Ci vorrebbe un'aristocrazia

MARCELLO VENEZIANI

Ci vorrebbe un’aristocrazia


Ma di che meravigliate, signori elettori, cittadini e osservatori, vedendo la gazzarra indegna delle liste? Con chi vi indignate se conoscete i leader e i sottoleader del sistema politico e come ci sono arrivati? Non certo per meriti, qualità, serietà e opere ma solo per virtù demagogico-televisive o per servilismo furbo verso le cupole di potere.


Come potete pensare che di colpo, senza nessuna mutazione, gli stessi leader scelgano i candidati con criteri diversi da quelli che li hanno portati al comando? E poi, da dove attingere, da un giorno all’altro, senza canali di comunicazione, affluenti, filtri e laboratori di formazione?


Non lo dice nessuno ma qui non ci vuole un partito popolare, populista, democratico, libertario ed ugualitario; qui ci vuole un’aristocrazia. Per avere un leader e un movimento all’altezza non potete affidarvi né ai piazzisti né ai populisti e nemmeno ai maggiordomi dell’eurocrazia; quel che ci vuole per reggere e guidare il paese in Italia è una vera e propria aristocrazia.


Avete letto bene, un’aristocrazia. Non parlo di titoli nobiliari, non si tratta di rimettere in sella stemmi e baroni; parlo di migliori, diversi dal popolo e che sentano quella differenza non come privilegio ma come dovere, come speciale responsabilità. Noblesse oblige.


Piuttosto che questa gara a chi compiace di più la plebe, a chi le spara più grosse e le promette più larghe, per il buon governo di un paese, già in condizioni normali, occorre un’élite e un ordine gerarchico; ma in condizioni devastate, degradate come quelle in cui noi versiamo, ancora di più urge un’aristocrazia al comando. Ovvero quelli che non rispecchiano l’indole e gli umori della gente, ma li sopravanzano, sanno essere più in alto e sanno vedere più lontano.


Non si tratta di aspettare lo sbarco dei marziani, la Razza Superiore degli Iperborei, o fesserie del genere. Si tratta di cambiare verso, in modo vero, alla società. Il cambiar verso di Renzi era solo uno slogan e alla fine si è ridotto a cambiar verso in senso animale: ai barriti di Grillo, ai ruggiti di Berlusca, ai miagolii di Letta, ai latrati di Monti, Renzi ha sostituito il suo cicalare, quel continuo frinire fino a scoppiare.


Qui si tratta invece di cambiar verso alla società, ripristinando la piramide della qualità e della responsabilità, ciascuno al suo rango secondo merito e capacità, riattivando la circolazione delle élites, la possibilità di scendere e salire le scale sociali con una mobilità fondata sui risultati e non sul precariato universale.


Non il Capo che provvede a tutto e risolve tutti i problemi.


Ma selezionare i migliori, i più adatti a guidare un paese. Funzione primaria d’un leader politico dovrebbe essere saper riconoscere i talenti, garantire i criteri di ricambio, capire a chi rivolgersi per risolvere i problemi; non pretendere che faccia tutto da sé capisca tutto lui. Non si tratta dunque di rottamare il vecchio ma di selezionare il nuovo. Per valorizzare il meglio.


Li abbiamo provati tutti, politici consumati e antipolitici, imprenditori e tecnici.


Ora vorremmo un movimento dichiaratamente aristocratico che riconoscesse la democrazia per quel che è: una buona intenzione, un’esortazione, un’attenzione effettiva ai problemi della gente e agli interessi generali. Un metodo, un mezzo, non uno scopo supremo, un principio.


Governo dei pochi, come tutti i governi, ma nell’interesse dei molti. L’autogoverno dei popoli non esiste, di solito è l’alibi per l’autocrazia dei demagoghi. Non più prestigiatori, venditori ambulanti, incantatori di serpenti e tribuni della plebe: ci vogliono capi, gerarchie, aristoi che siano migliori dei loro elettori.


E che abbiano, come accade ai veri signori, non la vanità narcisista di bamboleggiare al centro della scena e sentirsi padroni del mondo ma l’impersonalità attiva e schiva che contraddistingue i veri signori. Altro che dem, pop, lib e pippe varie.

Qui ci vogliono le aristocrazie o saremo sempre nella stessa melma.


MV, Il Tempo 29 gennaio 2018


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