ANKARA MINACCIA SOLDATI USA IN SIRIA. TRUMP IN CONFUSIONE.

Maurizio Blondet

ANKARA MINACCIA SOLDATI USA IN SIRIA. TRUMP IN CONFUSIONE.


Due consiglieri militari Usa sarebbero stati uccisi nell’enclave curda di Afrin in Siria  da attacchi dell’aviazione turca.  La notizia, di fonte  persiana che riferisce da Sputnik News in arabo, non è confermata  da altre fonti occidentali.


Ma il punto è che i “grandi   media” americani non hanno ancora informato il loro pubblico in modo chiaro e completo di questo fatto: che un alleato della  NATO sta attaccando gli alleati degli Stati Uniti  a  cui nella Siria del Nord aveva promesso di creare e donare lo staterello del Rojava.  Magari, qualche stratega da salotto o da talk show potrebbe chiedere: ma valeva la pena, per la superpotenza, “perdere” la Turchia in cambio di un fine   strategico in Siria – dal  rovesciamento di Assad allo smembramento del Paese –  il cui vantaggio per Washington non è per nulla chiaro, se ne esiste uno?


Già due istruttori americani morti  coi curdi?


Perché se la notizia dei  due soldati Usa morti ad Afrin  insieme ai loro curdi dello YPG è incerta, è invece vero che centinaia di soldati Usa sono dispiegati nella vicina Manbij, mandati lì per restarci, e Ankara, per bocca del vice-premier Bekir Bogdaz, ha avvertito ufficialmente Washington che i soldati americani “diverranno il bersaglio  nella battaglia”, se non cessano di sostenere i terroristi sul terreno.  Un ultimatum o quasi.


A Manbij ci sarebbero forse 3 mila americani.


Probabilmente gli strateghi del Pentagono non credevano che la Turchia avrebbe attaccato Manbij, rischiando di combattere un alleato; hanno guardato con distacco  le prime fasi del conflitto, che per i turchi è stato molto meno facile del previsto (i curdi sono molto ben armati dagli americani e si battono sul loro territorio) , contando di vedere Erdogan umiliato e pentito – ma non hanno colto  l’ostinazione di Erdogan a non volere uno stato curo al suo confine. 


Adesso è lui che sta “vedendo” il bluff americano:  scommette che gli Usa recederanno dalla loro alleanza coi curdi, piuttosto che, appunto “perdere” la Turchia  come alleato.


Secondo Haaretz, “gli Usa non sembrano avere una reale soluzione  al dilemma”, anzi Trump sembra in totale confusione  sulla questione,, non sa che fare e lascia la patata bollente a Tllerson, che con varie telefonate esorta la sua controparte turca a “de-escalare”  la violenza, e invitare le due parti a “concentrarsi sul battere l’ISIS”  (sic). Troppo poco, nota Steven Cook un  esperto della Turchia nel Council on Foreign Relations: bisogna  che dagli Usa arrivi un deciso altolà a una mira turca su Manbij, ma “questo messaggio dovrebbe arrivare direttamente dal presidente Trump, che però finora non ha commentato”. Niente tweet sulla faccenda.


https://www.haaretz.com/middle-east-news/trump-administration-s-confused-reaction-to-turkey-s-invasion-of-syria-1.5763152


I tre generali che lo controllano, e notoriamente gli “filtrano” le notizie,  Kelly, McMaster e Mattis, lo avranno informato della realtà –   di cui sicuramente mai s’è occupato nella sua vita precedente? E poi loro stessi,  sono al corrente della realtà? Sono in grado di accettare che in Siria hanno perso?


“Dopo  anni di operazioni  militari  americane frammentarie per scopo  mal definiti”, commenta Jason Ditz di Antiwar.Com ,   “la posizione americana in Siria, nonché  la sua  vasta collezione di alleati e di nemici è così inscrutabile, che anche lo stesso Dipartimento di Stato non ha chiaro quale ha da   essere la posizione americana”.


Kerry: “Trump non resterà presidente a lungo”


Frattanto John Kerry, l’ex  segretario di Stato di Obama, incontrandosi a Londra con emissari dell’Autorità Palestinese, li ha esortati ad essere forti e a resistere  a Trump, o meglio a ignorarlo, perché probabilmente “non resterà a lungo al potere”. Kerry ha ventilato che lui stesso potrebbe presentarsi come candidato presidenziale nel 2020 – quando avrebbe 77 anni.


Ormai è il delirio  nella lotta fra Deep State, Casa Bianca, Democratici. Da settimane circola un rapporto  – FISA Memo – che dimostra come Obama ha abusato della legge sullo spionaggio estero (Foreign Intelligence Surveillance Act – FISA) per spiare illegalmente contro Trump nella campagna elettorale, e craere contro di lui ile false prove dei suoi rapporti con Mosca (il famigerato dossier dell’ex spia britannica) usando Fbi e NSA e Cia per questo scopo di parte, fazioso e criminale. Senatori repubblicani l’hanno letto e definito “sconvolgente” –  e certo rovinoso per il partito Democratico avversario (teoricamente)  – ma non lo pubblicano né chiedono al pubblicazione.


 L’Attorney General tace.


Il mistero del FISA Memo


Ancor più, nemmeno Trump o il suo entourage o i suoi manovratori  esigono che sia reso noto questo documento, che lo  proverebbe del tutto innocente dell’accusa (demenziale) di collusione con la Russia.  Chiaramente, perché il FISA memo coinvolge in quello che appare come uno scandalo immane,   e mortale,  non solo un partito, ma tutto l’apparato del Deep State, di cui fanno parte i repubblicani – in una parola, è una bomba sotto il Sistema americano in quanto tale. 


Una situazione insieme ridocola,  vergognosa e spaventosa per le personalità e le organizzazioni che ne sarebbero travolte. Di qui forse il delirio generale e  la perdita di contatto con quel che accade  in Siria: pensano tutti a una cosa sola. I fatti sono in rapida  evoluzione.


https://edition.cnn.com/2018/01/24/politics/richard-burr-devin-nunes-fisa-memo/


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