Chi sono gli Imperdonabili

MARCELLO VENEZIANI

Chi sono gli Imperdonabili




Arriva un momento della vita, che di solito coincide con l’anzianità, in cui senti il bisogno di riconoscere e ringraziare i maestri che ti insegnarono a loro insaputa, gli autori che hai letto e che hai amato, che ti hanno fatto pensare e ti hanno suscitato nuovi e antichi pensieri o che ti hanno fatto trascorrere ore di luce e di gioia.


Un momento in cui senti la voglia, il bisogno, il dovere di ripensarli ad uno ad uno e poi tutti insieme, uniti e distinti come grani di un rosario dell’intelligenza.


Sono i Fratelli Maggiori, per distinguerli dai Padri Antichi, i venerati classici, da Platone a Omero, da Plotino a Seneca, solo per citarne alcuni che ci sono più cari. Definirli fratelli non significa mettersi al loro livello.


Nella differente statura e varietà di piani sono giganti, e noi siamo nani sulle loro spalle.


Anzi, sono ciclopi, perché i grandi non hanno due occhi come gli altri uomini, ma un solo grande occhio centrale, collegato direttamente alla mente, che vede più in profondità e legge dentro gli uomini, i fatti e le cose. Vista empirica dimezzata ma più acuta e lungimirante.


Gran parte di loro può essere iscritta a una famiglia speciale che Cristina Campo chiamò gli Imperdonabili, definizione che ricorre come un mantra in queste pagine.


Irregolari del pensiero e della scrittura, salvo qualcuno; autori sconvenienti che non s’accontentarono del loro tempo ma lo contraddissero, spesso creando nuove visuali o attingendo a tradizioni più antiche o perenni.


L’intelligenza si acuisce nel pericolo, e le loro sono intelligenze pericolose. Gli ambiti sono diversi, dal pensiero alla letteratura fino al grande giornalismo, ma compongono un grande album di famiglia, seppure di una famiglia allargata ed eterogenea con un fiorente albero genealogico.


Ci sono gli antenati, che sono poi fratelli molto maggiori, da Dante a Petrarca, da Machiavelli a Vico e Leopardi, fino a Nietzsche.


E non mancano i fratellastri, ossia autori che non rientrano nell’universo degli imperdonabili, coi quali non sono in sintonia ma che aiutano il pensiero a farsi adulto, tramite il critico confronto.


In coda, oltre i cento autori, c’è una spoon river della sponda sbagliata, ovvero intelligenze scomode che conobbi di persona e frequentai, ai quali più si addice il titolo anagrafico e affettivo di fratelli maggiori.


C’è un movente profondo che spinge a ripensare e testimoniare la loro impresa. È la guerra all’oblio, la rivolta contro la disattenzione e la dimenticanza.


L’oblio di autori, opere e pensieri nasce da due carenze. La prima è l’incomprensione della grandezza, di chi vale davvero, l’incapacità di distinguere tra gloria e successo; non saper riconoscere l’altezza, durata e profondità.


La seconda è l’incapacità di serbare memoria, la condanna alla labilità, perché vige solo il presente e il vivente, e si rimuove tutto ciò che fuoriesce dal suo cono di luce.


I due malefici, combinandosi, cancellano ogni conato di grandezza e demotivano ogni impresa, ogni opera che possa restare nel tempo. Ricercare la grandezza, riconoscere le sue tracce e rianimare l’attenzione verso chi le lasciò, significa mettere in salvo non solo quegli autori, quelle opere, ma la civiltà, l’humanitas, a cui apparteniamo.


Classici a parte, queste pagine mettono in salvo le persone e le opere migliori che abbia finora frequentato. Non le più care, naturalmente, ma le migliori.


Cento ritratti disuguali per taglio, tenore e lunghezza, qualcuno non è poi un ritratto ma uno spicchio della loro vita e della loro opera; un tratto saliente, un aspetto intrigante, una chiave di lettura. Di alcuni di loro mi ero già occupato altrove.


Cento ritratti rimandano a migliaia di testi letti e sottintesi; sono già un variegato atlante delle idee, di autori e opere, una cospicua bibliografia orientativa e non solo un personale compendio di formazione, educazione e letture. A un certo punto bisogna chiudere il cerchio.


MV, Imperdonabili (2017)


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