In Germania termini come Führer (condottiero), Vaterland (patria) o Volk (popolo) sono sottoposti ad una sorta di censura sociale che li associa inestricabilmente agli orrori del nazismo, limitandone quanto più l’utilizzo in discorsi pubblici, dibattiti politici, ma anche in semplici conversazioni da bar. La prima potenza d’Europa ancora oggi fatica ad accettare il peso del proprio passato, che ha tentato di eliminare e riscrivere, provando a ripartire da zero dal 1945.


 La storia della nuova Germania inizia con l’eliminazione di quello scomodo Deutschland über alles, über alles in der Welt che secondo il consiglio di controllo alleato insediatosi a Berlino nell’immediato dopoguerra aveva giustificato le ambizioni egemoniche tedesche novecentesche sulla base di una presunta superiorità razziale, culturale e spirituale sugli altri popoli europei.


L’urgenza di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti era di annichilire la minaccia di una rinascita del nazionalismo aggressivo pan germanico onde evitare una nuova guerra mondiale e per questo fu studiato un piano di indottrinamento di massa teso a costruire nel popolo tedesco un senso di colpa facente leva sugli orrori commessi dai leader politici tedeschi dall’unificazione sino ad allora.


Nella zona di occupazione occidentale il programma di denazificazione fu attuato con particolare intensità sotto le direttive del futuro presidente Dwight Eisenhower e dello Shaef, il dipartimento per la guerra psicologica del comando supremo alleato in Europa.


La campagna di denazificazione fece utilizzo di strumenti quali visite di civili nei campi di concentramento costretti a riesumare e guardare cadaveri, diffusione via radio e a mezzo stampa di messaggi inerenti le responsabilità collettive dei tedeschi sull’olocausto, distribuzione di opuscoli e manifesti contenenti informazioni sulla persecuzione ebraica e scritte come: Queste atrocità sono colpa tua! In occasione del primo anniversario del fallito attentato ad Adolf Hitler, l’operazione Valchiria, il comando alleato attraverso il controllo dei canali di comunicazione impedì ogni riferimento del fatto per evitare che i tedeschi ricordassero l’esistenza di un movimento di resistenza antinazista nel paese.


La campagna di denazificazione cessò soltanto con l’insediamento di Konrad Adenauer alla cancelleria della Germania Ovest: cattolico praticante, nazionalista europeista e tedesco allo stesso tempo, anticomunista, verace oppositore del programma di denazificazione che portò a conclusione ritenendolo eccessivo e dannoso per il paese e la popolazione.


La denazificazione è stata probabilmente uno dei più grandi esperimenti di ingegneria sociale mai tentati nella storia dell’uomo, un’operazione di manipolazione psicologica di massa subita da una popolazione inerme e devastata dagli orrori della guerra che avrebbe fatto impallidire Gustave Le Bon. Gli effetti di quel programma sono ancora oggi visibili dato che la Germania rappresenta un caso unico nel panorama politico internazionale: uno stato senza nazione abitato da persone che ignorano o conoscono in maniera distorta la loro storia, vivendo con un senso di colpa opprimente che li spinge a rifiutare ogni sorta di amor di patria e senso di sacro.


Di Vaterland, la terra dei padri, tornò a parlare negli anni ’90 soltanto Helmuth Kohl, a riunificazione avvenuta, senza comunque lasciarsi andare a riferimenti nostalgici sul grandioso passato della sua nazione. Solo nel 2015, un altro gigante politico della recente storia tedesca, Helmut Schmidt, accettò di parlare sull’argomento della responsabilità collettiva, dichiarando che il dramma della seconda guerra mondiale, e dell’olocausto in particolare, è da attribuire ai nazisti e che dovrebbe quindi smettere di rappresentare un’ossessione per i tedeschi di oggi.


Cittadini tedeschi obbligati a riesumare corpi di vittime del nazismo durante il piano di denazificazione


D’accordo con il pensiero di Schmidt anche Frauke Petry, leader di Alternative für Deutschland del 2015 al 2017, che ha proposto l’anno scorso di eliminare dal bilancio statale del Baden-Württemberg, il fondo annuale previsto dallo stato federato da dedicare ai viaggi della memoria obbligatori per le scolaresche. Secondo l’Afd l’eccessiva enfasi data ancora oggi in Germania alla questione nazista rappresenterebbe un ostacolo alla formazione della coscienza nazionale tra le nuove generazioni oltre che un impedimento allo sviluppo di politiche nazionali.


Dal dopo-riunificazione ad oggi, i politici tedeschi hanno tentato di costruire una nuova identità (a)nazionale basata sul melting pot e sul superamento della germanità, di cui concetti come Leitkultur (cultura guida), Begleitkultur (cultura di accompagnamento), Anerkennungskultur (cultura del riconoscimento) e Willkommenskultur (cultura dell’accoglienza) rappresentano le espressioni più manifeste.


La politica migratoria e il modello d’integrazione antiassimilazionista adottati dal 1989 ad oggi riflettono il progetto ideologico di costruire una nuova Germania basata sul pluralismo religioso, culturale ed etnico: oggi circa il 20% della popolazione ha origini straniere ed in alcune città come Francoforte sul Meno i tedeschi non rappresentano più la maggioranza della popolazione. Secondo un’inchiesta di Faz, il principale quotidiano di Francoforte, nella città, in cui risiedono persone provenienti da 194 paesi, i non-tedeschi rappresentano il 51,2% della popolazione e proiezioni demografiche indicano che il trend si estenderà nell’intero paese negli anni a venire alla luce del bassissimo tasso di natalità autoctono, 1,5 per donna nel 2015 (dati della Banca Mondiale).


La demolizione della chiesa di san Lamberto. Secondo le proiezioni del settimanale Spirit, realizzate basandosi sul trend attuale, 15mila delle 45mila chiese presenti nel paese saranno nel prossimo futuro oggetto di demolizione o vendita finalizzata all’utilizzo per altri scopi per via dell’emorragia di fedeli in corso


Non solo i tedeschi del futuro non saranno più tedeschi, ma non saranno neanche più cristiani. La Germania si presenta oggi come uno dei paesi più atei del mondo: nei Lander orientali secondo un’inchiesta di Die Welt il 71% della popolazione si definisce non credente e nell’intero paese, soltanto ¼ di coloro che si professano religiosi credono nella divinità di Gesù Cristo. Dati che confermano la lenta morte del cristianesimo, sia cattolico che protestante, nel paese: soltanto nel 2016, secondo la Conferenza Episcopale Tedesca, hanno chiuso 537 parrocchie e sono stati persi 162.093 fedeli. Nel periodo 1996-2016 hanno chiuso ¼ delle comunità cattoliche nazionali, le parrocchie scese da 13.329 a 10.280, i cattolici ridottisi nel numero di 4 milioni di unità e tra il 2006 e il 2016 sono state chiuse 515 chiese.


La fondazione Adenauer per voce del ricercatore Andreas Püttmann ha parlato a proposito del caso tedesco di Gesellschaft ohne Gott, la società senza Dio. Ma non è vero che la Germania è senza Dio, perché è soltanto il cristianesimo a star subendo una lenta morte per le conversioni ad altre religioni o per lo smarrimento del senso del sacro.


La crescita poderosa dei musulmani nel paese spinse nel 2010 Christian Wullf, l’allora presidente della repubblica, a dichiarare l’islam parte integrante della nuova società tedesca e in questo contesto di elaborazione di nuova identità nazionale si configura la proposta di Thomas de Maiziere, ministro dell’interno sotto l’ultimo governo Merkel, di introdurre le ricorrenze islamiche in lander specifici nei calendari festivi per venire incontro alle esigenze della popolazione.


la nave con cui i giovani della ong Jugend Rettet Iuventa hanno per mesi trasportato clandestini in Italia, non solo a scopo di lucro ma per vera e propria convinzione ideologica, come evidenziato dalle indagini della procura di Catania


Apatriottici, irreligiosi, fanatici del melting pot, seguaci degli insegnamenti della scuola di Francoforte – celebre per avuto il (de)merito di partorire il marxismo culturale, desiderosi di decostruire le identità nazionali europee per mezzo dell’immigrazione di massa di popoli extraeuropei, i giovani della ong Jugend Rettet, le cui azioni furono bloccate dalle autorità italiane per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina lo scorso agosto, fotografano bene la situazione attuale della Germania: un paese che vive di sensi di colpa per un passato che allo stesso tempo tenta di eliminare e conservare, tentando di cancellare tutto ciò che ha contraddistinto la sua identità nella (falsa) convinzione che sia intrinsecamente maligna e sbagliata – la denazificazione ha vinto, la Germania è morta e l’hanno uccisa i tedeschi.