CALCIO DOTTO: ODIO IL VAR

Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia

CALCIO DOTTO:  ODIO IL VAR


E CE L’HO SOPRATTUTTO CON LA MASSA DEI PECORONI E OTTUSI, CHE INSISTONO A NON VEDERE L’EFFETTO MORTIFERO DI QUESTA “INNOVAZIONE - ABBIAMO MESSO UN’ARMA MICIDIALE IN MANO A DEGLI OMUNCULI, POPPANTI DECEREBRATI E INSULSI CHE FAREBBERO DANNI ANCHE CON UNA PISTOLA AD ACQUA. PRENDI IL BELLISSIMO GOL DI DZEKO…”

Odio il Var e anche la Var. Se fosse un signore lo strangolerei con una calza di nylon. Una volta defunto, per sicurezza, lo spianerei con una ruspa. Se fosse una signora la metterei al rogo al centro dell’Olimpico o di San Siro e, mentre brucia e ulula, ci sparerei sopra a tutto volume “Paranoid” dei Black Sabbath. Ce l’ho soprattutto con la massa dei pecoroni, pecoroni e ottusi, che insistono da qualunque fronte a non vedere l’effetto mortifero di questa “innovazione”.


Abbiamo messo un’arma micidiale in mano a degli omunculi, poppanti decerebrati e insulsi che farebbero danni anche con una pistola ad acqua. Non vedono e non sanno. Sono da interdire. Oltre a stuprare la bellezza del romanzo del “qui e ora” e ad ammosciare il calcio uguale vita in una turpe differita (senza contare i danni fisici e psichici del coito continuamente interrotto), non riescono nemmeno a darsi delle regole di buon senso.


Tipo, sparare l’altrove della moviola, l’occhio di Dio, solo nei casi più eclatanti dove lo scandalo è da rossore. Il mediocre ma visibile e spernacchiabile ego degli arbitri è stato soppiantato da quello non meno mediocre a aitante, ma invisibile, dei Reggenti del Var, che ti devono rompere il cazzo anche su questioni di centimetri e sfumature di ogni lana caprina. Non sempre. Dipende dal soggetto e dall’umore. A volte sì, altre no.


Non si capisce il criterio. Il che significa che, dopo aver ammazzato la partita di pallone non hai nemmeno portato a casa uno straccio di giustizia. Prendi il bellissimo gol di Dzeko e mille altri esempi: soffochi la festa, fermi il tempo, torni indietro e lo cancelli. Per cosa? Mezzo gomito oltre! Ma vaffanculo! Non esisterebbe la vita se ci fosse una moviola del genere a spulciare in ogni istante atti e parole. La Lazio all’Olimpico con il Torino è stata violentata dai signori tra campo e Var, prima ancora a Firenze. La differenza è che prima sapevi chi insultare, oggi non più. Ecco, la malinconia di Igli Tare.


Il fanatismo della verità uccide la vita e ora il calcio, senza nemmeno restituirci la verità, se non quella parziale e dunque più ingiusta e crudele, se possibile. Forse farò lo sciopero della fame. In attesa, urliamolo, i pochi che non si sono lessati l’encefalo: il Var è il colpo alla nuca al nostro calcio! Ci giustizia e ci nega giustizia.


Invece di dannarvi l’anima per essere stati sfrattati dal mondiale come fosse lesa maestà, rigirate la frittata: perché mai il nostro miserabile calcio dovrebbe andare al mondiale? In virtù di quale virtù? Causa ozio festaiolo, mi sono visto prima il derby di San Siro, poi un Fiorentina-Milan, dunque la Roma con il Sassuolo e la Lazio con l’Inter. Una desolazione dopo l’altra. Da ammazzarsi di noia. Una mediocrità senza fondo.


Calciatori di serie A che sbagliano l’abc, toppano l’elementare. Branchi di disonesti pedatori, spacciati per fenomeni, che dieci o vent’anni fa sarebbero stati respinti in qualunque scuola calcio.


Aggiungi gli stadi vuoti quasi ovunque e dove non è solo perché albergano allucinazioni di massa (vedi San Siro). Aggiungi i campi. La palla all’Olimpico saltava come una quaglia ubriaca. Aggiungi lo zero della Lega e della politica federale. E dimmi, cretinetti, perché mai dovremmo essere lì tra i grandi, invece che qui tra i meschini. Zitti e non Mosca!


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