La guerra nucleare alle farfalle

MARCELLO VENEZIANI

La guerra nucleare alle farfalle


Non c’è giorno che il governo, le istituzioni, l’apparato e i media non sparino contro il Nemico Invisibile che è diventato ora il Male Assoluto da battere: le fake news.


Dopo gli esorcisti e i ghostbusters voluti per legge della Boldrini e da Fiano, il governo ha varato col ministro dell’Interno Minniti e il capo della polizia Gabrielli una struttura invisibile per combattere la guerra nucleare contro le fake, e l’ha varata l’altro giorno nientemeno che al Centro Nazionale Anticrimine Informatico al Tuscolano.


Nel frattempo il pirata globale Zuckerberg promette la cintura di castità a Facebook e assicura il Potere che ci saranno filtri segreti, censure e algoritmi per combattere le diaboliche fake news.


Accodandosi al coro dei media, l’ex premier Monti – di cui conserviamo vivo ricordo del suo mortifero governo – ha scritto ieri un fondo sul Corriere della sera sostenendo che viviamo nell’era delle fake news.


Ora a me sembra una guerra mondiale contro le zanzare, o se preferite l’uso di bombe atomiche e di interi eserciti per distruggere le farfalle, a cui le fake news somigliano per vaghezza effimera ed evanescenza inafferrabile.


Come si combattono, come si fronteggiano le fake news, impalpabili e molecolari come sono, se vengono attribuite all’anonima rete, confuse tra miliardi di utenti? Ha senso ingaggiare una battaglia sparando colpi in aria, visto che le fake sono nell’atmosfera? Non è come sparare cannonate contro lo smog, contro le polveri sottili e i fattori inquinanti?


Dietro la follia dell’impresa non c’è l’assurda demenza di taluni solerti Guardiani.


Ma c’è un disegno calcolato: squalificare tutto quello che non proviene dalla Fabbrica delle Opinioni, tutto quello che non viene somministrato dai Titolari Autorizzati del Potere. E demonizzare attraverso le fake news la bestia insondabile che le produce, i Populisti, o peggio ancora, i Sovranisti. Avete capito contro chi ce l’hanno.


A livello internazionale fake news si traduce con “quel porco di Trump” e “quel tiranno di Putin”. A livello nazionale invece la guerra alle mosche serve a squalificare da una parte i grillini (zanzare, farfalle, mosche, grilli; siamo sempre nell’ambito della disinfestazione) e dall’altra leghisti e destra.

Non si tratta di difendere le bufale, le dicerie infondate, il vomito degli insulti da parte degli haters, che riteniamo molesti e miserabili.


Ma capire il nesso che lega le fake news da una parte alle manipolazioni di regime e dall’altra alle promesse elettorali dei partiti, che sono autentiche fake (e qui ha ragione nel suo rigor mortis il professor Monti). Infatti, le cosiddette post-verità nascono in realtà come reazione alle pre-falsità, cioè alle falsità prefabbricate dall’industria delle notizie dei grandi apparati, che vietano alcune opinioni e ne veicolate altre.


Il politically correct è il regno delle fake news diventato canone. E poi le fake news spacciate al dettaglio da singoli utenti della rete e qui rimbalzate come un virus, sono piccola cosa rispetto ai grossisti delle fake news ossia i partiti e i loro leader in campagna elettorale. Dove fake sono le promesse, i raggiri, gli annunci che non potranno mai realizzarsi.


In questo, i populisti arrancano rispetto ai più consumati piazzisti e spacciatori di fake che capeggiano oggi i lib e i dem. La premiata ditta Silvio & Matteo, per intenderci. Marciano divisi per colpire uniti.


È davvero grottesca questa campagna antifake. Combattono il falso di manifattura artigianale per tutelare il falso su scala industriale. All’armi son fakisti.


MV, Il Tempo 23 gennaio 2018


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext