiacque è la rivoluzione del 1776. In quell'anno infatti le colonie già presenti sul territorio si ribellarono alla corona inglese ed ottennero l'indipendenza, diventando la federazione di stati che sta alla base della moderna nazione americana. 

Con l'arrivo dei primi coloni, nel 1600, i rapporti con le popolazioni locali erano stati di natura relativamente pacifica. Prevalevano situazioni di piena collaborazione ed armonia, in cui il commercio di pelli e lo scambio di altri beni avvantaggiava sia gli indigeni che i bianchi, e solo raramente si registravano episodi di violenza, dovuti soprattutto a questioni di territorio.

Ma con l'aumento massiccio dell'immigrazione, e l'inizio della spinta verso l'interno, la situazione si capovolse, gli equilibri iniziali si spezzarono, e lo scontro violento divenne la regola invece dell'eccezione.

Fu così che al momento della rivoluzione, la maggior parte delle tribù indigene si alleò con gli inglesi, nella speranza di vedere diminuito, con la sconfitta dei coloni ribelli, il potere del loro oppressori.

Purtroppo per loro invece, alla fine della guerra si ritrovarono dalla parte degli sconfitti.


Man mano che i nuovi stati della federazione venivano formati, le nazioni indiane comprese nel territorio venivano inglobate, e dotate di autogoverno, protetto da trattati.

La politica nazionale di George Washington 

George Washington
La politica nazionale per le tribù indiane formulata da G. Washington nel 1789 partiva dal presupposto che ciascuna tribù indiana fosse nazione indipendente, affermando che i trattati stipulati tra le tribù ed il governo federale erano, secondo la costituzione degli Stati Uniti, vincolanti per i singoli stati. 


Questi trattati garantivano ad ogni tribù il diritto all’autogoverno entro i propri confini, e imponevano al governo federale di proteggere i confini tribali da ogni intrusione dei bianchi. In cambio ciascuna tribù si impegnava a restare alleata degli Stati Uniti e a non stipulare accordi commerciali con nazioni straniere. Il timore era che Inghilterra, Francia e Spagna non avessero rinunciato ad acquisire il controllo dell’ovest e, alleandosi con gli indiani, potessero ricacciare gli americani bianchi ad est degli Apalachi.

"Gli indiani in quanto primi occupanti, godono di diritto di proprietà sul suolo" disse Knox, ministro della guerra a Washington. "Esso non può venir loro sottratto senza il loro libero consenso [….] espropriarli[….] sarebbe una grossolana violazione delle leggi fondamentali di natura e di quella giustizia distributiva che costituisce la gloria di una nazione."

Nuvola Rossa
Knox condivideva le idee di Jefferson a di altri esponenti dell’illuminismo secondo cui "l’indiano è, fisicamente e mentalmente pari all’europeo". Tra il 1776 ed il 1804, gli stati del nord abolirono la schiavitù, mentre l’elite di quelli meridionali premeva in tutti i modi perché se ne imitasse l’esempio. Tutti i presidenti, da Washington a Jackson, incoraggiarono i matrimoni misti tra bianchi e indiani, per promuovere l’acculturazione di questi ultimi.

La prima acculturazione

Lo spostamento rapido degli americani bianchi verso occidente, il costo delle guerre e il timore di nuove alleanze delle tribù indiane con spagnoli, francesi o inglesi, indusse il governo a porre in atto, nel 1790, una serie di leggi finalizzate ad indurre gli indiani al passaggio dalla caccia all’agricoltura.

Knox stimava che le misure poste in essere avrebbero determinato una completa assimilazione degli indiani, e avrebbero portato alla progressiva estinzione dei loro diritti di proprietà sulle terre entro cinquant’anni, tranne le piccole fattorie che ciascuna famiglia indiana avrebbe conservato come proprietà privata.

Al fine di persuadere gli indiani a dedicarsi all’agricoltura, il governo federale forniva gratuitamente le attrezzature, insieme ad esperti con il compito di spiegare tecniche e vantaggi dei sistemi agricoli.

Furono istituite a carico dello stato federale scuole di lavoro manuale nelle quali i bambini indiani venivano preparati a diventare agricoltori e mogli di agricoltori.

Fu istituita la vigilanza dell’esercito sui confini stabiliti per trattato, e formulata la figura dell’agente federale con funzioni di diplomatico residente.

Il governo infine offrì incentivi economici alle associazioni missionarie delle diverse confessioni cristiane (soprattutto protestanti), che si impegnavano ad istruire gli indiani e ad insegnar loro le più avanzate tecniche agricole.

Nel contempo gli indigeni venivano anche spinti alla conversione verso il cristianesimo.

Alcune delle maggiori tribù degli Stati Uniti sud orientali (Cherokee, Creek, Chicasaw, Chotaw e Seminole) fecero progressi così rapidi sulla via dell’acculturazione da divenir note intorno al 1830 come le "cinque tribù civilizzate". Esse contavano circa 45.000 individui, e possedevano quasi tremila schiavi africani.

Nel cercare di migliorare la loro posizione sociale, collocandosi su un piano di superiorità rispetto ai neri, molti pellirosse finirono per accettare, insieme al processo di acculturazione, anche gli stessi pregiudizi razziali dei bianchi.

La rapida avanzata dei pionieri verso ovest, tra il 1789 ed il 1830, rese sempre più inadatti i territori di caccia degli indiani al commercio delle pellicce, mentre la selvaggina diveniva sempre più scarsa.

Poiché le terre per loro avevano valore solo come territori di caccia - come previsto da Knox - anno dopo anno le varie tribù si convinsero a svendere al governo federale milioni di acri di terra, che poi sistematicamente veniva rivenduta ai coloni bianchi. Il ricavato delle vendite andava a costituire dei fondi fiduciari, da cui le nazioni indiane ricavavano rendite annuali per edificare segherie, mulini, strade, e strutture necessarie all’economia di mercato.

In altre parole, l'unico indiano che il sistema accettava era quello che accettasse, a sua volta, le regole del sistema.

L’intralcio indiano nel progetto della nazione bianca

La sconfitta dei Creek nel 1812, degli Shawnee e dei loro alleati del nord, la sconfitta a New Orleans del corpo di spedizione inglese, ed il fatto che le tribù indiane occupavano territori particolarmente adatti alla crescita del cotone, diede motivo ai bianchi dell’ovest di invocare l’eliminazione dei "selvaggi traditori" che avevano rotto i trattati di alleanza con gli Stati Uniti.

Dal 1815 al 1828, perciò, la questione indiana acquistò sempre maggiore rilevanza politica ed economica, ponendo le basi per un trasferimento forzato.

Nel 1823 gli Stati Uniti formularono la "dottrina Monroe", e la nazione venne pervasa dalla certezza del proprio destino imperialistico, alimentando così la convinzione del "chiaro destino" dell’America di espandersi fino al Pacifico e della fede che Dio avesse scelto gli Stati Uniti come modello e guida per il mondo intero.

In questi anni, i presidenti Adams e Monroe cercarono di persuadere gli indiani a trasferirsi ancora più a occidente, ma essi si rifiutavano di cedere ulteriori terre oltre a quelle già perdute fino a quel momento.

Con il procedere del processo di acculturazione, questi cominciarono a rendersi conto che si chiedeva loro di rinunciare a tutto ciò che li rendeva indiani: avrebbero perso le loro terre, le loro tradizioni, la loro religione, la loro lingua, il loro autogoverno nazionale e sarebbero rimasti indiani solo nel colore.

Essi cominciarono a comprendere che ben pochi americani bianchi li avrebbero accettati come cittadini dotati degli stessi loro diritti.

In effetti la ripresa dell’istituto di schiavitù dei negri legata allo sviluppo della coltivazione del cotone, rafforzò ulteriormente nei bianchi la convinzione dell’inferiorità razziale degli Africani. 

"Anche se noi concedessimo pari cittadinanza agli indiani acculturati, ed anche ammettendo che un progetto simile sia praticabile, il massimo dei diritti e dei privilegi che l’opinione pubblica potrebbe concedere agli indiani sarebbe di collocarli in una posizione di mezzo tra il negro e il bianco; e se pure dovessero sopravvivere a questa degradazione, senza la possibilità di raggiungere l’elevazione del secondo, essi sprofonderebbero gradualmente nella condizione del primo…"

George Gilmer, governatore della Georgia

In Georgia ed in tutto il sud il futuro di ogni indiano sarebbe stato quello di un cittadino di seconda categoria, come lo schiavo africano liberato: agli indiani sarebbe stato negato il diritto di votare, di detenere cariche pubbliche, di testimoniare in tribunale, di prestare servizio militare e di mandare i figli nelle scuole pubbliche.


Con il crescere del fervore nazionalistico degli americani bianchi, di pari passo crebbe quello delle nazioni indiane. Tutto ciò non fece che rafforzare la determinazione di queste nel respingere la prospettiva dell’assimilazione alimentando il legame alle proprie terre ed al proprio autogoverno.

Nel 1827 i Cherokee adottarono un corpo di polizia, un sistema giudiziario ed un parlamento bicamerale elettivo ed anche una costituzione scritta, basata su quella degli Stati Uniti .

Essi affermarono cosi la propria sovranità di nazione indipendente, legata agli Stati Uniti solo dagli obblighi fissati per trattato.

Dagli Stati Uniti, essi attendevano che questi mantenessero gli impegni, che proteggessero i loro confini e che non pretendessero ulteriori cessioni di terre senza il consenso indiano.

I bianchi dell’ovest reagirono energicamente e lo stato della Georgia, citando la clausola costituzionale che affermava che "entro i confini di giurisdizione di uno stato non è consentito formare o erigere nuovi stati", assunse la giurisdizione su alcuni milioni di acri di terra che le nazioni Cherokee e Creek, occupavano entro i suoi confini.

Questo atto aboliva di fatto l’autogoverno dei Creek e dei Cherokee, e trasformava gli indiani in cittadini di seconda categoria, invalidando i precedenti trattati stipulati con il governo federale.

Per gli Stati Uniti fu un grave conflitto tra sovranità statale e federale, un conflitto che la costituzione aveva volutamente lasciato nell’ambiguità. 

I sentieri di lacrime

Quando nel 1829 Andrew Jackson divenne presidente degli Stati Uniti, altri stati seguirono l’esempio della Georgia. Eroe delle prime guerre indiane, uomo di frontiera, piantatore, proprietario di schiavi e speculatore terriero, Jackson era notoriamente a favore del trasferimento forzato di tutte le tribù indiane, e del "diritto" di ciascuno stato, di denazionalizzare a proprio piacimento le tribù residenti entro i propri confini.

Egli perciò ignorò le proteste delle nazioni indiane e nel maggio del 1830, convinse il congresso ad approvare il cosiddetto "Indian Removal Act", nonostante l’opposizione del partito whig e di migliaia di bianchi dell’est.

Cosi migliaia di indiani residenti ad est del Mississipi si incamminarono verso i territori dell’ovest, scortati dai soldati, su quelle piste che da allora presero il nome di "sentieri di lacrime".I Cherokee che nel 1838 non avevano ancora ceduto al trasferimento forzato furono cacciati dalle loro terre con la forza delle armi.

Sebbene il presidente della corte suprema di appello Jhon Marshall dichiarò esplicitamente che la sovranità proclamata dallo stato della Georgia sui territori contesi fosse "priva di valore ", Jackson ne ignorò la sentenza.

Sopra: ll sentiero delle lacrime, da un dipinto di Robert Lindenaux. 1942 

"… siamo stati costretti a bere l’amaro calice dell’umiliazione, trattati come cani mentre la nostra vita e la nostra libertà divenivano trastullo dell’uomo bianco; la nostra patria e le tombe dei nostri padri ci sono state strappate dallo spietato vincitore finché, scacciati, nazione dopo nazione, ci ritroviamo fuggiaschi, vagabondi e stranieri nella nostra stessa terra, e contempliamo un futuro in cui i nostri discendenti saranno forse completamente estinti […] sospinti in punta di baionetta nell’oceano occidentale, o ridotti alla condizione di schiavi… "

John Ross, capo Cherokee

"… un delitto che sconcerta la nostra immaginazione [….] L’anima umana, la giustizia, la pietà che risiede nel profondo del cuore di ogni uomo dal Maine alla Georgia, non possono non aborrire questa vicenda…"

Ralph Valdo Emerson , a nome degli oppositori.


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext